Inizia la scuola, gli auguri del vescovo Trasarti: “Aprire una strada alla vera conoscenza, all’amicizia, al dialogo”

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11 settembre 2015

Armando Trasarti*

Il vescovo Armando Trasarti

Il vescovo Armando Trasarti

FANO – Sento vivo dentro di me il desiderio di inviare un grande augurio alla Scuola, ai ragazzi, ai docenti e a tutti gli operatori che dalla materna alle superiori si apprestano ad iniziare un nuovo anno scolastico.

Conosco le difficoltà del percorso educativo che è cammino di conoscenza e di consapevolezza che spazia in ambiti sempre più complessi che vanno dalla capacità di comunicare a quella di saper leggere una realtà frammentata che ingenera insicurezza, senso di impotenza e spesso aggressività.

Nel “Progetto genitori e scuola” del Ministero si legge: “Sempre più sentita è l’esigenza di una partnership educativa tra scuola e famiglia, fondata sulla condivisione dei valori e su una fattiva collaborazione delle parti nel reciproco rispetto delle competenze. Essa è conosciuta come un punto di forza necessario per dare ai ragazzi la più alta opportunità di sviluppo armonico e sereno ed è parte del concetto, sempre più diffuso, che l’educazione e l’istruzione sono anzitutto un servizio alle famiglie che non può prescindere da rapporti di fiducia e continuità che vanno costruiti, riconosciuti e sostenuti”.

Sono bellissime parole ma come tradurle nella concretezza di una realtà sempre più complicata?

Fino a qualche decennio fa, l’impegno educativo è stato svolto da tre agenzie educative conosciute e riconosciute: famiglia, scuola, chiesa, realtà solide e non conflittuali, potendosi riconoscere nei valori fondanti la collettività umana.

Oggi, visti i mutamenti rapidi di una società secolarizzata, le tre agenzie non sono scomparse ma sono state esautorate. La famiglia in primo luogo conosce la crisi valoriale e non solo: venti di inquietudine e spesso di tempesta si sono abbattuti su di essa a scapito di quella formazione basilare che il bambino dovrebbe ricevere. La famiglia è cellula di una società la cui innocenza viene anch’essa messa in discussione.

La società non è innocente. Secondo la scrittrice Maria Pia Veladiano “…ragazzi e a volte bambini, riproducono, con la determinazione in cui sono esperti grazie a lunga esposizione, una litania di comportamenti che sono ammessi oggi nella vita incivile che accettiamo…”

Cari insegnanti, tenendo presente il nuovo che riguarda i cambiamenti del sistema dell’istruzione, la realtà variegata di provenienza degli allievi, le difficoltà relazionali che possono verificarsi, siete chiamati ad una vera e propria sfida educativa.

Ritengo che il tema di fondo sia il discernimento, vale a dire la capacità di decodificare la realtà dentro un progetto di vita scelto coscientemente piuttosto che subìto da un’omologazione verso il basso.

Se educare, dal latino educere, significa portare fuori le potenzialità dell’allievo e quindi farlo camminare in avanti, la premessa indispensabile è prefiggersi una meta condivisa.

A volte ho la sensazione che le persone camminino l’una accanto all’altra ignorandosi, mentre l’occasione per una coscienza reciproca improntata alla chiarezza è indispensabile. Occorre aprire una strada alla vera conoscenza, all’amicizia, al dialogo che sfoci in una fecondità di relazioni, nel rispetto e fiducia verso ogni realtà. Questo è il ’respiro’, quell’ampio ‘respiro’ che può aiutarci a salire verso l’alto.

*Vescovo di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola

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