La visita pesarese di Ingrid Betancourt: “Voi esempio nella gestione dell’emergenza profughi”

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11 settembre 2015

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PESARO – E’ un’icona, Ingrid Betancourt, ma preferisce entrare in Comune in punta di piedi. Saluta con discrezione chiunque si imbatta con lei, alternando parole in spagnolo e inglese. Stringe la mano, con sorrisi riservati, a tutti gli uscieri. Chiede il permesso di usare internet, nella sala del consiglio comunale, per controllare la posta elettronica. Prova a passare inosservata, insomma, ma il suo carisma è più forte di lei.

Alla fine si siede, con gesti composti, accanto a un altro personaggio globale, la mamma Yolanda Pulecio (ex miss Colombia e senatrice), nell’ufficio del sindaco Matteo Ricci. Con loro l’amico di sempre, Stefano Angelini, vicino alla famiglia dal tempo del sequestro delle Forze armate rivoluzionarie colombiane, durato oltre sei anni. Solo poche ore fa l’incontro con Papa Francesco. Oggi la visita a Pesaro e al suo Centro di accoglienza per i migranti di Novilara. Nel tragitto, mentre il sindaco le spiega i progetti sul tema costruiti dalla città – il protocollo con la Prefettura e le associazioni; il volontariato nei quartieri; “l’approccio pragmatico al problema, senza propaganda né estremismi, che tenga insieme solidarietà e regole” – la sua espressione rompe gli indugi e sembra approvare, senza esitazioni, la foto dei profughi nella squadra di Muraglia, al Palio dei Bracieri.

La visita

Così, arrivata a destinazione al Centro di Novilara, accolta da Cristina Ugolini per la Labirinto e da Antonio Angeloni per la Prefettura, dice: “Essere qui è una grande opportunità di confronto. Quello che state facendo a Pesaro è un esempio nazionale ed europeo”. Davanti alla questione, prosegue, “si reagisce in due modi: c’è chi è solidale e chi, invece, cerca di speculare, anche politicamente, sull’emergenza umanitaria. Mostrando il lato oscuro del genero umano”. Bene, secondo Betancourt, “la linea indicata da Papa Francesco: è importante che la Chiesa si apra. Serve un cambio di passo nell’opinione pubblica. Alcuni Paesi, come Germania, Francia e Italia stanno facendo la loro parte”. Ricorda che “chi fugge da guerra, fame, terrorismo non è un nostro nemico ma un essere umano”. Insiste sulla “dignità di tutti gli individui”, rimarcando il termine, e si trattiene a lungo con alcuni dei 31 profughi ospitati nella struttura (502 in tutto, attualmente, nei 21 centri accoglienza della provincia, gestiti dalla Labirinto). “Spero di rivederti, ti auguro di realizzare i tuoi desideri”, è la chiosa conclusiva che contraddistingue ogni conversazione con i profughi di Senegal, Gambia, Mali, Bangladesh.

Nota Matteo Ricci: “Sappiamo che nel nostro piccolo non risolviamo di certo il problema. Questo è il compito dell’Onu e dell’Europa. Il fenomeno si deve affrontare in Africa, in Siria e nelle altre aree di conflitto Ma nel frattempo c’è la gestione dell’emergenza: o si affronta così o aumentano le tensioni. Nelle difficoltà, siamo soddisfatti del lavoro che stiamo facendo insieme alla prefettura e alle associazioni coinvolte. La visita di Betancourt? Una grande soddisfazione”.

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