A Pesaro monta la protesta del S. Marta nel primo giorno di scuola

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14 settembre 2015

PESARO – Per 9 milioni di ragazzi oggi è stato il giorno del ritorno sui banchi di scuola. Anche nella nostra provincia di Pesaro e Urbino, dove abbiamo fatto un piccolo tour, dall’entroterra e alla costa. Tra una scuola che riapre dopo 4 anni di lavori per la messa in sicurezza e un istituto che riaprirà in ritardo e con classi divise in 5 strutture.

Per una volta non è l’entroterra a essere svantaggiano, almeno non direttamente, ma l’alberghiero Santa Marta e il commerciale Giovanni Branca. Non direttamente coinvolto l’entroterra ma comunque toccato, perché all’interno della struttura dei primi del ‘900 ci sono ragazzi provenienti da tutta la provincia.

Il fatto che ha scaturito la mobilitazione per la chiusura della ex “Gioventù Italiana” è di questa estate, quando un controsoffitto di un’aula è precipitato, ma fortunatamente, essendoci le vacanze estive, nessuno è rimasto ferito. Sono anni che gli studenti che si sono succeduti nella struttura hanno minacciato, e in alcuni casi messo in atto, scioperi e mobilitazioni, non solo per la necessità di interventi strutturali interni, ma anche per l’insufficienza di riscaldamento nel periodo invernale.

Questa mattina un corteo composto da studenti, genitori, insegnati e personale ATA ha raggiunto piazza del Popolo partendo da strada delle Marche. Un corteo pacifico per farsi sentire sia dal prefetto che dall’amministrazione comunale. Forse le lezioni all’interno dell’alberghiero riprenderanno il 5 ottobre, intanto il Branca è stato attivato nella sede di Pesaro Studi di viale Trieste e questa mattina ha regolarmente avuto inizio l’attività didattica. Il Santa Marta sarà così dislocato: le classi quinte all’ex Bramante e forse già il prossimo lunedì riprenderanno le lezioni; le classi seconde e prime nell’oratorio San Caro di via Nitti e al campus, mentre le terze torneranno all’alberghiero vista la necessità dei laboratori, ma le 2 cucine potrebbero non bastare.

“In questo modo la didattica sarà seriamente compromessa” gridano insegnati, genitori e alunni, la preoccupazione è che questo “stress” gestionale possa compromettere anche il buon rendimento degli studenti, in una scuola che ha una media di ripetenti relativamente alta.

Ricevuti in Comune, ad accoglierli c’era il vicesindaco Daniele Vimini. “Le altre scuole funzionano regolarmente, Ricci doveva essere qui a darci spiegazioni e confrontarsi con noi che non possiamo riprendere l’attività scolastica” gridano all’unisono.

Insieme, nella sala del consiglio, si sono aperti i confronti, forse strutture alberghiere e associazioni metteranno a disposizione i locali per i laboratori, ha spiegato il dirigente scolastico Carlo Nicoli: “Abbiamo trovato anche sedi che forse non sono la soluzione ottimale, ma sono comunque sedi idonee, inoltre mi auguro che chi garantisce il trasporto scolastico ci metta tutto l’impegno possibile per eliminare il disagio di raggiungere le diverse ubicazioni”.

A chi accusa che ci si è mossi troppo tardi Nicolini risponde: “Le accuse sono comprensibili, ma dal mio ingresso ho spinto l’amministrazione provinciale ha prendere provvedimenti sull’istituto, ma oggi fare l’amministratore è molto difficile viste le difficoltà economiche. Credo che assieme all’amministrazione comunale abbiamo rimesso l’edilizia scolastica al centro”.

La professoressa Lucia Tonti ha proposto di poter usufruire dei musei della città per visite culturali, iniziativa ben accolta da Vimini e dagli studenti che non vogliono rimanere a casa.

“Speriamo che il 5 ottobre il piano terra e il primo piano possano essere agibili, ad ora non abbiamo avuto nessun segnale di stop e criticità”, ha rassicurato il vicesindaco.

“Chiediamo il diritto allo studio per i nostri ragazzi e il diritto alla sicurezza. Questo lo stato ce lo deve garantire” spiega un gruppo di mamme che continua: “Il primo cittadino che non si presenta è triste, da qui riusciamo a capire la distanza che c’è tra le istituzioni e la società civile. Ricci doveva essere qui”.

C’è chi punta il dito sulla politica dicendo: “Se mancano i laboratori, fallisce l’istituto, è fondamentale la riattivazione immediata dei laboratori. Questo è un fallimento della classe politica”.

Il messaggio lanciato è chiaro serve al più presto la riconsegna dell’istituto nella sua massima sicurezza: “Abbiamo paura che un soffitto ci possa crollare in testa” commenta un gruppo di ragazzi a fine corteo.

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