“Uomini soli: perché nessuno aiuta Gabellini?”

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15 settembre 2015

Claudio Gabellini

Claudio Gabellini

Sandro Candelora

FANO – Per contrarre un matrimonio è necessario essere un due, c’è poco da fare. Se non sussistono la predisposizione allo stare insieme, la volontà di incontrarsi, il desiderio di conoscersi e il fermo desiderio di convivere si finisce per restare zitelle inconsolabili o scapoli in servizio permanente effettivo. Il buon Gabellini va dicendo un giorno sì e l’altro pure (e quando non lo esterna apertamente lo lascia intendere) che l’entusiasmo non gli è ancora venuto meno e la voglia di fare bene resta ancora tanta, ma fa capire che se solo ci fosse qualcuno con cui dividere gli oneri che la gestione del club comporta sarebbe tutta un’altra musica. In altre parole, si potrebbe pensare più in grande, nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Pianificando strategie, ambiziose sì ma concretamente perseguibili, che consentano all’Alma di uscire una volta per sempre dalla morta gora del football minore per riproporsi in pianta stabile a livelli superiori. Come storia, blasone e seguito popolare meritano, pretendono ed esigono.

Già, ma come far convolare a giuste nozze il patron granata con qualche anima pia che gli dia una mano? Beh, valutando intanto la rosa dei possibili pretendenti, che esistono, non crediate ingenuamente il contrario, pure in tempi di crisi e ristrettezze come quelli che stiamo vivendo. Che poi chi può non voglia è una verità vecchia come il cucco che si ripropone a cicli regolari, costituendo di fatto una costante nelle vicissitudini più o meno recenti del sodalizio. Ma siccome le faccende trite e ritrite alla lunga stancano pure i più pazienti, stavolta abbiamo deciso di fare nomi e cognomi dei potenziali pretendenti, sperando (o forse illudendoci) di far compiere loro il fatidico, auspicato gran passo. Prendiamo ad esempio una famiglia-dinastia, benemerita su vari fronti sia chiaro, che ha navi che solcano gli oceani e che è già stata coinvolta a suo tempo (ormai mezzo secolo fa) nella gestione della società. Perché non entra in possesso anche in parte delle quote? E che dire di un’azienda che va per la maggiore nell’industria dell’alluminio, a tal punto che sbandiera progetti di ampliamento ai quattro venti? E di una dinamicissima realtà nel campo della ristorazione che sta aprendo ristoranti come fossero funghi lungo l’intera costa adriatica? E di ciò che resta (non è poco ed è di nuovo in crescita) della cantieristica nautica, che peraltro neanche nel periodo delle vacche grasse, tutta intenta a lucrare, ha scucito un misero centesimo a favore della città? E di un florido gruppo di ingegneria ambientale e di gestione della sicurezza che opera su base diffusa? E di una ridente ditta di automazione che mette il suo nome a destra e a manca?

E… Basta così ma potremmo continuare a lungo con l’elenco dei papabili. Dice: ma non glielo puoi mica imporre, se non sono interessati. Vero, giusto. Come è pacifico che non basta nascere, vivere e fare affari a Fano per potersi considerare autentici fanesi. Ci vuole molto di più. E’ una questione di feeling, che si incarna nell’attaccamento alle radici, nella voglia di darsi e di dare per il bene comune. O ce l’hai dentro fin dall’inizio o lo avrai mai, pur con tutti i soldi che intaschi.

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