No a trivellazioni in Adriatico. La strada per il referendum passa per il Consiglio Regionale di martedì

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16 settembre 2015

ANCONA – Procede la strada verso il referendum per dire “no” a nuove trivellazioni in Adriatico. “Dopo la verifica svolta con l’esecutivo regionale e gli uffici competenti – affermano il Presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo e il Vice Presidente Renato Claudio Minardi – abbiamo presentato, oggi, alla Commissione competente le proposte di deliberazione concernenti la richiesta di referendum abrogativo di alcune normative statali relative ai permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare e terraferma.” 

Da sinistra il vicepresidente del Consiglio Regionale Renato Claudio Minardi assieme al Presidente Antonio Mastrovincenzo

Da sinistra il vicepresidente del Consiglio Regionale Renato Claudio Minardi assieme al Presidente Antonio Mastrovincenzo

I quesiti, si ricorda, sono stati concordati, all’unanimità, durante l’ultima seduta della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali e devono essere approvati in forma identica da almeno 5 Assemblee regionali, ai fini della validità della richiesta di referendum. A prendersi l’impegno, in seno alla Conferenza, il Presidente Antonio Mastrovincenzo che aveva dichiarato la piena disponibilità a sottoporre subito alla Commissione Ambiente e ai capigruppo la presentazione della proposta di referendum da discutere in Consiglio regionale. “Nuove trivellazioni – afferma Mastrovincenzo – sono un pericolo per l’ambiente e l’ecosistema delle Marche.”

Le proposte di deliberazione sono state immediatamente assegnate alla Commissione Ambiente, per consentirne l’approvazione da parte del Consiglio nella seduta del 22 settembre (i termini per la presentazione del referendum scadono il 30 settembre prossimo).

La prima riguarda alcune norme dell’art. 35 del Dl n.83/2012 convertito in legge n. 134/2012 ( c.d. “Decreto sviluppo”), che avevano riammesso i procedimenti concessori in corso relativi alle aree marine protette e a quelli entro le 12 miglia dalla costa, precedentemente vietati ai fini della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Ove il referendum fosse approvato verrebbero fermate le attività di prospezione, ricerca e coltivazione in itinere con eccezione di quelle per le quali siano stati già rilasciati i titoli abilitativi.

La seconda riguarda l’abrogazione di alcune norme dell’art. 38 del Dl n. 133/2014 convertito in legge n. 164/2014 ( c.d. “Decreto sblocca Italia “), tra le quali la più significativa ha lo scopo di consentire alle Regioni, attraverso un’intesa in seno alla Conferenza unificata, di esprimersi sui piani delle aree in cui sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e loro stoccaggio e non solo su quello relativo alle attività sulla terraferma, evitando che in caso di mancato raggiungimento dell’intesa si possa bypassare la posizione della Regione ricorrendo a procedure sostitutive semplificate.

Mastrovincenzo e Minardi si sono detti molto soddisfatti della discussione, svoltasi in Commissione che, di fatto, avvia il percorso per il referendum: “L’auspicio – hanno affermato – è di riscontrare, il 22 settembre in Aula, la stessa adesione rilevata oggi su questo tema che riguarda il benessere ambientale, economico e sociale dell’intera regione.”

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