La Regione dice no alle trivellazioni in Adriatico. Gli interventi di Biancani, Busilacchi e Carloni

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22 settembre 2015

trivelle adriatico trivellazioniANCONA – Oggi il Consiglio regionale delle Marche ha detto no alle nuove trivelle. Ecco cosa ne pensano Andrea Biancani, presidente della Commissione Ambiente della Regione – relatore di maggioranza della delibera referendaria – delegato effettivo del Consiglio regionale alla consegna dei referendum presso la Corte di Cassazione, Gianluca Busilacchi, capogruppo del Pd, e Mirco Carloni.

“Oggi la Regione Marche – scrive Andrea Biancani – con l’approvazione dei sei quesiti referendari contro le norme dei decreti Sviluppo e Salva Italia riguardanti il tema delle nuove trivellazioni in Adriatico, rilancia con forza la necessità che una scelta così strategica e importante per i territori non può essere presa solo dallo Stato che quando la Regione è contraria attiva il potere sostitutivo riducendo così i suoi poteri di sussidiarietà stabiliti dal Titolo V della Costituzione. Le Marche hanno deciso di procedere alla nuova formulazione del Piano Energetico regionale ed è già stato avviato il confronto con le associazioni e i territori per giungere quanto prima alla redazione della nuova strategia energetica regionale. E’ in questo contesto che deve essere affrontato il tema delle trivellazioni”.

“Va inoltre sottolineato – conclude Biancani – che la Commissione Ambiente nelle varie audizioni e approfondimenti ha potuto valutare che la quantità di gas che si riuscirebbe a prelevare dal mare Adriatico rappresenta una parte veramente minimale rispetto alle reali esigenze del Paese tali da non poter essere considerate strategiche ai fini della riduzione dei costi dell’energia. Un aspetto che va considerato quanto si vanno ad attivare ricerche che potrebbero anche essere dannose al nostro ambiente, al turismo e all’economia legata a questi settori strategici. Il referendum rappresenta un segnale forte che il Consiglio regionale esprime a pochi mesi dal suo insediamento e che lo impegnerà nei prossimi mesi a presentare nei territori le motivazioni di questa scelta”.

IL PENSIERO DI BUSILACCHI

“Con il dibattito oggi in Aula consiliare abbiamo voluto ribadire un principio fondamentale: le Istituzioni regionali devono poter dire la loro, specie in quelle scelte che hanno ricadute sul territorio e sulle comunità locali”. Così il capogruppo Pd in Consiglio Regionale, Gianluca Busilacchi, è intervenuto nel dibattito sulle trivellazioni in Adriatico sviluppatosi oggi durante la seduta dell’Assemblea legislativa.

“Questo – ha proseguito Busilacchi – è pienamente in linea con un partito che si professa democratico e per niente in conflitto con il governo. E’ una questione di metodo, le Regioni si devono poter esprimere ed essere protagoniste del dibattito. Anche perché in gioco ci sono, da un lato, lo sviluppo economico e, dall’altro, la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, due principi da tutelare e da non porre in contrasto tra loro”.

CARLONI CRITICO: “PD PARTITO DI LOTTA E DI GOVERNO”

“Io mi domando sinceramente come fate? Come riuscite a tenere insieme questa capacità di lotta e di governo”. Lo scrive Mirco Carloni, in una lunga nota che proponiamo integralmente:

“Io provo ammirazione per questa vostra abilità nel riuscire a tenere insieme posizioni completamente opposte. Vi leggo una dichiarazione di qualche giorno fa: “E’ importante evitare demagogia ed allarmismi chiarendo l’iter e i tempi di un progetto che riguarda in questa fase non le trivellazioni, ma un’istanza di ricerca in terra ferma, avanzata da una società”. Chi ha scritto questa dichiarazione è Camilla Fabbri del Pd. Io capisco che è finito il tour della festa dell’Unità in cui insieme a Renzi avete inneggiato per il decreto Sblocca Italia ed avete fatto intendere alle imprese italiane e agli italiani che l’Italia riparte grazie allo Sblocca Italia ed oggi siete qui a proporre un referendum per bloccare proprio lo Sblocca italia. Io mi domando come ci riuscite? Siete bravissimi, ma oggi mi sembra più una prima cinematografica che un consiglio regionale. Vorrei dare qualche informazione perché in questa vicenda non si può giocare a fare gli ambientalisti radical chic. Capisco che paga di più questa posizione perché equivale a dire che le responsabilità se le prenderanno altri, ma governare significa assumersi la responsabilità di scegliere ed è questo quello che manca in questa vicenda. Sinceramente mi sono molto stupito visto il rapporto che c’è tra Ceriscioli e Renzi che, su questa vicenda, ha un’opinione completamente diversa e gli atti che il PD ha votato alla Camera sono compleatamente opposti ed infatti avete presentato i vantaggi che lo sblocca italia porterà. Non penso che in così poco tempo vi siate dimenticati di quello che avete detto.
Il mio intervento non è soltanto politico anche perché capisco che in questo momento ci siano dinamiche anche di carattere interno tra Emiliano e Renzi ed in questo momento, in modo cautelativo, Ceriscioli dica “vediamo con chi stare”. Lo capisco politicamente, tuttavia c’è un fatto amministrativo che va compreso ed informandomi un po’ su quello che andavamo a votare ho trovato qualche documento che riguarda Assomineraria, un’associazione che rappresenta la categoria, ma ho visto che nessuno ha fatto menzione oggettiva di cosa stiamo parlando, piuttosto c’e’ la rincorsa al consenso per il referendum, senza veramente affrontare il tema.
Noi siamo un paese che ha il costo energetico più alto d’Europa e le nostre imprese, specialmente quelle energivore, la piccola media impresa, pagano l’energia più alta d’Europa. Abbiamo il 90% di dipendenza da energia importata e ci permettiamo ancora in un dibattito radicalchic, che possiamo evitare di sfruttare le nostra risorse di idrocarburi e di gas del nostro sottosuolo. E’ veramente allucinante questo dibattito. Non si fa menzione di quanto ci costa importare il petrolio e soprattutto non si fa menzione di quanto inquina importare il materiale fossile. Questa è la verità. Se non si affronta questa vicenda con una strategia di politica energetica e di politica industriale di lungo termine, si fa demagogia, sia quando si va dagli imprenditori a dire che si sta facendo di tutto per aumentare la competitività, sia quando si parla ai cittadini dicendo che noi impediremo l’inquinamento dei nostri mari, perchè il fatto di estrarre, di fare up streaming non significa inquinare i nostri mari, ma sfruttare le risorse a disposizione in modo intelligente, con una tecnologia all’avanguardia mondiale e non cadere nell’ipocrisia di chi sta a guardare Croazia, Albania e Montenegro mentre sfruttano l’energia del sottosuolo, mentre noi rimaniamo indietro, perdendo questo treno, costando alle imprese e ai cittadini sempre di più, perché devono comprare l’energia non riuscendo ad essere più competitivi nel mercato. Questo è il risultato di questa scelta che voi oggi prendete non so per quale motivo.
Io ritengo che un modello di sviluppo che non preveda la valorizzazione delle risorse nazionali porta ad un impoverimento del paese a favore della produzione estera e ad un movimento di risorse finanziarie fuori dall’Italia. Questo implica la deindistrializzazione di importanti distretti del nostro Paese che vantano un importante patrimonio tecnologico . Un esempio su tutti: a Fano c’è la più importante base di ingegneria logistica offshore e pipeline del mondo probabilmente e noi possiamo permetterci di dire che quella tecnologia non ci appartiene? Come difendete i lavoratori? Sottraendo fette di mercato per inseguire un ideologismo di facciata e di maniera, perché, ammesso e non concesso che questa ideologia è inquinante e non lo per ragioni che ormai tutti conoscono perché si utilizza una tecnologia non inquinante che non permette che vengano sversati detriti in mare neanche durante i lavori, qui stiamo parlando ancora della ricerca. Di fronte alla ricerca, se ci sono risorse noi ci permettiamo il lusso di dire di no? Diversamente quando succedesse qualcosa in Croazia pensate che l’inquinamento si fermi alla dogana o al confine delle acque internazionali? Dobbiamo dare ulteriore vantaggio ai nostri paesi confinanti? Io credo che ci sia una una visione miope in questa vicenda, perché l’Italia dipende energeticamente dagli altri Paesi e voglio fare anche un riferimento importante che ho trovato sul valore ambientale. Aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici significa contrastare il fabbisogno di importazione di petrolio e gas. La produzione nazionale contribuisce a ridurre il traffico di petroliere nei mari che Assomineraria stima nella riduzione di una petroliera di media dimensione ogni tre giorni. Garantisce per disponibilità di know how e mezzi in caso di sversamenti di idrocarburi degli impianti e petroliere in altri paesi costieri e un efficace intervento nelle nostre coste e l’uutilizzo di tecnologia rispettosa dell’ambiente marino le aree di interdizione e soprattutto il trasporto di gas dall’estero ha un costo del 7% del gas importato e per ogni miliardo di metrocubo in piu’ prodotto in Italia si ha un risparmio energetico del 7% del volume, corrispondente a mancate emissioni per circa 160.000 tonnellate di di anidride carbonica. La produzione di gas gia oggi permette di risparmiare emissioni per 1,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Se si arrivasse con questo sforzo di ricerca e drenaggio al raddoppio di produzione ci saranno meno emissioni per 2,3 tonnellate di anidride carbonica. Davanti al fatto che noi importiamo materiali fossili con navi che inquinano, che rischiano sversamenti e che per essere trasportati, emettono idrocarburi in acqua e che nel traffico marino veramente creano inquinamento, noi ci permettiamo il lusso di dire che un gas come il metano che potremmo estrare dai nostri territori non ci serve ed è un gas che non produce inquinamento. Questa è ipocrisia allo stato puro e mi dispiace che un partito che dimostra di essere serio almeno quando fa alcune cose, almeno in questo contesto rincorre il facile e banale ambientalismo di facciata. Per fortuna ci sono esponenti del vostro partito che non dico non quello che voi avete detto questa mattina”.

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