Mutilazioni genitali femminili: una cultura a cavallo della barbarie. La rubrica di de.Sidera

di 

23 settembre 2015

download

Il logo per dire “basta” alle mutilazioni genitali femminili

Il 6 febbraio facciamo ricorrere a livello mondiale la giornata contro le mutilazioni sessuali femminili (MGF). Pratica al confine tra la barbarie e un dogma socio- culturale, duro a morire, tipico dei paesi sub-sahariani, ma non solo, con finalità di omologazione sociale e rispetto delle tradizioni. Chi si occupa di infibulare le donne, in questi Paesi, gode di uno status sociale elevato. Vengono praticate sulle donne in un età che varia dalla primissima infanzia alla soglia dell’ età adulta (16-17 anni). Tali pratiche sono altamente lesive della libertà femminile limitandone la salute fisica e la sessualità a causa “della parziale o totale rimozione dei genitali esterni e/o le ingiurie agli organi genitali femminili per motivi culturali, religiosi ma non a scopo terapeutico” (Organizzazione Mondiale della Sanità). Le MGF sono considerate , dall’ OMS, violazione dei diritti fondamentali della donna. In Italia, dopo una forte campagna di sensibilizzazione, è stata approvata in Senato nel 2006 la legge sulla prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile.

Sul piano medico, si hanno diverse tipologie di mutilazione genitale. Tutte però coincidono con l’ asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra vaginali. La pratica più conosciuta è l’infibulazione: oltre alla recisione della clitoride e delle piccole labbra, viene asportata anche una parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione e poi la cucitura della vulva lasciando aperto solo un piccolo spazio per urinare e per l’ uscita del flusso mestruale.

L’ OMS e l’ UNICEF hanno stimato che circa 130 milioni di donne nel mondo sono state già sottoposte a mutilazione genitale.

Le scarse, anzi pressoché assenti condizioni igienico- sanitarie, chirurghi improvvisati, strumentazione non idonea ad affrontare quella che è, a tutti gli effetti, un’ operazione chirurgica, comportano conseguenze sul piano medico-sanitario di rilevanza clinica sia nel breve che medio e lungo termine, come ad esempio morte, shock, lesioni interne dell’apparato genitale, infezioni, cisti e ascessi.

Sul piano psico- sessuologico le mutilazioni sessuali femminili, incidono sul desiderio sessuale, influenzando in modo serio la risposta sessuale. La sessualità viene associata a dolore e a paura, sperimentando questi vissuti ancor prima di averli sentiti. Il dolore non termina mai. Queste donne vengono de-infibulate e re-infibulate prima e dopo sequenze di rapporti sessuali e il parto. Vengono riscontrate in queste donne problemi di ansia, disturbi dell’umore, incubi, fobie, disturbo post traumatico da stress.

Non esiste una letteratura scientifica in grado di dare ampie risposte a tutte le domande che questo tema, per noi occidentali incomprensibile, richiede. Sia perché ad essere mutilate sono donne restie, per cultura e tradizione, a parlare della propria sfera sessuale; sia perché è difficile comparare le esperienze sessuali pre con quelle post infibulazione.

Ciò che sicuramente è visibile riguarda le donne straniere mutilate che vivono ormai in Occidente. Queste donne ammettono di provare dolore durante i rapporti sessuali e quindi di non riuscire a raggiungere l’orgasmo.

Le MGF rappresentano dei veri riti di passaggio dalla vita di bambina a quella di donna adulta. Non essere sottoposte a tale pratica, significherebbe non poter diventare Donna e quindi non essere accettata e ne rispettata all’interno della propria comunità.

La donna mutilata nei genitali, è una donna mutilata a vita, la sua vita è scandita dal dolore. Dal continuo conflitto tra accettare e sentirsi accettate dalla propria Terra, e poter godere appieno della propria libertà di donna. Le MGF non sono una scelta consapevole, ma l’ accettazione passiva di una tradizione tramandata di madre in figlia, in nome di un riconoscimento sociale che dovrebbe venire da altro….

*DeSidera

Chi siamo:
L’associazione di psicologia e sessuologia “de.Sidera” vuole essere uno spazio culturale di discussione di tematiche psico-sessuologiche, un momento per riflettere sulla propria sessualità, per rendersi consapevoli che il piacere, in ogni ambito, è accessibile, basta volerlo.

L’ associazione “de.Sidera” è formata da psicologhe e sessuologhe e si occupa inoltre di servizi alla persona attraverso consulenze all’individuo, alla famiglia e alla coppia e fornisce servizi di consulenze ai professionisti.

Siamo a Fermignano e potete seguirci su:
www.desidera.psico@wordpress.it

www.facebook.com/desiderando

oppure contattarci su
mail desidera.info@gmail.com
cellulare 348.6516339

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>