Pesaro: il Consiglio dice sì alla fusione con Mombaroccio

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23 settembre 2015

PESARO – Approda in Regione la richiesta di adottare la proposta di legge per la fusione di Mombaroccio con Pesaro. Lo stabilisce il consiglio comunale, con 23 favorevoli e sette astenuti (oltre alla maggioranza, voto a favore di Dario Andreolli, Roberta Crescentini e Remo Giacchi; si astengono i consiglieri M5S, così come Anna Renzoni e Giovanni Dallasta).

“Il nuovo assetto – sottolinea l’assessore Antonello Delle Noci – prevede l’istituzione di un municipio a Mombaroccio, con organi elettivi, che dovrà esprimere parere preventivo e vincolante su ogni proposta di iniziativa sul territorio”.

Confermato il meccanismo complessivo: “A Mombaroccio dovrà essere garantita un’adeguata rappresentatività all’interno degli organismi partecipati dal Comune di Pesaro e dentro l’esecutivo. Tutti gli uffici attualmente presenti resteranno operativi, per preservare il decentramento dei servizi. E i dipendenti del Comune conserveranno il loro ruolo e le loro funzioni”.

Restano i cinque milioni di investimenti nei primi tre anni destinati a Mombaroccio, sul totale dei 30 milioni liberati, per Pesaro, dai vincoli patto di stabilità, come conseguenza della fusione. “All’ente incorporato andrà anche il 20% del contributo straordinario attribuito dalla normativa statale, per 10 anni. Identica quota parte per i trasferimenti regionali sul lato patto verticale”. I prossimi step dell’iter: delibera di giunta regionale, parere della Provincia, nuovo passaggio in consiglio comunale, consiglio regionale e, in caso di approvazione, referendum consultivo da indire dopo 45 giorni tra i territori coinvolti.

Dibattito

Giovanni Dallasta (Siamo Pesaro): “Non contrario all’operazione, ma avvenga con la volontà bilaterale delle due cittadinanze. E il Comune di Pesaro si impegni a diminuire le tasse, in primis per l’ente incorporato. Il timore è che, incamerando risorse per i cantieri, la giunta distolga lo sguardo da altri obiettivi. In particolare il sostegno all’occupazione e la creazione di posti di lavoro”.
Francesca Fraternali (Pd): “Sfida cruciale: non raccoglierla significa non rafforzare la qualità dei servizi. Le condizioni di vita miglioreranno nei territori. Le forze politiche dovrebbero andare verso un’unica direzione: si butti il cuore oltre l’ostacolo, senza essere ossessionati dalle trappole. I cittadini di Mombaroccio? Si devono sentire accolti non conquistati”.
Domanda Edda Bassi (M5S): “Con la fusione si cambiano gli equilibri dell’Unione? Volutamente non si è toccato il tasto: si dia spessore alla parola condivisione. In realtà è tutto preconfezionato: non c’è possibilità di approfondimento”.
Roberta Crescentini (Siamo Pesaro): “Riconosciamo l’opportunità. Perplessità, invece, sulla gestione delle risorse: si citano i risparmi ma poi già si parla di assunzioni. Non sia una mossa a beneficio di un partito. Lamentiamo mancata partecipazione”.
Federico Alessandrini (M5S) ironizza: “Vichi? Non si è lasciato convincere dal fatto che entrerà in giunta: avrà avuto i suoi motivi. Forse la partecipazione di Mombaroccio al Palio dei Bracieri”.
Ribatte Marco Perugini (Pd): “La fusione è un treno da prendere: l’identità non si perderà, non è legata allo statuto o a una delibera. Il processo garantisce le comunità e la partecipazione. Bene l’arricchimento della condivisione istituzionale con commissione ad hoc Pesaro-Mombaroccio (sul punto, approvato l’emendamento presentato dalla maggioranza, ndr)”.
Remo Giacchi (Fi): “Non ci uniamo al plauso celebrativo del Pd, ma in linea di principio l’orientamento è condiviso”. Tuttavia: “Il parere del Municipio? Sia consultivo ma non vincolante: le regole valgano per tutti. Posti in giunta e nelle partecipate per Mombaroccio? Non si fa neanche nelle grandi città per i municipi. Diritto eccessivo: quasi da ‘enclave repubblicana’ dentro un Comune”. Sui temi, non passano gli emendamenti presentati dal consigliere di Forza Italia.
Per Fabrizio Pazzaglia (M5S), “tutto è stato fatto troppo in fretta, precipitosamente. Non siamo contrari alla fusione tra Comuni a prescindere. Ma sul caso specifico c’è molta perplessità. Non c’è stato confronto. L’identità territoriale? Valore da difendere. Ci asteniamo e rimandiamo la decisione finale ai cittadini con il referendum, con l’impegno di informare senza filtri o compromessi politici la cittadinanza, con ogni strumento”.
Dice Dario Andreolli (Ncd): “Giusto raccogliere le sfide di semplificazione. Il patto di stabilità strozza i Comuni, da pesarese la vedo come un’opportunità. Mombaroccio? Rappresenta un polo nevralgico per lo sviluppo turistico. Non si possono nascondere i benefici, ma siano accompagnati da un’esplicita volontà popolare, tradotta dal referendum. Tanto più che la fusione non è nata dal basso. Non si può condurre un iter senza il consenso delle due comunità. Che il referendum mette nello stesso calderone, nonostante la sproporzione tra i votanti”. Ordine del giorno presentato sulla questione (“non si prosegua con la fusione se il risultato del referendum non sia favorevole in almeno uno dei due Comuni”), respinto: “Lo spirito è sano – nota Matteo Ricci – Lavoreremo per quello: se l’esito sarà netto, sarà più facile per la Regione fare la legge. Ma non possiamo vincolare noi, fin da ora, la Regione”.

Il sindaco

Così Ricci: “I due verbi guida? ‘Risparmiare’ e ‘fare’. Continueremo sulla linea fino all’ultimo giorno: c’è l’ansia di fare cose nell’interesse della comunità”. Chiarisce: “8mila Comuni in Italia, così come li abbiamo conosciuti finora, non reggono più. Dobbiamo dare il nostro contributo alle riforme, dal basso. A maggior ragione con lo svuotamento delle Province, adesso c’è bisogno di rafforzare i Comuni. Il problema riguarda tutti, non solo i piccoli enti”. Il modo migliore per mettere insieme, per il sindaco, passa dalla dimensione dei bacini omogenei. “E il nostro è quello dell’ambito sociale. Abbiamo l’Unione ‘a quattro’, continuiamo in parallello il confronto con l’area Pian del Bruscolo per l’Unione a ‘otto’. E’ l’unico modo per avere un pubblica amministrazione meno costosa”. Ribadisce: “L’Unione? Si andrà avanti come prima, la sostanza non cambia”. Su Mombaroccio: “Abbiamo raccolto una richiesta d’aiuto. Con loro ci sono già convenzioni, in primis sull’urbanistica: naturale che abbiano guardato verso Pesaro. Mombaroccio è un pezzo di storia della provincia: noi siamo onorati”. Sugli assetti: “Garantiamo la loro autonomia con le modifiche statutarie. Non saranno mai frazione di Pesaro, diventeranno municipio. Gli elementi di garanzia ci sono: in giunta e fuori”. Ancora: “15 milioni di premialità, per 10 anni, non sono bruscolini. Così come lo sblocco quinquiennale del patto. Quante scuole e strade possiamo mettere a posto? Se si ha a cuore la città, non gli si fa un danno solo per un dispetto politico”. Conclude: “Non è referendum pro o contro Vichi. Inutile metterla così. Spero che i mombaroccesi valutino bene. La scadenza? Si lega all’anno giuridico del bilancio (dal primo gennaio 2016, ndr). Non voglio galleggiare sulle questioni. E senza risorse le cose non si fanno, così come senza risparmiare sul costo della pubblica amministrazione…”.

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