La (S)Cultura in Banca atto terzo: le opere di Terenzio Pedini in mostra alla Banca dell’Adriatico

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9 ottobre 2015

L'artista Terenzio Pedini e il direttore Roberto Dal Mas

L’artista Terenzio Pedini e il direttore Roberto Dal Mas

PESARO – Un istituto di credito in costante ascesa ma non solo. La Banca dell’Adriatico da qualche anno a questa parte continua a far parlare di sé anche per eventi culturali che danno lustro all’intera città di Pesaro. In questo senso si spiega “La (S)Cultura in Banca”, la cui terza edizione è stata presentata stamattina nella splendida sede di via Gagarin.

Dopo i bronzi di Claudio Cesarini e le creazioni in rame di Gianni Gentiletti, per cui l’istituto creditizio ha ricevuto il prestigioso premio “Donato Menichella” indetto dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana, si conclude la trilogia sul ferro con le opere di Terenzio Pedini. Alla presenza dell’autore, si è parlato delle 10 opere che da martedì saranno esposte al di fuori della Banca dell’Adriatico fino a dicembre compreso, a rinsaldare il rapporto istituto creditizio-città di Pesaro.

L'allestimento della Mostra di Terenzio Pedini alla Banca dell'Adriatico

L’allestimento della Mostra di Terenzio Pedini alla Banca dell’Adriatico

“Opere dall’alto valore artistico realizzate in acciaio – ha spiegato Roberto Dal Mas, direttore di Banca dell’Adriatico – Rimaniamo una banca, e continuiamo a fare il nostro mestiere servendo famiglie, privati e mondo delle imprese di tre regioni differenti, però vogliamo continuare ad aiutare il territorio dove operiamo”. Ecco il senso di “La (S)Cultura in Banca”, la cui terza edizione sarà inaugurata ufficialmente martedì prossimo, il 13 ottobre cioè, alle 17.30.

Dal Mas che ha parlato, per un attimo, della situazione globale dell’economia: “Abbiamo investito molto sulle relazioni con la clientela. Ci basiamo sulle cifre che eroghiamo, e in tal senso dico che il 2015 è stato un crescendo: a settembre siamo già arrivare a erogare una volta e mezza della cifra dell’intero 2014, sia per ciò che concerne il mondo dei privati, che quello delle imprese. Sull’export, poi, l’andamento nella nostra regione è arrivato quasi a livello pre-crisi”.

L'allestimento della Mostra di Terenzio Pedini

L’allestimento della Mostra di Terenzio Pedini

Ma l’oggetto della conferenza stampa era altro, e cioè la terza edizione di “La (S)Cultura in Banca”, dedicata alle opere di Terenzio Pedini. “Pedini è conosciuto da tutti soprattutto per aver realizzato il Pasqualon di piazzale Matteotti, ma le sue opere hanno riempito le piazze delle Marche e le gallerie d’arte – ha fatto notare Luciano Dolcini, uno dei motori di tutte le iniziative dell’istituto creditizio, dopo aver mostrato un video di Gianni Balista sull’attività dell’artista pesarese – A differenza di Gentiletti e Cesarini, che erano anche professori, lui ha sempre fatto lo scultore”.

Eccolo Terenzio Pedini, che ha ripercorso la sua storia personale con un appassionante racconto proseguito a tavola, durante la degustazione di prodotti tipici offerta ai presenti: “Sono nato nel ’33, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. A 12 anni mio padre mi ha portato a Fontecorniale, dove in precedenza aveva lavorato da muratore, e dove per un giorno intero, dall’alba al tramonto, si è svolta una battaglia che mi ha fatto avere paura per la prima volta”.

E poi ancora: “A Pesaro mio nonno lavorava nei campi, e io iniziai a utilizzare i suoi attrezzi innamorandomi del ferro. Andavo a prendere i pezzettini che spuntavano dal cemento armato, li scaldavo a casa e poi battevo, forgiando spade e baionette, cioè imitando quello che vedevo. All’età di 18 anni un ingegnere della Montecatini mi fece capire che il ferro prima doveva diventare acciaio. Cominciai con le forme astratte, però mi affascinava l’uomo, così ho sempre tentato di fare l’uomo”.

Ammaliante il racconto di Pedini, che ha spiegato come le sue opere vengano forgiate pezzo per pezzo, come fa il sarto, senza nemmeno un disegno di riferimento. “Anche perché, uno, durante il lavoro, fa delle scoperte”. Si considera una persona fortunata, “perché ho potuto fare il lavoro che volevo, venendo a contatto con personaggi famosi come ad esempio Tonino Guerra”.

“La soddisfazione nel vedere crescere una figura dalle proprie mani è unica – ha continuato – Poi, siccome sono un po’ megalomane, ho realizzato opere grandi. Perché l’acciaio? Perché è più difficile da lavorare, e io ho sempre avuto bisogno di cercare guai”.

Sorrisi generalizzati per un artista unico e inimitabile, le cui opere saranno esposte fino a dicembre all’esterno della sede pesarese della Banca dell’Adriatico di via Gagarin. “Una mostra – come ha detto Dolcini – che oggi potremmo dedicare a Paolo Angeletti”, il giornalista del Carlino scomparso i giorni scorsi. Applausi.

Ecco il Testo di presentazione di IVANA BALDASSARRI e l’Intervento del direttore DAL MAS.

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