Insistevano nel vendere frutta, poi aggredivano e rapinavano. I Carabinieri di Pesaro arrestano due giovani campani

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23 ottobre 2015

PESARO – In “trasferta” ad Afragola (Napoli), i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Pesaro (coordinati dalla Procura della Repubblica di Pesaro) hanno eseguito due misure cautelari nei confronti di due uomini di origine campana: il 30enne Alfonso Romano e il 25 enne Antonio Afelba entrambi nati ad Acerra (Napoli), nonché sedicenti venditori ambulanti di frutta che si sono resi responsabili della rapina ai danni di un 48enne pesarese, operaio edile.

LA DINAMICA DELLA RAPINA

carabinieri

Carabinieri al lavoro (immagine d’archivio)

Tutto risale al 25 aprile scorso quando al 112 pesarese perveniva una richiesta di intervento da parte di un cittadino che segnalava che in via Hermada (vicino alla piscina del Parco della Pace) un uomo era stato rapinato. I riscontri immediati di una pattuglia del Nucleo Radiomobile appurarono come la vittima riferisse di essere stata avvicinata da due presunti venditori ambulanti di frutta che viaggiavano a bordo di un furgone di colore bianco. Gli sconosciuti, ed in particolare l’individuo seduto lato passeggero che era uscito dall’auto, con insistenti richieste aveva indotto il malcapitato a comperare delle mele pagando 5 euro che aveva prelevato dal proprio borsello, portato a tracolla. I malviventi, appurato dove la vittima tenesse i propri averi, aspettarono che il pesarese volgesse le spalle per aggredirlo spezzandogli la cinghia della tracolla per sottrargli il borsello. Al cui interno vi erano 200 euro in contanti, uno smartphone del valore di 500 euro e una fotocamera digitale del valore di circa 200 euro.

La vittima, dopo il primo comprensibile stupore per quanto stesse accadendo, reagì alla violenza subita aggrappandosi al finestrino dell’autovettura con la quale i malfattori cercavano di allontanarsi. Ma i due rapinatori, procedendo a zig-zag, lo costrinsero a lasciare la presa, dopo averlo trascinato per alcune decine di metri colpendolo ripetutamente con violenza sulle mani. L’uomo, rovinato a terra, si procurò escoriazioni alle braccia e alle gambe e dovette ricorrere al Pronto Soccorso.

IL VIA ALLE INDAGINI

Lo sviluppo dell’indagine prese dunque avvio dalla testimonianza della vittima che forniva una dettagliata descrizione fisica di uno dei due rapinatori. Quello che si era impegnato per costringerlo all’acquisto della frutta. Tra i dettagli d’interesse, oltre la descrizione fisica, che permetteva la realizzazione di un identikit, era interessante sapere di aver a che fare con un soggetto che parlava con inflessione dialettale partenopea e che muoveva il braccio destro con difficoltà come se avesse un impedimento. Elementi che, all’esame di banche dati e per un confronto con i comandi dell’Arma sul territorio nazionale permettevano già di incanalare la ricerca.

IL PRECEDENTE

I Carabinieri, ritenendo i sospettati persone vicine al mondo dei venditori ambulanti hanno effettuato controlli nei luoghi di sosta e vendita itinerante di prodotti ortofrutticoli di questa provincia e di quella riminese. Oltre ad effettuare uno screening di episodi delittuosi comparabili. Da tale esame emerse un evento dell’8 maggio 2013 per il quale erano stati foto segnalati tre giovani di origine campane, tra i quali Alfonso Romano, arrestato in flagranza di reato, insieme agli altri, dai Carabinieri delle Stazioni di Tavoleto e Gabicce Mare, poiché resisi responsabili di furto, minaccia e insolvenza fraudolenta. Anche in quella circostanza, gli autori del reato avevano tentato di costringere ad acquistare della frutta alle persone offese.

L’identikit in possesso corrispondeva esattamente alle caratteristiche somatiche di Alfonso Romano, il quale peraltro ha una grave offesa al braccio destro, che riconduceva a quanto dichiarato dalla vittima della rapina nei riguardi di un movimento inusuale del braccio del malfattore. Romano risultava essere già stato deferito all’Autorità Giudiziaria per furti e rapine avvenuti in varie località del paese e, inoltre, sottoposto a controlli di polizia in varie zone dell’Emilia-Romagna (Rimini, Cesena, Comacchio e Ravenna). In diverse occasioni risultava essere stato controllato in compagnia di Antonio Afelba, a bordo di una autovettura Renault Kangoo bianca di tipo furgonato.

Gli ulteriori sviluppi d’indagine sono stati condotti in campo tecnico attraverso l’esame di telecamere, telefoni in uso, testimonianze e sopralluoghi che, nella ricostruzione complessiva, hanno permesso di individuare temporalmente gli spostamenti eseguiti dai due, acquisendo anche immagini attuali utili per l’identificazione da parte dei testimoni e della vittima. Una corposa attività che ha permesso di collocare i due il 25 aprile 2015 alle ore 16.30 sul luogo del delitto e di essere riconosciuti quali autori della rapina.

GLI ARRESTI

Il quadro indiziario delineato a carico di  Alfonso Romano e Antonio Afelba univa così rapina, violenza, lesioni personali, esigenze cautelari per il pericolo di inquinamento probatorio, la sussistenza del pericolo di recidiva specifica, la pericolosità sociale degli indagati dedotta dalla professionalità dimostrata nella ideazione, l’organizzazione ed esecuzione della rapina, con un preciso piano di pendolarismo criminale. Una quantità tale di elementi che ha permesso al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pesaro di applicare la misura della custodia cautelare in carcere a Alfonso Romano. Che è ora detenuto nella Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Mentre ad Antonio Afelba è stata applicata la misura degli arresti domiciliari da eseguirsi presso la sua residenza di Afragola. L’individuazione di entrambi ha richiesto qualche giorno poiché i due erano soliti gravitare tra le varie regioni del centro Italia. I Carabinieri sono riusciti a portare a termine la loro missione attendendo il loro rientro nelle rispettive abitazioni di Afragola.

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