Appalto ambulanze, Cecconi all’attacco: “Tutto uguale da anni, ma nessuno ha fatto qualcosa”

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2 novembre 2015

Andrea Cecconi

Andrea Cecconi

PESARO – “Il 2 novembre è un giorno triste per la sanità pesarese, perché, a partire da oggi, le ambulanze del nostro territorio rimarranno nei garage, lasciando un enorme vuoto nel servizi sanitari”. A dirlo è Andrea Cecconi, il deputato pesarese ex infermiere dell’Azienda Sanitaria locale. “È una decisione che discende dal fatto che ASUR, ormai da mesi, non è in grado di garantire il pagamento dei servizi”.

“Il problema è che la situazione echeggia grottescamente ciò che si verificò appena 3 anni fa con il fallimento di Croce Italia Marche, autentico colosso su base nazionale. Sono infatti già annunciati – spiega Cecconi – riorganizzazioni, licenziamenti e, neanche a dirlo, pesanti disservizi. Ora come allora a farne le spese saranno i cittadini”.

Il pentastellato pone poi l’accento sui punti di contatto con la crisi del 2012: “Non è solo la vicenda ad essere identica, ma persino i protagonisti non accennano a cambiare. In buona sostanza siamo di fronte al solito imbroglio all’italiana, per cui tutti sappiamo già chi sostituirà l’attuale consorzio, accaparrandosi una fetta importante di un appalto da 20 milioni in 3 anni: si tratta di Croce Italia Onlus, ‘figlia’ illegittima della vecchia Croce Italia Marche”.

“Cambieranno gli adesivi sulle ambulanze ma i mezzi e i lavoratori rimarranno gli stessi e le dinamiche non cambieranno. Così – spiega il deputato – Croce Italia Onlus è composta dalle stesse persone che componevano Croce Italia Marche e finirà per accaparrarsi lo stesso appalto mentre Orfeo Mazza, il dirigente che insieme a Maria Capalbo era a conoscenza delle storture del servizio trasposto sanitario e che ha contribuito ad insabbiarle, tornerà alla dirigenza dell’Area Vasta 1. L’unica differenza con il passato è dato dal vertice politico: anziché il pesarese Mezzolani oggi abbiamo il pesarese Ceriscioli, ma c’è da chiedersi quale sia la differenza, sempre che vi sia”.

“Dinanzi alla gestione di un servizio pubblico che riproduce ciclicamente se stessa, senza mai cambiare e senza riuscire a garantire una forma anche minima di trasparenza, non posso che constatare l’imbarazzante silenzio del prefetto e della Procura. A quanto pare – conclude Cecconi – sono il solo a credere che i servizi pubblici essenziali vadano monitorati e garantiti sulla base di criteri di meritevolezza”.

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