Alma in caduta libera e addio sogni di gloria. La riflessione dell’opinionista Candelora

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3 novembre 2015

Sandro Candelora*

FANO – C’è qualcosa di più frustrante della consapevolezza di non riuscire a vincere questo campionato? Sì, è la fondata convinzione che non lo si vincerà mai più negli anni a venire. Dopo appena una manciata di partite l’Alma si è vista brutalmente estromessa dal tavolo delle pretendenti al successo finale e il destino cinico e baro, i torti certi o presunti, gli accidenti di percorso c’entrano solo in minima parte. No, spiace dirlo ma questa squadra non è all’altezza del compito assegnatole fin troppo frettolosamente, con superficialità di analisi mista ad ingiustificato sentimentalismo. La verità è che i ragazzi di Alessandrini hanno dato il massimo l’anno scorso e che quello sforzo estremo non fosse nemmeno bastato per primeggiare avrebbe dovuto costituire un monito inquietante piuttosto che un illusorio conforto. Dice che una metamorfosi di tale portata è del tutto inspiegabile. Nulla di più sbagliato, a ben guardare, ché il crollo verticale ha ragioni evidentissime.

Mister Alessandrini

Mister Alessandrini

La prima ha un nome preciso e si chiama imborghesimento: c’è troppa gente demotivata, priva di fame autentica, appagata di ciò che ha fatto e senza la necessaria voglia di rimettersi in gioco. Essenziale nondimeno la componente psicologica che, attenzione, non è un alibi ma un’ulteriore lacuna: un gruppo mentalmente solido avrebbe infatti reagito in ben altro modo alla pur mortificante sconfitta con la Samb, facendo la faccia feroce invece di cominciare a spaventarsi anche della propria ombra. C’è quindi la questione tattica: non si può giocare sempre e comunque alla stessa maniera, sperando che gli avversari, che ormai ti conoscono a menadito, spalanchino ogni volta autostrade in cui infilare il contropiede. Infine, pesa assai il fattore umano e la distribuzione dei ruoli, per un equilibrio delicatissimo ormai completamente spezzato. Lunardini non è più in grado di cantare e portare la croce, facendo allo stesso tempo il regista e il mediano che non c’era prima e ancora non c’è. Borrelli si sta spolmonando in una posizione di mezzala anche di contenimento che ha finito per logorarlo, lui che un’ideale trequartista da collocare a ridosso delle punte, non lontano dalla porta rivale. Sivilla troppo spesso appare leone con gli agnelli e agnello con i leoni autentici. Marconi, che copriva e correva per quattro, recuperando palloni a iosa, è stato forzatamente convertito a terzino, dopo che ci si è resi conto di non essere riusciti a trovare validi sostituti alla coppia Clemente-Lo Russo. Nodari (che senza Torta accanto sembra spaesato come un qualsiasi principiante) fa bene a difendere la dignità propria e dei compagni ma farebbe meglio a imporre un serio esame di coscienza alla ciurma. Che è ora chiamata a salvare il salvabile di una stagione irrimediabilmente compromessa in partenza. Forse l’ultima dell’era Gabellini, che di fronte al fallimento potrebbe accelerare i propositi di disimpegno. Tornando alla premessa del discorso, ecco perché i guai potrebbero essere solo all’inizio.

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24

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