Il day-after di Trento: VL combattiva, ma senza continuità nei 40 minuti e lunghi adeguati non si smuove la classifica

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9 novembre 2015

PESARO – Non è stata una brutta Consultinvest quella vista domenica pomeriggio a Trento. Anzi. Per una trentina di minuti la Vuelle ha giocato alla pari con una formazione da sicura parte sinistra della classifica come la Dolomiti Energia, mettendo in mostra quelle che sono le sue qualità: buone individualità, un reparto esterni in grado di prendersi un tiro in qualsiasi situazione, italiani in grado di rimanere sul parquet con un rendimento accettabile (Ceron e Gazzotti), una discreta difesa individuale e una buona reattività sui palloni vaganti e sui rimbalzi. Ma trenta minuti non bastano per riuscire ad espugnare un parquet difficile come quello trentino. E negli ultimi cinque minuti sono riaffiorati tutti i difetti di questo inizio di stagione travagliato della Vuelle: un reparto lunghi leggero, dove Walker non riesce mai ad essere un fattore e avrebbe bisogno di schemi che lo coinvolgessero maggiormente e dove Shelton subisce regolarmente il numero quattro avversario, con Pascolo che è solo l’ultimo di un lungo elenco che comprende Antonutti, Campani e Mazzola, italiani magari non di primissimo piano, ma che sono sempre usciti nettamente vincenti dal duello con il D.J. biancorosso (RILEGGI QUI LA CRONACA DEL MATCH)

Trevor Lacey a colloqui con coach Paolini (foto tratta dal sito della Vuelle)

Trevor Lacey a colloquio con coach Paolini (foto tratta dal sito della Vuelle)

L’elenco dei difetti prosegue con i soliti problemi nell’attaccare la zona. Che nascono anche dallo scarso utilizzo di questa difesa. Non gradita da coach Paolini e dai suoi giocatori. Che preferiscono affrontare una difesa individuale per giocarsi gli uno contro uno degli esterni e qui arriva forse il difetto principale di questa versione della Consultinvest che, quando le cose cominciano ad andare male, smette di giocare di squadra e si affida solamente alle individualità. Con attacchi spesso forzati. Dove Christon, McKissic e Lacey – a turno – si dimenticano dei compagni e provano a risolvere da soli la situazione, finendo così per scoprire il fianco ai contropiedi avversari dai quali scaturiscono quei break negativi difficili da recuperare. Specialmente in trasferta. Aggiungiamoci una panchina che non ha troppi punti nelle mani e che avrebbe bisogno di un Ceron maggiormente produttivo, una generale difficoltà dalla linea dei liberi, dove la Vuelle continua a viaggiare sotto il 70% e un’oggettiva difficoltà a trovare il go to guy della situazione, ovvero l’uomo della sicurezza a cui affidarsi nei finali punto a punto. E si arriva alla conclusione. Che non sarà facile per coach Paolini e il suo staff muovere la classifica in tempi brevi, in un mese di novembre dove Pesaro è attesa da due match casalinghi complicati come quelli contro Brindisi e Cremona e dalla trasferta sul parquet dei campioni d’Italia di Sassari.

Ma la Vuelle è comunque una squadra viva, con un’ossatura solida e con un talento individuale notevole, capace di giocare una buona pallacanestro per diversi minuti, soprattutto quando la difesa riesce a mordere, dando la possibilità all’attacco di distendersi e di prendere buoni tiri in transizione. Quello che manca a questa Consultinvest sono sostanzialmente due cose: la continuità nell’arco dei quaranta minuti e una coppia di lunghi che non sia un corpo estraneo, ma una parte integrante della squadra. La nostra sensazione è che i due fattori siano correlati tra loro e che solamente quando si troveranno due uomini d’area capaci di alleggerire il lavoro degli esterni, portando magari blocchi efficaci e in grado di raccogliere e trasformare in punti i palloni recapitatigli, la Vuelle troverà quella continuità che sembra mancargli e che la fa arrivare negli ultimi cinque minuti in debito d’ossigeno, se questi lunghi saranno Walker e Shelton non lo sappiamo, ma nel dubbio cominceremmo a guardarci intorno alla ricerca dei loro sostituti.

 

I PIU’…….

Rimbalzi: Pesaro vince il duello con Wright e compagni per 38 a 35, con ben 14 rimbalzi offensivi che l’hanno tenuta in linea di galleggiamento per tre quarti di partita, nessun pesarese in doppia cifra, ma ben cinque giocatori hanno finito con almeno sei rimbalzi a testa, bel segnale per un gruppo dove anche gli esterni – grazie alla loro fisicità – sono in grado di rendersi utili.

Trevor Lacey: Se avete tempo, guardate la sua mappa di tiro, noterete che non c’è nessun cerchietto che si sovrappone ad un altro, perché Trevor non è un uomo da mattonella, ma è una guardia capace di prendersi un tiro da qualsiasi posizione, non dando mai punti di riferimento all’avversario diretto, se non scomparisse dal parquet per diversi minuti, ci troveremmo di fronte ad una delle migliori guardie del campionato, dobbiamo sperare che al nostro Houdini non riescano più le sparizioni e si manifesti sul parquet con maggior continuità.

Terzo quarto: Pesaro trova finalmente la mira dai 6.75 e con un quintetto atipico riesce a mettere la testa avanti, grazie anche ad una buona intensità difensiva che frutta diversi recuperi, poi purtroppo à arrivato l’ultimo quarto.

…. E I MENO DELLA SFIDA TRENTO – PESARO

Tiro da tre: Polveri bagnate per entrambe le formazioni (5 su 19 Trento, 7 su 22 Pesaro), che tirano complessivamente sotto il 30%, anche se sono le triple di Poeta a mettere il sigillo sulla vittoria della Dolomiti Energia.

Assist: Trento ne distribuisce 19 su 34 canestri segnati, Pesaro solamente 10 su 26, confermando i problemi della Vuelle a costruire azioni corali e nel servizio ai propri lunghi.

Tiri liberi: L’unico con un percorso dalla lunetta è inaspettatamente Walker (2 su 2), altrimenti nessun biancorosso è esente da errori, per un 15 su 23 che conferma la brutta tendenza della Vuelle a tirare i liberi con una percentuale inferiore al 70%.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA:

Sono ancora quattro le formazioni ferme ad una sola vittoria dopo sei giornate. Con Bologna, Cantù e Torino a far compagnia a Pesaro in fondo ad una classifica che comincia a delinearsi, tra sorprese e delusioni di un campionato che conferma una generale tendenza a livellarsi verso il basso. Ma dove basta vincere un paio di confronti diretti per trovarsi tranquillamente a metà classifica. Bologna è rimasta in partita abbastanza sorprendentemente a Milano fino al 35’, con l’Armani che ha sonnecchiato prima di far valere la propria superiorità. Ma i felsinei aspettano il rientro di Allan Ray e la crescita di Pittman per togliersi dai guai. Più fluida la situazione a Cantù; dove l’arrivo del magnate russo dell’acciaio dovrebbe portare euro freschi nelle case brianzole. Soldi che l’Acqua Vitasnella sfrutterà per rinforzare a breve un roster che comunque appare già di discreto livello e non dovrebbe avere troppi problemi a risalire fino a metà classifica.

Vuelle ConsultinvestPiù complicata la situazione a Torino, dove il gruppo italiano non riesce ad essere protagonista anche nella serie superiore e qualche americano non sta rendendo come da previsioni. Ma in Piemonte non staranno con le mani in mano e, nel giro di qualche giornata, cambieranno almeno un paio di pedine, inserendo D.J. White e sacrificando Dejan Ivanov, il cui contratto bimestrale è in scadenza in questi giorni. Potrebbe rientrare nel gruppo delle pericolanti anche Capo D’Orlando, Che dopo un ottimo avvio sembra essersi arenata, ma i sei punti nel carniere potrebbero essere già una bella polizza assicurativa per il futuro.

L’unica certezza è che la Vuelle resterà sicuramente in zona pericolo. Almeno finché non metterà mano ad un roster che, nonostante le giustificazioni di rito del suo coach, continua ad accusare carenze d’organico sotto canestro. Dove Candussi è troppo acerbo per questi livelli – ma era prevedibile – e dove Gazzotti si trova più a suo agio da numero quattro, con diversi problemi se schierato da centro puro. Ma gli italiani non si possono cambiare, per carenza di materia prima, mentre gli stranieri sì. E ci sembra sia arrivato il momento di guardarsi intorno alla ricerca di quel centro atletico che manca terribilmente a Pesaro nelle lotte sotto canestro e di quel numero quattro, che non si faccia mangiare in testa dall’avversario di turno e che abbia due dimensioni in fase offensiva. I nomi che offre il mercato sono sempre quelli e non andremo a chiedere a Milano di prestarci un Gani Lawal, per la quarta volta seduto in tribuna per scelta tecnica – almeno che l’Armani non decida di accollarsi quasi completamente il suo stipendio – ma ci “accontenteremmo” di un paio di comunitari esperti del nostro campionato, che non perderebbero tempo ad ambientarsi ed in grado di dare subito una bella mano ad una Consultinvest non così lontana dal resto della compagnia. Ma che rimanendo così, non sembra in grado di vincere quel numero di partite (8-9?) che le consentirebbero di salvarsi il prossimo 30 aprile.

DAGLI ALTRI PARQUET

Rimangono solamente due squadre in testa dopo sei giornate, con Milano che fa il suo dovere nel posticipo serale, superando non senza qualche problema, una volitiva Virtus Bologna e Pistoia che nel mattinée di Sky ha la meglio sull’Acqua Vitasnella di LaQuinton Ross, perdono la testa della classifica Reggio Emilia, fermata a soli 61 punti realizzati dalla difesa della Vanoli Cremona e l’Umana Venezia che non riesce ad espugnare il parquet dell’Enel Brindisi, prossima avversaria della Vuelle. Caserta sfrutta il rientro di Peyton Siva per battere Capo D’Orlando e con un bel secondo tempo Varese supera Torino, in una sesta giornata che si chiuderà stasera con il posticipo tra Avellino e Sassari.

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