Carlo Mascioni, un pesarese nell’orrore di Parigi: “Ecco come mi sono salvato dagli attacchi terroristici”

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14 novembre 2015

PARIGI – “Ero a Montmartre a bere una birra quando si è sparsa la voce di quello che stava succedendo. Così ho immediatamente preso un taxi e me ne sono tornato a casa per mettermi in salvo”.
Il pesarese Carlo Mascioni a Parigi

Il pesarese Carlo Mascioni a Parigi

Inizia così il racconto dell’orrore di Parigi di Carlo Mascioni, 22 anni, pesarese che dopo la maturità classica conseguita al Mamiani si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza a Bologna. Figlio di Giuseppe, senatore della Repubblica italiana in due legislature a cavallo dei due secoli, da settembre è a Nanterre nell’ambito del progetto universitario Erasmus.

Sembrava un venerdì come tanti quello di ieri, passato fra amici in una delle città più belle del mondo. E invece all’improvviso la normalità si è tramutata nel peggiore degli incubi, con attacchi terroristici a raffica al cuore della Francia, dell’Europa e dell’umanità intera.
“A una certa ora hanno evacuato e chiuso tutti i bar – racconta Carlo Mascioni – Ho evitato i mezzi pubblici e preso un taxi, arrivando a casa in poco tempo. Mi trovavo a Montmartre, a 2-3 chilometri dal Bataclan (la sala da spettacolo dove sono state uccise decine di persone che assistevano a un concerto, ndr) e sinceramente, per fortuna, non ho sentito nulla. Posso dire, comunque, che in mezz’ora Parigi si è svuotata”.
Cosa senti adesso. Hai paura?
“No, devo dire di no. Sono tranquillo, ma anche esterrefatto per quanto è accaduto. E poi sono in lutto, come tutti”.
Si può solo immaginare la paura di parenti e amici a Pesaro…
“Sì, ma li ho tenuti sempre aggiornati, raccontandogli che sono rientrato a casa velocemente. Per fortuna è andata bene”.
Rimarrai a Parigi o pensi di tornare a Pesaro immediatamente?
“No, rimango qui. Tornerò per Natale, come avevo previsto”.
Conosci altri pesaresi a Parigi come te?
“Sì, c’è una ragazza che si chiama Cecilia Ferri che lavora qui in Francia. Anche lei sta bene. E’ tornata a casa in tempo pure lei”.

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