La donna pensa come ama, l’uomo ama come pensa. La rubrica della psicologa de.Sidera

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18 novembre 2015

Sabrina Dini*

Lo psicologo statunitense Maslow nella sua piramide dei bisogni, dove Il passaggio da un livello a quello successivo avviene necessariamente dopo aver soddisfatto i bisogni propri del livello inferiore della piramide, ha inserito le relazioni al terzo posto. Subito dopo i bisogni fisiologici quali mangiare e dormire e i bisogni di sicurezza, come la salute. Tutto ciò sottolinea l’importanza che l’amore – il sentirsi amato e il dare amore – ricopre per l’essere umano.

Diversi studi hanno dimostrato che la carenza di cure affettive e le separazioni precoci producono fin dai primi mesi di vita perdita di peso, insonnia, rifiuto del contatto fisico, ritardo dello sviluppo motorio e cognitivo, tendenza a contrarre malattie, forte insicurezza e inibizione. Oltre alla relazione genitori-figli, il rapporto di coppia è un altro legame fondamentale ma non privo di difficoltà e di momenti altalenanti ,anche se oggi non voglio spiegare come funziona il rapporto di coppia; quello che vorrei è lasciare degli interrogativi che muovendosi dentro ognuno di voi possano permettervi di riflettere su ciò che significa per ogni soggetto vivere in due, amarsi, condividere, confrontarsi, essere consapevole che esistono delle differenze di genere e scoprire COME e SE l’esistenza di tali diversità tra l’uomo e la donna possa influire su un rapporto di coppia.

diniVorrei puntualizzare che esiste una diversità individuale: nella formazione della personalità e nella costruzione dell’identità poiché entrano in gioco fattori biologici, culturali, sociali e familiari che interagiscono dando vita ad un essere unico, speciale ed ogni soggetto, di conseguenza, reagisce anche in modo diverso di fronte all’amore. Lo stesso Freud (1856-1939) un giorno scrisse: “il grande quesito a cui non sono riuscito mai a dare una risposta malgrado i miei 30 anni di ricerca nell’animo femminile è: che cosa vuole una donna?” e lasciatemi dire che se Freud fosse stato una donna avrebbe detto il contrario: “cosa vuole un uomo?”

Siamo così diversi eppure non riusciamo a fare a meno l’uno dell’altra e trascorriamo tutta la nostra vita a cercare l’anima gemella. “Diverso”: spesso non ci piace, a volte ci fa paura ricordandoci che “differenza” non è il contrario di uguaglianza: diverso significa semplicemente che non è uguale ma non dice che l’uno valga più o meno dell’altro. Credo che questo sia un concetto fondamentale proprio perché tale errore ci fa negare le differenze tra i due sessi. L’uomo e la donna si differenziano per atteggiamenti, modi di pensare, di sentire, di esprimere le proprie emozioni, di comunicare e di relazionarsi.

I due si differenziano anche all’interno della sfera sessuale: Per la donna, fattori psicologici quali fiducia, premurosità, disponibilità al dialogo, intimità, senso di protezione e benessere generale si combinano fino a creare le condizioni per creare un “contatto emotivo” attraverso l’udito. Qui è doveroso sottolineare che il modo di ascoltare l’altro è diverso: la donna ha una modalità d’ascolto più attenta e d’incoraggiamento mentre l’ascolto dell’uomo è più focalizzato a risolvere un problema, a dare e proporre una soluzione o dei suggerimenti. All’uomo non occorre necessariamente tale coinvolgimento emotivo, poiché il cervello maschile è in grado di rilasciare il mix ormonale in ogni momento e in ogni luogo e la sua eccitazione passa per la vista.

Tutto ciò influisce sulla comunicazione: per una donna comunicare è instaurare delle relazioni, rinsaldare dei legami; il suo linguaggio è costituito da uno stile comunicativo complesso ed indiretto. Esterna i propri pensieri – “pensa ad alta voce” – ed il silenzio è spesso visto come segno di distacco o come sintomo di un problema. Il linguaggio dell’uomo è più diretto, semplice, utilizza la comunicazione per raccontare fatti e narrare eventi. E’ più un linguaggio mentale – “parla fra sé” – e può restare in silenzio per un lungo periodo di tempo senza sentirsi in disagio.

Quando all’interno della coppia emergono dei conflitti o quando si è preoccupati l’uomo e la donna si differenziano anche nel loro modo di affrontare il contrasto e le ansie. La donna cerca il contatto, vuole continuare a parlarne, desidera chiarire, tende ad aggrapparsi poiché teme l’abbandono; l’uomo invece tende a sfuggire, preferisce allontanarsi finché non gli è passata o fino a quando non ha trovato una soluzione al proprio problema poiché fa più fatica a gestire la sua parte emotiva in presenza dell’altro.

C’è poi un momento di “eclisse” dove i due mondi si incontrano: donne che amano troppo, e uomini che amano troppo. Una donna che ama troppo di solito ha una sola idea in testa, che la ossessiona totalmente: la relazione con un uomo. E, quando questa relazione è finita, molto spesso la donna che ama troppo rimane fissata sul proprio passato, su quella relazione. Oppure continua la serie delle relazioni sbagliate e continua a collezionare uomini sbagliati.

Molti uomini che amano troppo invece attuano un meccanismo di autoprotezione e, nel tentativo di non soffrire più, investono sull’esterno. Che cosa significa investire sull’esterno? Significa che questi uomini si dedicano anima e corpo al successo nel lavoro, nello sport, nelle passioni, rivolgendo la loro ossessione di troppo amore non verso una persona, ma verso dei “risultati esteriori” verso l’autorealizzazione.

Non è raro che un uomo che ama troppo e una donna che ama troppo si incontrino. E allora possono nascere grandi guai: la donna che ama troppo pretende di “convertire” alla scoperta dell’amore quell’uomo che invece sta investendo tutto su se stesso, sul proprio lavoro e sulle proprie passioni. Ma non vi è conversione possibile, non vi è mediazione possibile. A meno che non si opti per una grande trasformazione interiore, alla quale ciascuno deve mettere mano per sé individualmente.

Un rapporto di coppia può essere completo e duraturo se sono presenti tre elementi fondamentali: la passione, componente motivazionale riferita all’attrazione fisica che lega i due soggetti; l’intimità, componente emotiva che ci parla di emozioni e di sentimenti costruiti nel tempo; l’impegno, componente cognitiva, che fa dire “ti ho scelto ieri, ti scelgo oggi e ti sceglierò domani”. Quest’ultima componente dunque fa riferimento ad una scelta volontaria, basata su fattori quali le affinità elettive, la condivisione di valori, di fede, di una storia, di un cammino condiviso (Sternberg).

Oggi ci si lascia con facilità, la coppia è legata da un filo sottile poiché la componente cognitiva della volontà sta venendo sempre più meno. Si è perso il mito dell’amore e si evidenzia una fragilità dei legami affettivi dovuti a quell’individualismo accennato prima che vuole solo l’appagamento, non sopporta tensioni e frustrazioni e crea l’illusione che ogni nuova esperienza amorosa sia più appagante e soddisfacente dell’ultima appena vissuta e così si va alla continua ricerca di nuove sensazioni, di nuove emozioni per soddisfare il principio del “tutto e subito”: l’altro è disponibile a nostro uso e consumo, non è più l’oggetto del desiderio ma oggetto di mero soddisfacimento.

Per concludere, riassumo dicendo che l’uomo e la donna sono uguali nel loro essere, in dignità e valori, nella ricerca del loro bisogno fondamentale di relazioni, di sentirsi compresi, amati, speciali, unici per l’altro ma diversi negli atteggiamenti, nei modi di pensare, di comunicare, di relazionarsi, di percepire il mondo, di amare e di dare affetto e complementari in quanto l’uno completa l’altro.

Per ulteriore conferma sulle diversità tra uomo e donna nella relazione, qualunque essa sia, userò le parole dei “grandi”, che da tali affrontarono l’argomento dell’amicizia ma che essendo per natura un uomo e una una donna, la interpretarono diversamente…

“Fra uomini e donne non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia”. Oscar Wilde

“Un rapporto d’amicizia che sia fra uomini o fra donne, è sempre un rapporto d’amore. E in una carezza, in un abbraccio, in una stretta di mano a volte c’è più sensualità che nel vero e proprio atto d’amore.” Dacia Maraini

*de.Sidera

Chi siamo:
L’associazione di psicologia e sessuologia “de.Sidera” vuole essere uno spazio culturale di discussione di tematiche psico-sessuologiche, un momento per riflettere sulla propria sessualità, per rendersi consapevoli che il piacere, in ogni ambito, è accessibile, basta volerlo.

L’ associazione “de.Sidera” è formata da psicologhe e sessuologhe e si occupa inoltre di servizi alla persona attraverso consulenze all’individuo, alla famiglia e alla coppia e fornisce servizi di consulenze ai professionisti.

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