“Steve McQueen, una vita spericolata”: docu-movie in anteprima al Politeama

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23 novembre 2015

FANO – Venerdì scorso il dinamico staff del cinema Politeama di Fano ha organizzato una bella serata per appassionati di auto e cultori del mito di Steve McQueen, con la proiezione esclusiva del docu-movie “Steve McQueen- Una vita spericolata”. Ben 112 minuti ricavati da 500 bobine e da sequenze inedite che costituiscono praticamente il sequel del celebre “Le Mans”, il film icona del motorsport. La pellicola “maledetta” che iniziò il declino fisico e finanziario di uno dei più celebrati e istrionici divi di Hollywood, per diventare poi negli anni un successo al pari se non più di “Grand Prix”, il primo “vero” film sulle corse, che scatenò l’ira più del pilota che dell’attore McQueen, al quale il regista Frankenheimer preferì James Garner. Nel docu-movie il figlio Chad racconta della singolare vendetta del padre nei confronti di Garner – “mio padre abitava nello stesso residence di Garner al piano superiore, così ogni mattina faceva “pipì” sui fiori del collega” – Mc Queen oltre il divo che tutti conosciamo interprete de “La Grande Fuga”, de “I Magnifici 7”, “Getaway” e “Papillon”, ha affiancato alla carriera cinematografica (e forse più) quella di pilota a due e quattro ruote. Sensazionale il 2° posto ottenuto alla 12 Ore di Sebring nel 1970, con un piede ingessato, a causa di una caduta in una gara di moto, sulla Porsche 908 in coppia con Revson, furono battuti solo nell’ultima ora dalla Ferrari 512 di Andretti, unitosi a Giunti e Vaccarella,nel finale. Lui, il pilota McQueen, andato a Sebring per ambientarsi nelle corse endurance del mondiale, in previsione di iniziare dopo pochi mesi le riprese di “Le Mans”, finì su tutte le tv e i giornali del mondo non per l’Oscar ma per un podio in gara, il sogno era compiuto ora si poteva iniziare l’opera più grande e romantica sulle corse,dedicato alla gara più famosa al mondo.

Fondata la “Solar”, casa di produzione, McQueen assoldò 45 piloti veri, alloggiandoli in un bellissimo castello alle porte della cittadina francese, come regista scelse l’amico John Sturges che l’aveva diretto nella Grande Fuga e nei Magnifici 7, poi licenziato per far posto al più malleabile Lee Katzin. Rinunciando a correre la vera 24 Ore per essere il protagonista del suo film, inconsapevolmente Steve aveva dato il via alla sua distruzione e pur se in modo postumo alla creazione di due miti, quello cinematografico del film e quello già avviato di attore-feticcio, che tutti oggi giovani e non conosciamo. Le riprese richiesero oltre cinque mesi, due in più del previsto, con uno sforamento del budget di un milione e mezzo di dollari (del ’70), oltre al divorzio dalla moglie.

Il film, presentato alla recente mostra di Cannes, è rivolto ad un pubblico di appassionati, in particolare quelli con qualche capello bianco, ma coinvolge nel racconto di un’epoca irripetibile anche i giovani. Voluto dal figlio Chad, che con la sua presenza ci guida nella storia, avvalendosi di esclusivi contributi come quello della madre e prima moglie di McQueen, Neil Adams, dei piloti Derek Bell, vincitore di cinque 24 Ore , di David Piper, che fini la sua carriera di pilota per un incidente durante le riprese della pellicola, costatogli l’amputazione di una gamba. Oltre ad interviste e contributi di altri attori, registi, produttori e collaboratori.

Veramente un bel documentario, arrivato a Fano come detto grazie allo staff del Politeama, che ha fatto un bel regalo agli appassionati,visto che data la sua particolarità per “Steve McQueen- Una vita spericolata”, è stata programmata un’uscita limitata a poche sale in Italia e per i soli 9, 10 e 11 novembre.

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