I 70 anni di Ratti. Ricci: “la dimostrazione che una città di provincia può non essere provinciale”

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26 novembre 2015

PESARO – La storia del salotto buono è più che nota. Ma Silvana Ratti, per l’occasione, riavvolge il filo: «L’origine di tutto? Si deve a mio padre Pietro. Era il 1945: con mia madre Licia voleva fare qualcosa di grande». Settant’anni tra imprenditoria e intuito. Dal piccolo negozio all’atelier di riferimento. Nel mezzo le esclusive con le grandi griffe (Hermés, Chanel, Lanvin, solo per citarne qualcuno, ndr), gli anni del boom economico, la boutique bolognese. Il passaggio generazionale. E il legame mai interrotto con la città: «Mio padre era milanese. Ma ha sempre amato Pesaro». Ai giovani dice di non perdere la curiosità. E si commuove citando il marito e i figli. «Ma nei miei pensieri ci sono anche i dipendenti dell’azienda. Quelli di oggi come le persone del passato. E i pesaresi». Al suo fianco Matilde, predestinata al timone, «anche se i miei non mi hanno imposto mai nulla. La scelta è mia, ho seguito la passione. Pesaro? Ci stupisce, sa creare stimoli. Chi viene qua resta impressionato».

Silvana e Matilde Ratti premiate in Comune dal sindaco Ricci e dall'assessore Delle Noci

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Paradigma. Gli avvenimenti, secondo Matteo Ricci, sono emblematici: «La famiglia Ratti ha investito sulla bellezza e sull’eleganza. Con l’apertura del primo negozio del Corso, nel Dopoguerra, ha mandato al territorio un messaggio di fiducia e speranza verso il futuro». Esperienza paradigmatica: «E’ la testimonianza che la città di provincia non deve essere provinciale». Approfondisce: «Essere di provincia è una virtù, ti porta a stare con i piedi per terra. Ma essere provinciali è una palla al piede, ti spinge a volare basso. L’azienda ha incarnato il concetto, catalizzando su Pesaro acquirenti nazionali e internazionali. Una sfida vinta: Ratti ha dato tanto, ha creduto nel Rof, ha dimostrato la vocazione della città». Sindaco che, sebbene autoironico («non sono un grande testimonial: c’è chi veste meglio e me lo fanno notare, migliorerò»), non rinuncia a tenere il punto su investimenti e arredo urbano: «Intorno alla bellezza culturale possiamo edificare un pezzo di economia, recuperando i punti persi sulla manifattura. Nel 2016 destineremo un milione e mezzo ai lavori nel centro storico, che renderemo più attraente. Ma ci sarà anche la riqualificazione del piazzale della Libertà. E proseguiremo l’intervento sui viale della Repubblica. Poi sistemeremo via Marconi e ristruttureremo il vecchio palas, infrastruttura fondamentale per la cultura». L’obiettivo, ribadisce consegnando la targa-simbolo, è «migliorare accoglienza e promozione. Con la capacità di comunicare: lo ha fatto anche Ratti».

In principio. Antonello Delle Noci – «il percorso della famiglia può essere un esempio anche per i giovani. Ratti rappresenta Pesaro, è una realtà costante nel tempo) – recupera la genesi: «Il giovane tenente dei bersaglieri (Pietro Ratti) era arrivato a Pesaro nel 1942, in licenza di convalescenza dopo una ferita al braccio sul fronte russo». Sulla spiaggia adocchiò quella ragazza col costume a bretelline (Licia), «fra le più allegre della compagnia. “Tu sei la donna che fa per me”, le disse improvvisamente un giorno alla stazione, dove tutto il gruppo era andato a salutare un amico che partiva. Tre giorni dopo andò a ordinare un vestito su misura da Erasmo Pezzodipane, rinomato sarto della città. E tra una chiacchiera e l’altra sulle stoffe e sui modelli gli chiese la mano della figlia». Sulle nuove generazioni: «Silvana ha sempre guardato avanti, verso il futuro, senza mollare mai. Matilde? Ha capacità e visione internazionale. Con lei c’è una squadra vincente di giovani». La festa sabato 28 novembre, suddivisa in due blocchi (alle 17 e alle 22), prima nel negozio e poi nel palazzo.

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