Conclusa dalla Finanza la maxioperazione Vertical Bio. 33 rinvii a giudizio per “falso biologico”. Pesaro e Fano tra gli snodi di una fraudolenta rete internazionale

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27 novembre 2015

PESARO – Con la richiesta di rinvio a giudizio di 33 persone, si è conclusa la complessa operazione investigativa nel settore del falso biologico denominata “Vertical Bio”. Le indagini sono state dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro e condotte da militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pesaro e dagli ispettori dall’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Le investigazioni, durate 2 anni, hanno individuato e disgregato due associazioni per delinquere composte da imprenditori italiani, operanti nel settore dell’importazione e vendita di prodotti biologici, situati a Pesaro, Campobasso, Piacenza e Verona e dai responsabili a vario livello di due organismi di certificazione, con sede a Fano e Sassari, ai quali era demandato il controllo dei prodotti falsamente attestati come “biologici”.

Preventivi-azienda-trasporti-alessandriaI due sodalizi criminali erano legati dalla comune appartenenza di alcuni soggetti che operavano nell’ambito dei due organismi di certificazione. Così come erano accomunati dal metodo di frode utilizzato. Che consisteva nella creazione di una filiera unica di produzione, importazione e vendita dei prodotti agroalimentari gestita dall’associazione, alla quale veniva affiancata una rete di controlli e certificazioni rilasciate dagli organismi. E questi attestavano falsamente la natura biologica dei prodotti.

Il sistema di frode consisteva, in una prima fase in cui veniva operata la produzione di granaglie in paesi quali Moldavia, Ucraina, Kazakistan, che venivano qualificate come “biologiche” dagli organismi di certificazione situati nei medesimi paesi, ma controllati dai soggetti italiani strettamente collegati agli imprenditori titolari coinvolti nella frode. Successivamente le granaglie venivano importate in Italia, spesso anche con l’interposizione di una società maltese che provvedeva a sdoganare la merce ed introdurla all’interno dell’Unione europea, eludendo in tal modo i rigidi controlli previsti nel territorio italiano. In questo modo la merce, veicolata dalla società maltese, era rivenduta sul territorio italiano e dell’Unione europea senza che fosse ulteriormente controllata.

Il sistema fraudolento ha consentito alle aziende coinvolte di importare, dal 2007 al 2013, un quantitativo di granaglie di circa 350.000 tonnellate, costituto in particolare da mais, soia, grano, colza, semi di girasole, con il conseguimento di un fatturato stimato di circa 126 milioni. L’attività della Guardia di Finanza ha permesso, attraverso la mappatura dei prodotti e la rilevazione delle relative vendite, di calcolare il provento illecito derivante dall’attività fraudolenta per un ammontare complessivo di circa 32 milioni.

Guardia di Finanza al lavoro

Guardia di Finanza al lavoro

Un’operazione “Vertical Bio” che in due anni ha avuto importanti sviluppi operativi. In particolare il 29 gennaio 2014 furono eseguite 11 ordinanze di misure cautelari personali degli arresti domiciliari, due misure interdittive consistenti nel divieto di esercitare attività d’impresa, sequestri preventivi per equivalente di beni mobili e immobili, sequestro di prodotti falsamente certificati come biologici. Altra data chiave, il 17 giugno 2014. Data che portò ad altre 4 misure interdittive e ad altri sequestri preventivi  di beni. Idem il 28 gennaio 2015.  Il valore complessivo dei beni immobili (fabbricati e terreni), mobili (autoveicoli e motoveicoli), beni strumentali aziendali, denaro e quote di partecipazioni societarie sottoposto a sequestro ammonta ad oltre 24 milioni di euro, inoltre i prodotti falsamente certificati come biologico sequestrati nelle varie fasi d’indagine ammontano a 2.412,65 tonnellate. Uno dei soggetti destinatari della misura cautelare personale, non rintracciato Italia, è stato fermato a Malta con di Mandato di Arresto Europeo nel maggio scorso.

Un’articolata indagine che si conclude oggi con il rinvio a giudizio di 33 indagati per i reati di associazione per delinquere, frode nell’esercizio del commercio  con l’aggravante che trattasi di prodotti derivanti da agricoltura biologica, la cui specialità è protetta dalle norme vigenti.

31 dei 33 soggetti coinvolti sono stati identificati nel territorio nazionale: 3 nella provincia di Pesaro, 5 a Sassari, 5 a Verona, 4 a Forlì, 3 a Modena, 2 a Campobasso, una a Ferrara, una a Teramo, una a Ancona, una a Reggio Emilia, una a Trieste, una a Piacenza, una a Catania, una  Bologna e una a Ravenna. A queste 31 si aggiungo le 2 restanti collocate nel territorio moldavo e rumeno. Di tutti i soggetti coinvolti 11 sono responsabili di due organismi di controllo con sedi a Fano e Sassari. L’elenco dei soggetti rinviati a giudizio è stato reso noto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro che ha concluso le attività e notificato, nel mese di aprile 2015, il provvedimento di chiusura delle indagini preliminari a carico dei membri delle due associazione a delinquere.

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