Pesaro, città giardino fra sfingi e leoni. La presentazione del volume che ricorda l’artista “dimenticato” Leandro Ricci

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30 novembre 2015

010PESARO – Immaginate. Immaginate la città giardino di inizio novecento quando venivano abbattute le mura roveresche e la città si apriva. La crisalide della nostra città sarebbe diventata, di lì a poco, una magnifica farfalla. Sabato sera la sala convegni della sede dei Musei Civici di Palazzo Mosca era gremita di gente. I pesaresi veraci, quelli che sentono forte il senso di appartenenza, erano lì per abbeverarsi alla fontana dei ricordi del nostro passato. La presentazione del libro “Tra sfingi e Leoni. Leandro Ricci, un artista dimenticato e la Pesaro di primo ‘900” ne è stata una ghiotta occasione. Un libro scritto a quattro mani da Roberta Martufi, Anna Cerboni Baiardi, Lucia Ferrati e Giovanna Macchi. Molto ben riuscito, ottimamente redatto ed illustrato grazie alla sponsorizzazione della Banca di Credito Cooperativo di Gradara. I presenti hanno potuto, ascoltando la presentazione del volumetto, immaginare il divenire della città che oggi conosciamo. La città giardino di inizio ‘900 ha cominciato a formarsi pian piano; là verso il mare, prima pochi capanni, poche tende per ripararsi dal sole e poi le prime ville, il Villino Ruggeri, Villa Olga, Villa Molaroni, Villa Ugolini e via, via, fino a 14, fra le più preziose. Leandro Ricci, architetto, decoratore, pittore è stato uno dei protagonisti di quell’epoca. Un’epoca che ha aperto Pesaro alla modernità, una perla incastonata fra due colline. Roberta Martufi nella sua premessa al libro e durante la sua presentazione ha detto che “E’ sempre difficile parlare del contemporaneo, o di ciò che è appena passato; lo è ancor di più quando si cerca di approfondire la vita di artisti dimenticati le cui opere, divenute parti integranti della città, ci sono ormai così familiari da sembrare essere nate con noi”.

009Ecco, le nostre radici, “le vestigia degli antichi padri” che ci danno un senso di profonda appartenenza alla comunità in cui viviamo e ci immergono nel suo attuale tessuto urbano. Così questo pesarese, Leandro Ricci, che ha vissuto molto a lungo a Pesaro per poi trasferire la sua famiglia e il suo lavoro a Milano, ci ha lasciato oggetti artistici e architettonici che sembrano appartenerci da sempre. I leoni alati delle panchine di Piazzale della Libertà, che ci sostengono come comodi braccioli quando ci sediamo per ammirare il mare, ne sono l’esempio più evidente. Alzi la mano quel pesarese che, almeno una volta nella sua vita, non ci si è seduto e riposato. Il busto dedicato a Pandolfo Collenuccio, nell’omonima piazzetta lungo Via Rossini, ne è un altro. Il viso del poeta Odoardo Giansanti, il nostro Pasqualon, è stato immortalato da Leandro Ricci. La sua immagine in bronzo è incastonata sulla lapide lungo la facciata della costruzione che ricorda il luogo in cui è nato Pasqualon. Amanti del vernacolo, andate a vederla, in Via Del Moro. Paradossalmente, ora che ci è stato svelato, Leandro Ricci non è più “un artista dimenticato” ma un artista ritrovato. Grazie architetto Roberta Martufi.

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