“Ci scusiamo per il disagio”: la Fano-Urbino nel libro-inchiesta su treni e pendolari di Adinolfi e Taglione

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1 dicembre 2015

Ci scusiamo per il disagioROMA – E’ uscito in libreria e negli store online per Round Robin Editrice Ci scusiamo per il disagio (Treni, pendolari e odissee tutte italiane), l’inchiesta dei giornalisti Gerardo Adinolfi (Repubblica) e Stefano Taglione (Il Tirreno). Un libro in cui un capitolo è dedicato alla Fano-Urbino.

“Urbino ha sempre creduto di essere autosufficiente, ma non è così. Urbino è una città isolata”, dice il sindaco Maurizio Gambini. Da anni, nelle Marche, si discute della storia infinita della vecchia ferrovia Fano-Urbino. Treno, bici, bici-treno. Per ora però tutto resta fermo. E la città Ducale resta irraggiungibile, almeno su rotaia. “Ci sono turisti che scelgono di visitare solo le città turistiche raggiungibili in treno – dice Gambini  – e noi siamo tagliati fuori da queste rotte”. Un progetto per il rilancio c’è. Così come quello per trasformarla in una pista ciclabile. Il tempo però nel frattempo trascorre e la politica resta ferma.

Un viaggio-reportage dalla Sicilia al Piemonte sui treni regionali, Intercity e dell’Alta velocità per scoprire, e spiegare, l’origine di ritardi e disservizi. E perché l’Italia è sempre più un Paese a due velocità. Non solo per il divario di investimenti e performance fra treni ad alta velocità e regionali ma anche perché, come dimostrano le testimonianze dei viaggiatori e degli addetti ai lavori, spostarsi in treno al sud non è semplice come farlo al nord. Tra i debiti che negli anni le Regioni hanno contratto con le aziende di trasporto, come in Calabria e in Campania e i treni sempre più vecchi a rimetterci sono i 2,77 milioni di pendolari dei treni italiani che ogni giorno si spostano su carrozze vecchie, sovraffollate e in ritardo.

“Il libro – scrive l’Associazione Ferrovia Valle Metauro – forte di oltre 150 pagine di scorrevole lettura, è presente dal 27 novembre nelle librerie di tutta Italia. Gerardo Adinolfi, per quanto riguarda le Marche,  ha scelto di raccontare la, ormai nota, vicenda della ferrovia Fano-Urbino. L’autore si chiede per quale misterioso motivo Urbino, Città Patrimonio dell’Umanità di 15mila abitanti a cui bisogna aggiungere oltre 13mila studenti dell’università ed un esercito di turisti da tutto il mondo, sia raggiungibile soltanto con la troppo usata automobile o con i pochi efficienti autobus. Sono innumerevoli i “disagi” cui devono sottostare  gli studenti, mentre i visitatori della città natale di Raffaello, circa 500mila all’anno, potrebbero sicuramente aumentare almeno del 15% se avessero la possibilità di utilizzare il mezzo ferroviario in pieno rispetto del fragile territorio urbano e del paesaggio montefeltresco. Rileva l’insofferenza del sindaco d’Urbino Maurizio Gambini che amministra una città importante ma isolata e, per risolvere il problema, vuole puntare sulla ferrovia. L’Autore racconta una cronostoria molto dettagliata della ferrovia Fano-Urbino, dal 1987 quando, nonostante le proteste, il servizio ferroviario fu sospeso fino alla dismissione del 2012 voluta dall’attuale sindaco di Pesaro Matteo Ricci; riferisce della mozione approvata nel febbraio 2015 dai Verdi in consiglio Regionale che chiedeva l’annullamento del provvedimento ministeriale e della volontà dell’ex assessore del comune di Pesaro ed ora consigliere regionale Andrea Biancani di trasformarla in pista ciclabile. Adinolfi  sottolinea il costante impegno dell’associazione FVM che, grazie a numerosi studi, manifestazioni, incontri e  dibattiti, ha mantenuta  viva la memoria storica della ferrovia   al punto da produrre e consegnare “ gratuitamente “ al sindaco di Urbino il  progetto preliminare di ripristino elaborato in collaborazione con due Società di ingegneria, di importanza nazionale, specializzate in lavori ferroviari”.

“Piaccia o non piaccia – chiosa l’Associazione Ferrovia Valle Metauro – la ferrovia Fano-Urbino, nonostante i quasi 30 anni senza treni, non si può definire “un caro estinto” né associarla alle entità ectoplasmatiche del genere “fantasmi”. Anzi è tanto visibile e così importante per il nostro territorio che è riuscita, negli anni, ad  attirare l’attenzione di qualificati scrittori e giornalisti  fino a diventare un  capitolo-denuncia di una pubblicazione che illustra ed esamina, con passione e con precise argomentazioni, le molteplici difficoltà  di viaggiatori e pendolari in  Italia”.

Gerardo Adinolfi, 1987, è un giornalista professionista, collaboratore di Repubblica, a Firenze, e di Ossigeno per l’Informazione. Ha scritto Dentro L’inchiesta, l’Italia nelle indagini dei reporter (Edizioni della Sera 2010) e l’eBook La donna che morse il cane. Storie di croniste minacciate (Informant, 2012).

Stefano Taglione, 1987, è un giornalista professionista freelance e collabora con il quotidiano Il Tirreno. Ha lavorato per Mediaset e gestisce il live blog #pendolaritoscana sul iltirreno.it. Ha frequentato la scuola di giornalismo della Libera università di Lingue e comunicazioni Iulm.

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