Confesercenti e Confcommercio all’unisono sull’outlet di Mondolfo: “Insensata delibera del Consiglio Provinciale”

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1 dicembre 2015

Roberto Borgiani e Amerigo Varotti*

MONDOLFO – Leggiamo con sconcerto il parere positivo espresso dal Consiglio provinciale sulla realizzazione di un nuovo grande outlet nel comune di Mondolfo. Ancora più sconcertanti sono le motivazioni che hanno accompagnato questa scelta: l’outlet porterà sviluppo, attrattiva e nuova occupazione per il territorio, aprendo nuove opportunità anche turistiche.

Roberto Borgiani

Roberto Borgiani

Davvero si vuol far passare questo progetto distruttivo per un’opportunità?

Davvero si può pensare che oltre 100 nuovi negozi di abbigliamento ed accessori, riuniti in un unico grande spazio commerciale di 30 mila metri quadrati –questi sono i numeri sbandierati dal sindaco Cavallo- non saranno un vero e proprio terremoto per le piccole e medie attività delle nostre città che cercano, con fatica, di sopravvivere?

Il mercato è già saturo e nuova offerta significherà la morte di molti negozi

Ma tanto, dicono con grande lungimiranza i sostenitori dell’outlet, le piccole attività stanno chiudendo anche ora che il progetto è ancora sulla carta. Come dire alle centinaia di imprese, per lo più familiari, che costituiscono nervi e cuore dell’economia locale, per voi non c’è più nulla da fare. Cioè come dire a migliaia di lavoratori che perderanno il loro posto di lavoro di prenderne atto, perché così è. Come dire che il futuro dei nostri centri storici è segnato, perché, svuotandosi di negozi, a poco a poco diventeranno sempre meno frequentati e sempre più insicuri. Di tutto questo, chi ha votato il sì al progetto dell’outlet dovrà assumersi la propria responsabilità.

Amerigo Varotti, direttore provinciale di Confcommercio

Amerigo Varotti

Perché lo sappiamo, i nuovi posti di lavoro che arriveranno con il nuovo outlet non basteranno a bilanciare quelli persi. Perché le risorse spese nella grande struttura non rimarranno nel territorio, ma saranno drenate via a beneficio di realtà nazionali o estere, più o meno come accadrà con Banca delle Marche, salvata a spese degli azionisti marchigiani e presto venduta a una banca nazionale o straniera con tutti i risparmi dentro.

Perché non è vero che ci sarà nuovo turismo: chi arriva, compra e se ne va, come è giusto che sia dal momento che viene per quel motivo e non per visitare musei, passare qualche ora in un bel ristorante del territorio, fare una vacanza al mare o conoscere il nostro bellissimo entroterra.

Però l’outlet sarà un’attrattiva, dicono. Se lo sarà –il dubbio è lecito visto che quello della grande cittadella commerciale è un modello superato e in molti casi non più competitivo- sarà soltanto a beneficio esclusivo dell’outlet stesso e non del territorio, ripagato con traffico e inquinamento. E poi, davvero vogliamo riqualificare la nostra offerta con il ‘turismo dell’outlet’?

Fatichiamo quindi a capire di quale sviluppo parlino i nostri consiglieri provinciali. Non certo occupazionale, né dell’economia locale. Non certo dello sviluppo delle nostre imprese, né di un turismo di valore che, come tale, dovrebbe basarsi sulle tante ed enormi potenzialità di questo territorio -cultura, ambiente, enogastronomia- e non sulla presenza di un mega outlet da 100 nuovi negozi dei quali, davvero, non abbiamo bisogno.

*Direttori Provinciali Confesercenti e Confcommercio

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