Aspettando Alma-Vis, Fano e Pesaro si confrontano le piazze. Il derby sotto l’albero secondo Candelora

di 

2 dicembre 2015

Sandro Candelora*

Piazza del Popolo illuminata NataleFANO – Apparire ed essere. Forma e sostanza. Patinata ancorché elegante freddezza contro calda poesia della festa più bella dell’anno. Mettetela come volete ma tra Fano e Pesaro è già scontro di campanile, ancor prima che ad immediato ridosso del Natale vada in scena l’eterna sfida tra Alma e Vis, che si annuncia tanto per cambiare al calor bianco. A dividere le due fazioni è l’allestimento delle rispettive piazze principali, con tanto di sfottò e pernacchie reciproci, all’insegna dell’insanabile mutua pretesa di superiorità. Interveniamo nel dibattito perché ci sentiamo tirati per la giacca, alla luce delle amenità di vario genere e provenienza udite su più fronti. Dunque, là si mette in piedi una scenografia che vuole scimmiottare (invero alquanto pateticamente) le maggiori metropoli del mondo, in un tripudio di luci, colori ed estemporanee installazioni. Tutto bello, quasi perfetto, ma solo per chi non ha mai visto nulla al di fuori del proprio orticello privato. Di più, l’atmosfera è scarsamente coinvolgente e trasmette anzi un senso di algida falsità.
L'albero natalizio in Piazza a FanoQua si punta di contro sull’arte e si innalza un abete di legno che altro non è che un’immensa rappresentazione pittorica di quel maestro dell’immaginario cittadino che è Paolo Del Signore. Vi si ritrovano, trasfigurati, tutti i simboli della Natività, frammisti all’evocazione dei luoghi più significativi di Fano. Suggestivo, ispirato, denso di richiami. Si gode con gli occhi e si apprezza con l’anima. Dice che è brutto solo chi ha paura del nuovo e, da provincialotto, invidia sempre e comunque l’erba del vicino, anche se è ridotta a paglia. Per assurdo, pure la Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona è una disarmante incompiuta e fa inorridire gli esteti ma provate a toccarla ai catalani, che l’hanno elevata a loro simbolo identificativo. E, a proposito di modi di esistere, a ben guardare le realizzazioni altro non fanno che fotografare al meglio due mondi lontani quant’altri mai, nella loro solo apparente vicinanza. Ancora una volta al di là del Fosso va in effetti in scena una grandeur tipicamente francese cui in riva al Metauro si risponde con una ben più profonda essenzialità. Di fatto, la riproposizione della storica, incancellabile differenza genetica tra cugini nelle cui vene scorre paradossalmente sangue diversissimo. De sempre antitetico e quindi giammai compatibile.

*Opinionista Pu24

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>