Inaugura il 3 dicembre a Urbino la retrospettiva dedicata a Andrea Di Marco

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2 dicembre 2015

URBINO – Si inaugura a Urbino, nei suggestivi ambienti di Casa Raffaello e negli spazi della Data (Orto dell’Abbondanza), la retrospettiva dedicata a Andrea Di Marco, a cura di Umberto Palestini e Alberto Zanchetta. Dopo l’omaggio che il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone ha allestito all’indomani della scomparsa dell’artista, e a breve distanza dalla retrospettiva tenutasi nel marzo di quest’anno alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, che segna il primo importante riconoscimento dedicatogli dalla sua terra natia, la Sicilia, quella di Urbino è una mostra altrettanto significativa, perché nella città di Raffaello Sanzio, Federico Barocci, Gerolamo Genga, Federico Brandani e Timoteo Viti si è formato lo stesso Di Marco, che qui frequentò l’Accademia di Belle Arti nei primi anni Novanta. Anni eroici ed esemplari, dove cominciavano a strutturarsi progetti culturali e didattici imperniati su mostre o eventi che diventarono palestre formative per un gruppo di giovani allievi.

Come racconta Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Urbino e curatore della mostra: «Nel 1992 la mostra All’ombra di Piero, realizzata per celebrare il quinto centenario della morte di Piero della Francesca e allestita nei suggestivi spazi della Rampa di Francesco di Giorgio Martini a Urbino, segna la conferma del talento creativo di un manipolo di allievi tra i quali spiccavano i lavori di Mario Consiglio, Fulvio Di Piazza, Federico Barbolini, Benedetto di Francesco, Antonio Paoloni e ovviamente Andrea Di Marco. Erano anni, quelli, in cui erano tornati a insegnare nell’istituzione urbinate artisti del calibro di Calzolari e Pulini, si tenevano inoltre conferenze e seminari con intellettuali della statura di Pierantoni, Scalia, Boatto, Menna, Guerra, Grazioli, Bonito Oliva. L’Accademia, allocata nella settecentesca struttura del Convento dei Cappuccini, offriva agli iscritti del corso di pittura dei piccoli studioli, permettendo loro di avere una parete “tutta per sé”. In uno degli studioli creava e bivaccava Andrea Di Marco. Entrare nel suo spazio creativo era come immergersi in luogo completamente imbrattato di schizzi colorati. Andrea faceva incetta di stoffe recuperate in mercatini o scovate nei bidoni dei rifiuti che nelle sue mani diventavano le tele sulle quali faceva apparire strani pesci dalle forme guizzanti o tracciava le rotte improbabili di imbarcazioni in balia di acque fangose».

AndreaDeMarco_invito DEFPer chi non ha mai conosciuto personalmente l’artista, o non ha mai avuto occasione di vedere una sua opera, si potrà fare un’idea rileggendo un’intervista in cui gli era stato chiesto in quale corrente ritenesse di poter collocare la propria ricerca pittorica, la pronta risposta fu: «Sono un indipendente, provo simpatia per gli outsiders, mi affascina la corrente del golfo». Ipso facto, il titolo della mostra urbinate tiene fede a questo suo spirito ironico, collocandolo fuori dai generi e dal tempo, così come accadeva nei suoi quadri. L’esposizione raccoglie infatti un nutrito corpus di opere che ripercorrono gli esordi dell’artista e il periodo della sua maturità, fino al tragico novembre del 2012. Nello spazio Data verranno allestiti i dipinti su tela mentre a Casa Raffaello si potranno vedere i lavori su carta, permettendo così al pubblico e agli estimatori di approfondire la tensione verso la pittura che ha sempre contraddistinto l’autore. La quotidianità con cui si cimentava l’artista era una realtà sempre eccentrica, persino eccessiva per la sua capacità di mettere in evidenza ciò che risultava invisibile o poco interessante agli occhi di chiunque altro. Di Marco non intendeva raccontare una storia, egli descriveva semmai una condizione esistenziale: intraprendendo un percorso all’insegna del Realismo, l’artista era riuscito a travalicarne l’aspetto letterario, in pratica la pittura era diventata l’unica storia che valeva la pena descrivere. Andrea Di Marco è stato un cantore delle stazioni di servizio accecate dal solleone, degli Apecar parcheggiati in prossimità di muretti costruiti con della candida calce, degli ombrelloni chiusi (in attesa di stagioni più propizie) al fianco di piccole baracche colme di salvagenti e gommoni gonfiabili. Grande giocoliere dei luoghi quotidiani, l’artista ci hai regalato una pittura che è poesia priva di ogni leziosità, visioni fulminee di un tempo consegnato a futura memoria che solo un assurdo destino è riuscito ad interrompere tragicamente, ma che rimarranno indelebili nella sua pittura, per sempre. La retrospettiva di Andrea Di Marco si lega al progetto Factory: una collaborazione tra L’Accademia Raffaello e l’Accademia di Belle Arti di Urbino per presentare artisti che, formatisi nell’istituzione urbinate, si sono distinti nel mondo dell’arte per la qualità della loro ricerca espressiva. Vista l’importanza dell’evento, la Città di Urbino apre i suoi prestigiosi spazi espositivi a un autore di punta della ricerca pittorica contemporanea.

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