Il padre che hai sognato era il mio quindi… “NON TI PAGO”, ANZI, TI STRAMALEDICO!: al Rossini la compagnia di Luca De Filippo

PESARO – C’è tutto il teatro di Luca De Filippo, c’è tutta la napoletanità della drammaturgia campana, c’è tutto quanto della tragicommedia eduardiana. C’è tutto ma, purtroppo, non c’è più lui, Luca, recentemente scomparso, a farsi travolgere dalle ovazioni del pubblico. Consoliamoci però del fatto che, qualora lo vedesse, il regista stesso apprezzerebbe il suo più che degno sostituto Gianfelice Imparato (commediografo e regista di rango). Va anche registrata un’altra sostituzione, quella di Antonella Cioli al posto di Carolina Rosi, figlia del famoso regista Francesco. Fin qui la cronaca.

La sinossi: il gestore di un botteghino del Lotto, Ferdinando Quagliolo, è una sorta di ludopatico, un giocatore assiduo ma sfortunato. L’esatto contrario è il suo aspirante futuro genero e dipendente Mario Bertolini, che interpreta i sogni e vince spesso. Una sostanziosa quaterna gli frutta 4 milioni (del vecchio conio ovviamente) ma il suocero-titolare rifiuta di pagare la vincita sostenendo che i numeri sono stati dettati dal suo defunto padre, in sogno, a Mario anziché a lui per mero errore dovuto al cambio di domicilio. Evidentemente è l’invidia ad accecarlo e a suggerirgli comportamenti molto sopra le righe, la stessa rabbia che lo spinge a maledizioni e litigi pur di accaparrarsi il “malloppo” dopo aver sequestrato il biglietto vincente con un colpo di mano..

La commedia in tre atti (che vide il suo esordio il giorno dell’Immacolata di 75 anni fa al Teatro Quirino di Roma) non ebbe, all’epoca, il favore della critica, pur riconoscendo il valore degli attori. Il che non fu una grande fatica trattandosi di straordinari interpreti della Compagnia di De Filippo.

Quella portata in scena al Rossini di Pesaro è la pièce che il capostipite di famiglia, Eduardo in prima persona, definì “una commedia molto comica che, secondo me, è la più tragica che abbia mai scritto”. In effetti, a zoomare sulla storia surreale, vedi distintamente (oltre alla superstizione che contraddistingue da sempre il napoletano verace) l’indolenza, l’accidia, la credenza popolana. Ma é il sogno che si quasi si confonde con la realtà la dominante dell’intero lavoro. Il sogno della buonanina, certo, ma l’insicurezza, il ricatto misto al dispetto, la morte, la rivalsa con la maledizione e altro ancora in un mix che diverte e sconcerta all in one. Una messinscena, in ogni caso, che prosegue il lavoro di approfondimento sulla drammaturgua dell’ineguagliabile Eduardo, ferma restando la magistrale interpretazione di Imparato che – a tratti – reincarna più che Luca proprio Eduardo. Suo, infatti, l’incedere, sua la timbrica nasale, sua infine, perfino la taglia in più della giacca nella quale il Grande pareva essere caduto dentro. Ma sono particolari. E’ invece peculiare è la performance della Cioli che ha guadagnato più di qualche applauso al termine delle sue sparate, cariche di napoletanità, dirette all’ottusità del marito padre/padrone di una famiglia patriarcale tipica dell’immediato dopoguerra. Bravi certamente tutti fluidi e sicuri nei movimenti in scena, ma più che apprezzata la mimica coinvolgente di Nicola di Pinto (l’uomo di fatica di Don Ferdinando) e la caratterizzazione di Giovanni Allocca (più che un curioso avvocato una sorta di azzecagabugli made in Napoli). Un paio d’ore che scivolano sulle battute, sulle pause e soprattutto sull’affiatamento di un “gruppo”, quello creato da Luca, che imprime ritmo alla commedia che ha il pregio di non cadere mai di tono e di guadagnare a ragione e ripetutamente gli applausi di un pubblico divertito. E se è vero, come è vero, che i tempi sono cambiati, che alle figlie non s’allentano ceffoni, che le mogli non si zittiscono più come nell’Italia degli anni Quaranta è altrettanto vero che i sentimenti e i vizi rimangono quelli di sempre e da sempre. L’avidità, l’invidia, l’ignoranza, la strafottenza, la prevaricazione erano e restano mali incurabili. Parola di… Don Ferdinando Quagliolo!

Gli attori Carmen Annibale, Nicola Di Pinto, Viola Forestiero, Massimo De Matteo, Paola Fulciniti, Andrea Cioffi, Federica Altamura, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Giovanni Allocca.

La scenografia è di Gianmaurizio Fercioni, i costumi di Silvia Polidori, le musiche di Nicola Piovani e le luci di Stefano Stacchini

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