La Vis saluta Giovanni Dominici, il più giovane capitano della storia moderna biancorossa

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17 dicembre 2015

Vis-Sambenedettese

Giovanni Dominici

Diciamolo francamente. Stride non poco l’addio ai colori biancorossi di Giovanni Dominici, il più giovane capitano che la storia moderna della Vis ricordi, a pochi giorni dal derby col Fano. Giovanni, 21 anni appena ma farciti da 159 presenze e 8 reti (pesantissime quanto decisive) esclusivamente in maglia pesarese, uscito dalla cantera vissina, cresciuto insieme al gemello Eugenio nella generazione di fenomeni pescati nei quartieri di Pesaro da dirigenti che avevano tenuto vivo il cuore biancorosso nell’immediato post-fallimento, non paga solo la regola sull’utilizzo degli under che, complice il ripescaggio estivo in D e un brutto infortunio alla mano, l’ha relegato in panchina se non in tribuna dopo cinque anni passati senza mai saltare una partita. Giovanni paga un progetto vissino che, dopo i brillati risultati colti all’inizio, non ha saputo progredire per molti motivi avvitandosi, accartocciandosi ed esasperandosi su se stesso. Ora perdiamo (peraltro a costo zero) uno dei più cristallini e seri talenti del calcio pesarese. Un peccato colossale.

L’idea di partenza, anni fa, era stata quella di una Vis pesaresissima, punto di riferimento per i giovani talenti del territorio. Speriamo che la nuova dirigenza (da applausi per come sta cercando di raddrizzare la stagione a suon di investimenti che da queste parti non si vedevano da anni), superato questo delicato momento, superata la pressante scivolosità della contingenza, possa progettare in un futuro prossimo una squadra che, con tutte le proporzioni del caso, come il Barcellona, poggi su una cantera adeguata (con tecnici e maestri di calcio) che sappia, in prima squadra, valorizzare al meglio i propri ragazzi. Non lanciarli allo sbaraglio, ma esaltarli in un contesto all’altezza.

Questo addio rappresenta bene quello che è stato il parziale fallimento della vecchia gestione vissina: talenti del territorio, nati e cresciuti indossando il biancorosso, e poi non sempre aiutati a compiere il definitivo salto di qualità. O bruciati, o fatti lanciare senza paracadute, presto dimenticati o peggio ostacolati. Lorenzo Paoli, Giacomo Ridolfi e Alberto Torelli restano le splendide eccezioni, perché per tre che sono arrivati tra i pro (anche se il discorso di Paoli è diverso per tanti motivi) ce ne sono stati molti altri, troppi, persi per strada. Da Ale Rossi (oggi tornato alla casa madre) a Niccolò Rossi, solo per citare i nomi più eclatanti. Un parziale fallimento creato non riuscendo a costruire una squadra in grado di puntare al vertice della categoria e quindi di valorizzare i Dominici della situazione, né riuscendo a mantenere la lucidità necessaria nel lasciarli andare via quando era il momento giusto.

La speranza è che, un domani, Giovanni possa tornare a rivestire il biancorosso, maturato ulteriormente, magari insieme al gemello Eugenio, al talento di Niccolò Rossi, con Paoli, Alberto Torelli e Ridolfi. Una superVis pesarese, cresciuta nella Vis, e in grado con altri pochi innesti di qualità far tornare finalmente Pesaro tra i professionisti.

Dominici, capitano della Rappresentativa di Serie D al Torneo di Viareggio di qualche anno fa, è stato seguito per anni dall’Ancona e poi dalla Samb. Ora merita di trovare una società che scommetta su di lui (il Gubbio di Peppe Magi?) e che lo aiuti a riprendersi questi mesi persi. Se lo merita il ragazzo, se lo merita il calcio pesarese.

Un tifoso della Vis

Ndr: Articolo condivisibile sotto diversi aspetti. Va detto, comunque, che – pur tra gli innegabili errori di valutazione di cui anche i diretti interessati si sono in ultimo assunti le responsabilità – il lavoro sui giovani effettuato a Pesaro negli ultimi anni è stato preso a modello da diversi altri club. E purtroppo non tutti i giocatori lanciati, poi, ce la fanno ad arrivare tra i professionisti. L’auspicio, come dice l’articolo, è che ce la facciano un domani, magari con la stessa maglia biancorossa.

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