Vuelle: ok la vittoria, ma servono alternative alla Daye-dipendenza

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21 dicembre 2015

PESARO – L’occasione era davvero di quelle ghiotte, con Capo d’Orlando senza il suo miglior giocatore – Jasaitis – e senza il cambio del lunghi, Nicevic. E infatti la Vuelle sembrava finalmente in grado di portare a casa una vittoria senza soffrire troppo, dopo un primo tempo giocato su buoni livelli, contro un’avversaria in palese confusione tattica, che si affidava ad una banda di ventenni di buone speranze, ma all’apparenza ancora troppo acerbi per questi livelli. Così sul 52 a 33 per Pesaro dopo 22 minuti, siamo pronti a scommettere che molti tifosi biancorossi, l’abbiano “data su” cambiando canale o spegnendo la radio, pensando che la vittoria fosse ormai stata raggiunta con largo anticipo per una volta. RILEGGI QUI LA CRONACA DEL MATCH

Christon difende su un attacco di Capo d'Orlando

Christon difende su un attacco di Capo d’Orlando

Niente di più sbagliato, perché noi siamo Pesaro, nel bene e nel male. E l’esperienza di questi ultimi quattro travagliati anni ci ha insegnato che non si può mai stare tranquilli, neanche sul più venti. Neanche se di fronte abbiamo una squadra che sembrava aver mollato gli ormeggi. Mentre è stata la Vuelle a naufragare appena Daye ha dovuto rifiatare in panchina. Dopo aver passato 25 minuti ad insegnare basket agli avversari e anche ai compagni, che ormai vedono in lui quel punto di riferimento che Christon non è mai stato e non sembra voglia diventare in tempi brevi. Infatti è stato sufficiente che Austin scendesse leggermente di livello per rivedere la Vuelle pre-Daye. Quella dell’uno contro uno continuo, quella dell’attacco confusionario e della difesa rivedibile, insomma quella del basket confusione che ha caratterizzato le prime nove giornate, passate a chiedersi come si possa giocare una partita di pallacanestro in serie A, senza un vero centro. Domanda che onestamente ancora ci poniamo, almeno finché lo staff biancorosso non riuscirà a firmare – dopo aver tagliato Shelton – un pivot diverso da Walker. Che fa quasi tenerezza con le sue mani morbide morbide, che non riescono a trattenere un passaggio neanche per sbaglio e, fidatevi, giocare senza avere la possibilità di appoggiare ogni tanto uno scarico dentro l’area non è semplice neanche nelle categorie inferiori. Figuriamoci in serie A, dove non ti concedono un paio di secondi e di metri per metterti a tuo agio. D’altra parte era prevedibile che Candussi non riuscisse a replicare la buona prestazione offerta contro Venezia e, se ci mettiamo anche quella che probabilmente è stata la peggior partita di Gazzotti in maglia Consultinvest, riemergono come per magia tutti i problemi che Pesaro si porta dietro fin dalla primissima giornata e che lo staff biancorosso sa di dover risolvere, anche se il mercato dei comunitari attualmente non offre tantissimo e contro Milano – mercoledì sera – non ci saranno novità, considerando che i tesseramenti si chiudono oggi a mezzogiorno.

Alla fine Pesaro ha portato a casa la vittoria, in un turno che non è stato proprio favorevole, con Torino e Bologna che hanno portato a casa successi forse insperati, per una classifica che comunque rimane molto fluida, con la Manital a sei punti e cinque squadre – compresa la Vuelle – appaiate al penultimo posto a quota otto, ma il calendario nei prossimi sei giorni, prevede due turni complessi: contro la capolista Milano e la trasferta del 27 a Cantù, contro un’Acqua Vitasnella in forte crescita e se Pesaro vorrà schierare il nuovo centro in Brianza, dovrà tesserarlo entro le ore 11 della vigilia, ipotesi che in questo momento vediamo molto difficile da realizzare. Staremo a vedere, godendoci per 24 ore questa vittoria, importante anche in chiave confronto diretto, ma consapevoli che i quattro successi ottenuti finora, sono arrivati anche con un pizzico di fortuna, contro avversarie che hanno avuto qualche defezione imprevista nel proprio roster. Ma ci vuole anche il fattore C. Per carità, nella vita, ma ci sentiremmo più tranquilli se il fattore C nel prossimo futuro corrispondesse ad un Centro, in grado di farsi valere in questa serie A.

 

I PIU’ …..

Primo tempo: Trascinata da Daye, la Vuelle tira fuori venti minuti di buona pallacanestro, con una difesa attenta e il controllo dei rimbalzi, lasciando a soli 30 punti una Betaland in palese confusione.

La VL dopo la vittoria in campionato

La VL dopo la vittoria in campionato

Jevhon Shepherd: Niente di eccezionale per carità, ma il suo compito lo svolge con diligenza, chiudendo un paio di contropiedi, segnando una tripla importante e rendendosi utile anche in difesa nei 23 minuti trascorsi sul parquet.

Austin Daye: 28, 16, 40, se volete giocatevi questo terno sulla ruota di Palermo, numeri che corrispondono rispettivamente ai punti, rimbalzi e valutazione ottenuta da Austin a Capo d’Orlando. Dopo un primo tempo da conservare e riguardare nei momenti tristi, torna sulla Terra nella ripresa, anche se mette la zampata decisiva con la stoppata finale. Ma soprattutto continua ad essere un punto di riferimento, anche vocalmente, per i compagni, con quei timeout improvvisati a metà campo, nei quali trova il tempo di caricare e rimproverare un gruppo che, non avendo la sua classe, ha bisogno di essere messo costantemente sotto pressione.

 

… E I MENO DELLA SFIDA CAPO D’ORLANDO – PESARO

Maurice Walker: Senza Nicevic e con il solo Oriahki che giocava centro per la Betaland, aveva finalmente l’occasione di combinare qualcosina, ma il centrone canadese incappa nell’ennesima serataccia, con un solo canestro realizzato e la conferma delle enormi difficoltà nell’adattarsi al campionato, difficile che possa migliorare.

Nicolò Basile: Ci aspettavamo una conferma da parte sua, dopo le due ultime discrete prestazioni, invece il capitano torna nella mediocrità, non riuscendo mai a rendersi veramente utile, considerando anche che, con la crisi di Christon, avrebbe l’occasione di rimanere tanti minuti sul parquet.

Marco Ceron: Se il tiro da fuori non gli entra, dovrebbe variare il suo gioco offensivo, cercando magari di attaccare il ferro con maggior continuità, invece anche in Sicilia, si intestardisce a tirare dai 6.75, con una sola tripla a segno su quattro tentativi.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA:

L’arrivo di Daye è un valore aggiunto da non disperdere e coltivare con cura, anche se era prevedibile che Austin scombussolasse completamente il modo di giocare della Consultinvest. D’altra parte, se prendi un giocatore con cinque anni di esperienza in Nba e lo inserisci in un gruppo di under 23, non gli chiedi di fare il compitino, ma gli affidi completamente la squadra e, anche in futuro, non stupitevi se continuerà a prendersi quella ventina di tiri a partita che si è procurato finora (23 su 54 nelle tre partite disputate), soprattutto perché gli viene naturale e dopo aver faticato per cinque stagioni oltreoceano, non gli sembrerà vero di potersi prendere un numero così alto di conclusioni. Ma la pallacanestro rimane uno sport di squadra e un giocatore da solo non può vincere tutte le partite. E Austin sembra averlo capito fin dal suo esordio a Caserta, dove pur non trovando la via del canestro, si era già assunto il ruolo di leader di questa Consultinvest.

Vuelle Consultinvest Pesaro

Daye. Foto Baioni

In America dicono che i grandi realizzatori sono quelli che guardano il tabellino, ma che i grandi giocatori sono quelli che guardano la classifica. Siamo convinti che Daye sia un grande giocatore per l’Europa, uno di quelli che finché ci sarà bisogno dei suoi punti, continuerà a prendersi le sue responsabilità, ma disposto a farsi leggermente da parte, in caso cambiassero i valori in campo. Si spiegano così i tanti consigli e rimproveri elargiti continuamente ai compagni, sintomo della voglia che ha Austin di portare fuori dalle sabbie mobili, una Consultinvest che continua ad essere una formazione work in progress, dove l’arrivo di Shepherd potrebbe essere più importante del previsto, perché non sarebbe stato facile inserire in questo contesto, un altro giocatore con venti tiri nelle mani come ad esempio, LaQuinton Ross – in uscita da Cantù – mentre l’ex varesino ci è sembrato già calato nel suo ruolo, quello che gli chiede di farsi trovare pronto quando chiamato in causa, senza mai andare sopra le righe. Serviranno altre partite per trovare la quadratura del cerchio e servirà soprattutto completare finalmente il roster, con l’arrivo del sostituto di Walker. Ma il campionato non si ferma per le festività e non sarà facile per la Consultinvest continuare nella sua mini striscia vincente – Pesaro non vinceva due partite consecutive dallo scorso marzo – e tra 48 ore ci sarà Milano sulla sua strada, non proprio l’avversaria ideale per provare a raggiungere quota tre successi di fila, evento che non capita da maggio 2014.

DAGLI ALTRI PARQUET

Rimangono tre squadre al comando del campionato, dopo una dodicesima giornata che ha visto Milano fare il compitino nel posticipo contro Brindisi, rimanendo in vetta insieme a Reggio Emilia, che passeggia su una Caserta ancora provata dal caso Amoroso e alla sempre più sorprendente Cremona, arrivata all’ottava vittoria di fila dopo il successo casalingo contro Avellino. Perdono terreno Pistoia, che cede in volata sul campo della Virtus Bologna e Trento, sconfitta da un’Acqua Vitasnella Cantù in pieno fermento, dopo le dimissioni dell’ex presidentessa Cremascoli. Venezia si riprende dalla sua piccola crisi, rifilando 26 punti a Varese, mentre Sassari conferma tutte le sue difficoltà, dopo la sconfitta subita al supplementare a Torino, grazie al buzzer beater da metà campo dell’ex Jerome Dyson.

 

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