L’affondo di Cecconi: “La nostra sanità è allo sbando, colpa della politica”

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22 dicembre 2015

Andrea Cecconi

Andrea Cecconi

PESARO – “La situazione fotografata da il Sole 24 Ore sulla percentuale di emigrazione ospedaliera nella nostra provincia è la triste conseguenza di una gestione scellerata della Sanità pubblica da parte della politica che da decenni la cannibalizza”. A dirlo è Andrea Cecconi, parlamentare pesarese del MoVimento 5 Stelle.

“La provincia di Pesaro e Urbino è al 100esimo posto (su 110 province in tutta Italia) per la quantità di persone che scelgono di andarsi a curare al di fuori dai suoi confini. Siamo paragonabili a Reggio Calabria e in situazioni peggiori di Caserta e Caltanissetta, le cui Regioni sono in piano di rientro”.

“La cosa che più sconforta è la reazione della politica – continua Cecconi – che riesce ancora a sostenere che tutto sia risolvibile con la creazione dell’Ospedale Unico Provinciale anziché, una vota tanto, fare ammenda e riconoscere l’incuria con cui è stata gestita la sanità provinciale. Di fronte alla sistematica riduzione dei posti letto, all’allungarsi delle liste di attesa e al ricorso sistematico al day-hospital riescono davvero a sostenere che il problema sia promuovere la creazione dell’Ospedale Unico con il mare di appalti che ne conseguirà e da cui trarranno bei vantaggi”.

Gli esempi concreti, secondo il pentastellato, sono molteplici. “Che dire delle nomine politiche prive dei requisiti anche minimi di competenza, delle strutture abbandonate a se stesse con tanto di macchinari all’avanguardia, dell’assenza di controlli sulle prestazioni professionali e della costante incapacità con cui questa classe politica ha per decenni gestito il sistema sanitario locale, considerandolo più come una fonte di guadagno che non come un servizio pubblico”.

“I risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti – conclude Cecconi – e non saranno le nuove mura dell’ospedale unico a rendere questa classe dirigente capace di gestire il servizio sanitario con raziocinio e parsimonia”.

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