Crescentini ironica: “A Pesaro saldi iniziati con la svendita dell’ex Bramante”

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2 gennaio 2016

Roberta Crescentini

Roberta Crescentini

Roberta Crescentini*

PESARO – La soddisfazione espressa per la vendita dell’immobile ex Bramante appare del tutto fuori luogo visto che non si è venduto un bene che fa parte della storia della nostra città, ma si è svenduto. A seconda di quanti soldi servissero per far pareggiare il bilancio della Provincia e quindi non farne dichiarare il fallimento questo stabile ha avuto sempre valori di valutazione diversi ma soprattutto maggiori. Leggiamo infatti che nel Piano di Alienazioni e Utilizzo 2013-2015 l’immobile con valore di inventario di euro 5.714.876,14 aveva per l’anno 2013 come previsione di realizzo l’importo di euro 12.500.000, nel piano 2015-2017, la stima del ricavato di vendita era invece di euro 7.500.000,00.

Non dimentichiamo poi che nel maggio 2014 l’allora presidente della Provincia Matteo Ricci, durante la conferenza stampa di presentazione della Delibera di valorizzazione della zona e nella quale si dichiarava di voler procedere alla vendita dell’immobile, stimava un valore di realizzo pari a 9.000.000. Se consideriamo ora anche la nuova delibera del 2015, con gli aumenti di cubatura, il valore dovrebbe essere addirittura maggiore. Invece si è preferito fare cassa subito entro questo anno solo per impedire il fallimento dell’ente, ripeto svendendo per soli 4.500.000, una struttura in posizione strategica tra centro e mare con grandi possibilità di edificazione residenziale. Come tra l’altro espressamente dichiarato nel Decreto Presidenziale D.G. n.227/2015 della Provincia di Pesaro e Urbino che recita “tanto più in relazione alla imprescindibile necessità di reperire le risorse necessarie per il rispetto degli obbiettivi di finanza pubblica per il corrente anno”.

Come dichiarato infatti dal dottor Marco Domenicucci, il ricavato delle vendita servirà per circa 3.000.000 a ripianare debiti della Provincia, buchi di bilancio insomma, niente a che fare con la sicurezza del territorio. Solo circa 1.500.000 per la ristrutturazione della scuola alberghiera Santa Marta. Si preferisce quindi mettere in saldo a metà prezzo un bene pubblico di rilevanza pur di salvare poltrone ed evitare quindi imbarazzanti domande all’ex presidente della Provincia e agli ex assessori in carica nel periodo di gestione fallimentare dell’ente, che ora ricoprono ruoli importanti nei Comuni in Regione e in Parlamento, solo per citarne alcuni Ricci, Seri, Ucchielli, Minardi, Morani e via in avanti. Ricordiamo che in caso di dichiarato default dell’ente, gli amministratori ritenuti causa del dissesto non possono essere eleggibili in altre cariche pubbliche. Una tragedia per tutto il Pd provinciale. I politici hanno quindi chiamato soccorsi dall’alto.

Chi infatti, se non la Cassa Depositi e Prestiti, gestita direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, era in grado di pagare a vista il giorno stesso della vendita 4.500.000? Soldi accreditati il 30-12-2015 nel conto corrente della Provincia, un vero salvataggio in extremis, non solo per l’ente ma anche per tutti gli ex amministratori. Un vero “soccorso rosso” insomma. Che però ha impoverito la nostra città. Vediamo poi se e quando realmente l’area ex Bramante verrà davvero ristrutturata, veramente si pensa che un carrozzone come CDP abbia a breve interesse a iniziare la costruzione di appartamenti e terziario in questo momento economico? Oppure non è più realistico ipotizzare che questo immobile subirà la stessa sorte dell’ex colonia Villa Marina, del San Benedetto, del San Domenico? Tutte strutture di proprietà di enti terzi che non hanno più di tanto interesse nella bellezza della nostra città. Dopotutto, grazie al via libera della direzione Regionale Beni culturali, l’immobile può essere raso al suolo e ricostruito in tutta altra forma, forse aspetteranno che lo faccia il tempo. Leggendo il sopraccitato Decreto Presidenziale, inoltre, non viene menzionata la nota della Sovrintendenza del 2015 dove veniva sollecitata una valutazione di quanto sotto l’immobile si possa trovare come reperti archeologici prima della demolizione, ma solo quella del 2007 che lasciava invece piena libertà.

Sono sicura che ai miei dubbi sollevati risponderanno con “e il Santa Marta? Dove trovavamo i soldi se non nella vendita?”. A questo è facile rispondere. Li potevano trovare nella prevenzione, facendo lavori prima dei gravi danni dovuti alla mancata manutenzione ordinaria; nella richiesta di contributi statali per l’edilizia scolastica grazie al decreto del Fare del 2013. Tutte decisioni che doveva e poteva prendere l’ex presidente della Provincia Matteo Ricci, ma che non ha fatto. Ora i fondi invece si potevano reperire presso la Regione Marche che si stava attivando. Ma serviva una scusa accettabile ai pesaresi per giustificare la messa in liquidazione di un edificio storico che fa parte dell’identità cittadina per salvare invece le solite poltrone.

*Siamo Pesaro

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