Vuelle, rinnovo al bagno d’umiltà. Il ko con la Manital nell’analisi di Perugini e negli scatti di Baioni

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5 gennaio 2016

PESARO – Chiariamo subito un punto: non è Torino la squadra sulla quale Pesaro deve fare la corsa per non retrocedere, perché con gli innesti di Dyson e White e l’arrivo di un allenatore serio e preparato come Frank Vitucci, la Manital si toglierà velocemente dalle zone basse della classifica e potrebbe puntare anche ai playoff, avendo “solo” quattro punti di distacco dall’ottava. Mentre Pesaro ne ha “ben” quattro. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma mentre i piemontesi sono in piena crescita – tre vittorie nelle ultime quattro – la Vuelle non lo è. Bisogna prendere consapevolezza che, guardare verso l’alto in una stagione come questa è un peccato capitale e si dovrà ritrovare quell’umiltà che ha consentito alla Victoria Libertas di salvarsi in queste ultime tre annate.

Fatta la doverosa premessa, era in ogni caso una partita che si poteva vincere quella contro Torino, dopo un primo tempo ben giocato, con la palla che circolava coi ritmi giusti e il Daye versione “top player”, con 16 punti e 6 rimbalzi nei soli primi venti minuti. Poi si è spenta la luce. O meglio, coach Vitucci ha messo sul parquet il quintetto più fisico che aveva, con raddoppi sistematici su Daye che si innervosiva e perdeva di lucidità, non tanto in fase conclusiva, ma in quella della circolazione di palla, con un paio di passaggi diagonali sempre rischiosi da effettuare e un paio di assist intuibili dai compagni solo dopo averci giocato insieme per diversi mesi. Naturalmente una difesa asfissiante su un solo giocatore, lascia ampi spazi al resto della truppa. E se Ceron e Lacey non avessero collezionato un misero 1 su 12 dalla linea dei 6.75, Pesaro avrebbe almeno potuto portare il match ad un finale punto a punto, invece di mollare gli ormeggi a due minuti dalla sirena, rischiando un passivo fin troppo pesante per quello che si era visto fino a quel momento.

Insomma, dopo la brutta prestazione offerta a Cantù, dove la Vuelle è sembrata in completa balia dell’avversario, anche contro Torino si è avuta l’impressione che Pesaro sia arrivata impreparata all’evento, come quell’alunno che studia il giusto, sperando che il prof non gli ponga tutte le domande del programma, ma solo quelle che ha preparato, mentre Torino sembrava aver studiato anche sul pullman, preparata alle domande più insidiose ed imprevedibili. Tutto merito del nuovo professore Vitucci? Probabile e allora ci viene da chiedere se il professore che insegna a Pesaro da un anno esatto, sia ancora in grado di svolgere il suo compito, ovvero quello di farsi seguire dai suoi ragazzi, usando bastone e carota quando necessario, ma insegnando la lezione ogni settimana, perché le materie cambiano e non basta essere pronti in matematica, se ti vengono poste le domande sulla geografia.

Il roster attuale non verrà ritoccato dalla dirigenza biancorossa, salvo imprevisti, perché tutto sommato c’è ancora spazio e tempo per raggiungere la salvezza con un gruppo abbastanza bilanciato, con il giusto mix tra esperienza e gioventù, dopo il fallimento dei cinque rookies, ma si sapeva che con gli arrivi di Shepherd e Lydeka, la dirigenza biancorossa sia voluta andare sul sicuro, senza inseguire tutte le opportunità che il mercato gli proponeva, accontentandosi di quello che già conosceva. Scelta tutto sommato condivisibile, a patto che chi ha l’incarico di dirigere il tutto, sia in grado di svolgere efficacemente il suo compito, perché i dieci punti ottenuti in quindici giornate, tutto sommato non sono neanche malaccio, ma, per salvarsi, bisognerà conquistarne altrettanti nel girone di ritorno e potrebbero anche non essere sufficienti, se dalla Sicilia arrivassero dei segnali di risveglio.

Di seguito il fotoracconto di Consultinvest-Manital negli scatti di Filippo Baioni:

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I PIU’ ……

Francesco Candussi: In trasferta, sembra sempre un gattino smarrito, in balia degli eventi, ma in casa il buon Candu tira fuori gli attributi, lottando con i gomiti contro avversari più esperti e contro Torino meritava di rimanere in campo nel finale, con Lydeka che è andato in difficoltà contro White, mentre il gigante triestino sembrava in grado di tenergli testa in ambo i lati del parquet.

Primo tempo: Spinta da un Daye formato Nba, la Vuelle schiaccia sull’acceleratore, con otto uomini a segno, una buona circolazione di palla e il rammarico di averlo chiuso in vantaggio di sole sette lunghezze.

Rimbalzi: Dopo un brutto avvio, la Vuelle riesce a lottare ad armi pari con gli avversari, pur con qualche dimenticanza di troppo sul tagliafuori difensivo, finendo per catturarne cinque in più (38-33), con Daye a quota 10 e il trio Shepherd-Lydeka-Candussi a quota 6 ciascuno.

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO-TORINO

Tiro da tre: 5 su 24. Difficile per chiunque vincere tirando col 21% da tre, anche se Torino non ha fatto tanto meglio (6 su 25), ma è riuscita a bilanciare il numero delle conclusioni, sfruttando maggiormente il gioco dentro l’area colorata.

Trevor Lacey: Sempre ai margini del match, non riesce a dare il suo solito contributo, prendendosi poche responsabilità e finendo per sbagliare i tiri della possibile rimonta finale.

Palle perse e recuperate: 20 palloni gettati al vento – 8 Daye – 14 dei quali in una ripresa che ha visto la Vuelle andare in grosse difficoltà, con passaggi errati al proprio centro e ribaltamenti di fronte, facili prede della difesa torinese.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Ci sarà tanto da lavorare anche in questo 2016. Anno nel quale la Vuelle e i propri tifosi dovrebbero prendere consapevolezza che guardare verso l’alto è controproducente, smettendola di pensare in grande, anche se la classifica racconta che la zona playoff è a soli quattro punti. Ma è molto più preoccupante che sia rimasta una sola squadra alle spalle di Pesaro. I numeri raccontano che la Consultinvest, nelle ultime quattro partite, ha segnato 69 punti di media, con Daye che ne ha messi 22.5, cifre che raccontano dei problemi offensivi di una Vuelle che fatica maledettamente a giocare 40 minuti con la stessa intensità, andando dietro al suo leader nel bene e nel male. Apriamo brevemente il capitolo Daye: giocatore di assoluto valore, con una tecnica di tiro da inserire in una chiavetta Usb, da mandare in orbita nello spazio, per insegnare cosa si debba fare con un pallone di basket tra le mani anche agli extraterrestri. Ma anche lui è umano, soggetto a nervosismi e seratacce, da capire ed analizzare, senza comunque crearne un caso. E’ chiaro che le difese avversarie comincino a conoscerlo, raddoppiandolo fin sulla linea del tiro da tre, per non lasciargli troppo spazio disponibile, dandogli fastidio fin dal primo palleggio con gli esterni, come è chiaro che per uno abituato a giocare una ventina di minuti in Nba, non sia fisicamente semplice giocarne 40 in Italia. Dove le marcature sono molto più asfissianti e chiedere fallo a favore ad ogni azione è controproducente. Ma Austin è un ragazzo intelligente. Basta vedere che dopo un paio di violazioni di passi commessi alla prima partita, ha capito l’interpretazione europea del primo passo e si è subito adeguato, così come sta cercando di non commettere troppi falli, “togliendo la sedia” come si dice in gergo, ad avversari più grossi di lui che cercano di batterlo spalle a canestro. Ma si può sempre migliorare e, il passo in avanti, Daye lo potrebbe fare se la mettesse anche sul fisico, oltre che sulla tecnica. Siamo consapevoli che i suoi 211 cm non nascondono una massa muscolare da culturista e che in Nba non gli si chiedeva di fare a sportellate. Ma nel nostro campionato non si può solo giocare di fioretto ed avvicinarsi al ferro con decisione potrebbe essere un’arma più a disposizione sua e della squadra. Alchimie tattiche da metabolizzare in queste due settimane di pausa, senza voler gettare la croce addosso ad un ragazzo che è venuto a Pesaro con la testa giusta e che finora ha sbagliato solo il secondo tempo di Torino. Ma ai campioni si chiede anche l’impossibile e al nostro Austin per diventare un campione mancano solo piccoli dettagli.

DAGLI ALTRI PARQUET

Definita la griglia delle Final Eight di Coppa Italia, con Avellino che strappa l’ultimo posto disponibile battendo Venezia, con Brindisi che si è autoeliminata dalla corsa, perdendo in casa con Cremona. Fa scalpore il meno 37 rimediato dai campioni d’Italia di Sassari a Milano, anche se l’Armani deve cedere il primo posto momentaneo a Reggio Emilia, vittoriosa a Bologna nel mezzogiorno di Sky, continuano i momenti positivi di Pistoia, che si libera senza troppi affanni dell’ostacolo Capo D’Orlando, e di Trento che batte Caserta eliminandola dalle Final Eight, obiettivo fallito anche da Cantù che perde a Varese un acceso derby lombardo.

 

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