Ritrovato morto su una panchina del Miralfiore. La tragica fine di un 42enne pesarese

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6 gennaio 2016

PESARO – Ritrovato morto su una panchina vicino all’ingresso di via Cimarosa del Parco Miralfiore. E’ la drammatica fine del 42enne Rocco Bonaposta, pesarese e volto noto alla Caritas per una vita condotta da senzatetto. Una vita – come riporta l’odierno articolo del Messaggero a firma di Luigi Benelli – scivolata in una condizione ai margini della società, dopo che Bonaposta era pure laureato in filosofia e aveva spesso svolto il ruolo di insegnante in qualità di supplente. E’ morto al freddo, solo e abbandonato a sé stesso, stroncato per un arresto cardiaco. Da appurare quanto le basse temperature abbiano contribuito nel diventare concause del decesso. Il corpo senza vita è stato ritrovato da un passante che ha dato immediato allarme alla Questura. I soccorsi non hanno potuto fare altro che constatare un decesso avvenuto diverse ore prima del ritrovamento.

2 Commenti to “Ritrovato morto su una panchina del Miralfiore. La tragica fine di un 42enne pesarese”

  1. Donato scrive:

    Prima di pubblicare le notizie un ottimo giornalista dovrebbe ricercare la verità! Fa sicuramenete molto bene alle testate giornalistiche romanzare sopra la pelle degli altri pur di vendere, pur di fare notizia, pur di conservare la poltrona. Fa tuttavia meno bene a chi, dopo aver perso un figlio, deve apprendere dai giornali una realtà distorta. Rocco non era un senzatetto ma un ragazzo con delle difficoltà e una famiglia che per quanto fosse possibile lo ha aiutato pur non riuscendo per come desiderassero. Non era un ragazzo che il giorno del decesso si trovava a qualche minuto di distanza dall’ hotel dei profughi come hanno scritto certi giornalisti per strumentalizzare la notizia politicamente (http://voxnews.info/…/insegnate-senzatetto-muore-di…/ ), ma era un ragazzo che si trovava a qualche minuto di distanza da tutti coloro che vivono a Pesaro compreso gli stessi giornalisti! Mi chiedo quanti di questi abbiano “inavvertitamente” alzato la cornetta e parlato con la Madre, presso la quale viveva e pernottava, per approfondire e chiedere informazioni. Mi chiedo quanti di questi che si permettono di infierire su una Madre affranta dal dolore si sono chiesti che cosa avrebbero provato nel leggere la morte di un proprio caro associato a notizie non corrette. Mi chiedo se questi avranno mai il coraggio di alzare quella fatidica cornetta per contattare la Madre e chiedere scusa per le falsità riportate.Mi chiedo se questi abbiano coscienza del fatto che una penna può cambiare il mondo positivamente così come “uccidere” l’anima di una persona. Mi chiedo infine se costoro avranno il coraggio di stampare in prima pagina le scuse nei confronti di una Madre che vive il suo dolore e degli amici che in un modo o nell’ altro lo ricordano in maniera differente.La crescita è un processo continuo, quindi sappiate cari giornalisti, che se non troverete il coraggio di chiedere scusa ad una povera Madre che sta patendo un doppio dolore, avrete perso un’ opportunità di crescita che si manifesta nell’ alleviare la Madre di Rocco dall’ ulteriore sofferenza che le avete provocato.

  2. Marco Stefanelli scrive:

    Concordo con l’articolo qui sotto riportato…purtroppo di fronte a queste notizie mi affligge il cuore. Credo ormai che la indignità umana non conosce confine….siamo in una società guidata da false ideologie politiche…che assicurano quanto sia pateticamente debole e degradata questa povera società..Vergogna

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