Ospedale di Sassocorvaro occupato. La carica dei 55 sindaci incatenati: “La salute è un diritto”

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12 gennaio 2016

SASSOCORVARO – A Sassocorvaro è partita l’occupazione. L’ospedale è ufficialmente presidiato da questo pomeriggio alle 14 e lo rimarrà almeno fino a sabato mattina, quando ci sarà una nuova seduta della Conferenza dei sindaci di Area Vasta, seduta alla quale hanno confermato la propria presenza il governatore delle Marche Luca Ceriscioli, il direttore di Area Vasta Carmine Di Bernardo e il direttore generale dell’Asur Alessandro Marini, finora grandi assenti.

Nella serata di ieri si era svolta una partecipata assemblea pubblica nell’auditorium comunale, dove era presente parte dei sindaci del territorio, oltre a Fernanda Marotti del Forum provinciale per i beni comuni. Il sindaco di Sassocorvaro Daniele Grossi aveva confermato la sua intenzione di incatenarsi, intenzione che oggi è diventata realtà. Di ritorno da Ancona, dove si era recato con altri primi cittadini, è arrivato Maurizio Gambini, sindaco di Urbino nonché presidente della Conferenza di Area Vasta.

“Ad Ancona, davanti al palazzo della Regione, c’erano già dei protestanti e a noi ci hanno quasi impedito di entrare e non siamo stati fatti entrare – ha detto Gambini – Tra l’altro non sono riuscito ad incontrare nessuno perché in Commissione c’è stato detto che il documento redatto sabato, e firmato da 55 sindaci del nostro territorio, non risulterebbe valido. Ribadisco il fatto grave che Ceriscioli, anche assessore alla sanità, Di Bernardo e Marini non sono mai venuto in Conferenza nonostante gli inviti, e non hanno incontrato i responsabili della sanità pubblica, mentre hanno incontrato quelli del settore privato. Privato convenzionato, che si occuperà degli ospedali ai quali non sono più garantiti i servizi minimi dal 1° gennaio scorso”.

Ospedali che sono diventati infermerie, come hanno detto i primi cittadini, dove è garantito un PPI, Punto di Primo Intervento, h12 e non più h24, quindi non in grado di stabilizzare e prestare le prime cure a chi si presenta. Non è ancora arrivato il privato, quindi ci sono nosocomi che si trovano in un baratro di incertezza con la richiesta da parte degli utenti che, come riportato in alcune testimonianze, si sono trovati spiazzati e con il rischio di aggravare le proprie condizioni di salute.

Oggi pomeriggio è partito l’appello di Daniele Grossi, sindaco di Sassocorvaro. “Noi sindaci tuteliamo il diritto alla salute dei cittadini, ma abbiamo bisogno di voi – ha detto rivolgendosi ai cittadini – E’ partita l’occupazione dell’ospedale e stiamo cercando volontari che assieme noi facciamo turni di 2 ore h24 per dare un segnale forte a chi dovrebbe tutelare e garantire il diritto alla salute. Non vogliamo offendere nessuno e nessuna ideologia, io credo nella collaborazione tra sindaci, anche di idee diverse”.

Una risposta all’indifferenza che sarebbe stata dimostrata verso l’entroterra. A dare fastidio, però, c’è anche il taglio dei servizi e al repentino cambiamento delle promesse del 24 dicembre. La preoccupazione ieri in assemblea era palpabile anche nelle parole di Marco Renzi, sindaco di Sestino, che è sì fuori regione ma l’ospedale di riferimento per i suoi abitanti era Sassocorvaro, mentre ora è diventato Urbino. Urbino che continua a presentare una situazione veramente difficile. Dopo la quasi attuazione del piano Peifman – quelle delle grandi emergenze, tanto per intenderci – lo scorso venerdì si è trovato a dover fare i calcoli con gravi esuberi che sono stati tamponati con lo spostamento dei pazienti in altri reparti e all’ospedale di Sassocorvaro e Cagli, che distano diversi chilometri dalla città ducale. I sindaci chiedono che venga ripristinato un PPI ospedaliero h24, che abbia cioè alle spalle una struttura sanitaria effettiva, con reparti di Medicina generale e per la lungodegenza.

Ieri sera è arrivata la proroga, per ora di sei mesi, di ripristino dei servizi. Questo per i sindaci è un primo segnale ma il ripristino deve essere effettivo. Per poi far valere il loro diritto di area disagiata garantita dal decreto Balduzzi.

Maurizio Gambini ha dichiarato che, se non si arriverà ad una soluzione, chiederà agli altri 54 sindaci le dimissioni di massa.

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