Dirty Soccer, uno spiraglio per Ridolfi: “I giudici hanno visto che io non c’entro”

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13 gennaio 2016

Vis Pesaro-Olympia AgnonesePESARO – “Una batosta quando ho saputo che il procuratore aveva chiesto per me 3 anni e 8 mesi di squalifica. Ora, però, sono un po’ più sereno, perché il mio legale, l’avvocato Monica Fiorillo dello studio Chiacchio di Napoli, ha mostrato in aula i fotogrammi della partita per cui sono finito sotto inchiesta, e mi è stato detto che i giudici, che non li avevano mai visti prima, siano rimasti basiti”.

A parlare è Giacomo Ridolfi, 21enne calciatore della Vis finito nell’inchiesta “Dirty Soccer”, quella del Calcioscommesse, quando era un giocatore del Santarcangelo. La gara incriminata, quella per cui la Procura federale della Figc ha ipotizzato addirittura l’illecito sportivo, è il match che i romagnoli hanno perso a 5′ dal triplice fischio a Grosseto il 22 novembre 2014, quando il pesarese aveva giocato i 20 minuti finali. Dal filmato – mostrato ai giudici – si vede bene che Rido non c’entra affatto col gol subito, e che quindi la tesi dell’accusa dell’illecito sportivo verrebbe a cadere.

Piuttosto Rido ha un cruccio: “Il mio errore è stato l’essermi avvicinato troppo a una persona che millantava certe cose e che quantomeno al processo ha dimostrato di avere un po’ di coscienza”. Chiaro il riferimento a Daniele Ciardi, l’ex magazziniere del Santarcangelo, che nell’udienza di ieri avrebbe scagionato Ridolfi e gli altri tre giocatori della squadra romagnola finiti nei guai (Obeng, Guidone e Traoré).

Se l’illecito sportivo venisse stralciato, Ridolfi potrebbe incappare sì in una squalifica ma di qualche mese per omessa denuncia, sicuramente nettamente inferiore alla richiesta iniziale. Non resta che aspettare lunedì o martedì prossimo, sperando che la mannaia della giustizia sportiva non si accanisca contro un ragazzo che avrà anche commesso qualche leggerezza ma che – come giura chiunque lo abbia conosciuto – non si sognerebbe mai di vendere una partita.

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