Rossini Ameno: un altro sonetto in dialetto pesarese tradotto

di 

15 gennaio 2016

Rossini Ameno

Rossini Ameno

ROSSINI AMENO

Sonetti in dialetto pesarese, di Alessandro Procacci
Libera traduzione in italiano di Stefano Giampaoli

Prosegue la traduzione dei sonetti in dialetto pesarese che Alessandro Procacci ha raccolto nel libretto intitolato “Rossini Ameno”. Ecco il diciannovesimo sonetto:

XIX

Ma Rossini i piaceva d’magnè ben
(A Rossini piaceva mangiare bene)
e quest è risavud in tutt el mond,
(e questo è risaputo in tutto il mondo,)
i piaceva anca ‘l donn, queli un po’ tond,
(gli piacevano anche le donne, quelle un po’ tonde,)
e quest succed quant s’è bon italien.
(e questo succede quando si è buoni italiani.)

Se c’era de mezz l’art prò ‘l giva pien
(Se c’era di mezzo l’arte però andava piano)
anca sa’l donn; el feva… se…’l giocond
(anche con le donne; faceva … si il giocondo)
ma ‘ l dciva sempre el su pensir profond
(ma diceva sempre il suo pensiero profondo)
senza guardè nisciun, turch o cristien.
(senza guardare nessuno, turchi o cristiani.)

I dic un tel: – Maestro, ha Lei scoperto
(Gli dice un tale: – Maestro ha lei scoperto)
quella bella cantante che oggi regna… ?
del Teatro alla Scala è degna certo.

– No, i rispond, l’ho udita in un concerto;
(No, gli risponde, l’ho udita in un concerto;)
della scala soltanto sembra degna
ma del teatro… creda… no di certo.

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