I maledetti lunedì della Vuelle. L’analisi di Perugini e le foto di Baioni dopo il ko con Avellino

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19 gennaio 2016

PESARO – Due partite di lunedì e due sconfitte per la Consultinvest che spreca malamente l’occasione di tirarsi fuori dai guai, facendosi superare in casa prima da una non irresistibile Torino e poi da una buona Avellino. Squadra certamente destinata ad approdare ai playoff, ma che Pesaro ha avuto l’occasione di battere, in un match che ha confermato l’enorme difficoltà che sta vivendo la Vuelle in questo inizio 2016. Mese di gennaio che doveva essere una sorta di trampolino di lancio per provare ad abbandonare le ultime posizioni della classifica e che invece si sta rivelando una specie di via crucis per i ragazzi di Paolini.

E forse è arrivato il momento di parlare della conduzione tecnica di questa Consultinvest, con il buon Paolini che vede il bicchiere mezzo pieno, ma che invece rischia di essere molto più vuoto di quello che si pensi, perché in un campionato equilibrato come quello che stiamo vivendo, saranno i particolari a fare la differenza nel bene e nel male e finora Paolini non ha brillato per la tempestività delle sue decisioni tecniche. Questa Vuelle è ormai una squadra divisa in due, dove il quintetto straniero produce un basket a tratti anche spettacolare, mentre la panchina sembra un male necessario per far rifiatare i titolari, due realtà distinte che faticano ad amalgamarsi tra loro. E quando sul parquet ci sono contemporaneamente tre panchinari, arrivano puntualmente i controbreak degli avversari, vanificando i punticini di vantaggio faticosamente accumulati fino a quel momento. Ma invece di insistere col quintetto buono, per cercare di passare dal più 6 al più 12, dalla panchina arrivano i cambi programmati a tavolino e dal più 6, spesso ci si ritrova nuovamente sotto nel punteggio e non è un caso che il plus/minus dei quattro italiani contro Avellino sia stato di meno 32, mentre quello del quintetto titolare sia stato di più 7.

Naturalmente si devono far rifiatare i titolari per qualche minuto, anche se stiamo parlando di ragazzi giovani che devono giocare una volta alla settimana o anche meno e che potrebbero rimanere tranquillamente sul parquet per 35 minuti, ricordando ad esempio, che due stagioni fa, il trio composto da Turner, Anosike e Trasolini chiuse ai primi tre posti della speciale classifica dei minuti giocati in serie A con una media individuale non inferiore a 33 minuti. Ma un allenatore ha il dovere di essere sempre dentro il match e Paolini non è riuscito ad intuire come il break preso a fine terzo quarto dalla sua squadra – 14 a 3 per Avellino – fosse già decisivo per le sorti del match e anche se Pesaro era sotto di solo cinque punti, non era plausibile pensare di rimontare presentando all’inizio dell’ultimo tempo, il Candussi e il Ceron attuali contemporaneamente sul parquet e ritrovarsi sotto di dieci punti ne è stata la logica conseguenza. Poi le cose si sono aggiustate, con un quintetto atipico con Daye schierato da numero cinque, ma una volta recuperato il gap, non si è avuto il coraggio di compiere la mossa successiva, rimettendo dentro Lydeka al posto del confusionario Ceron, scegliendo di tenere il lituano in panchina, non per il problema al dito, ma per scelta tecnica, finendo così per giocarsi il tutto per tutto nell’ennesimo finale punto a punto. Minuti dove purtroppo manca terribilmente a questa Vuelle, l’uomo capace di prendersi sulle proprie spalle la squadra e trascinarla alla vittoria.

Ad inizio del’anno, scrivemmo come questo mese di gennaio potesse essere fondamentale – nel bene e nel male – per le sorti della Consultinvest e del suo allenatore, cinque partite, di cui tre casalinghe, che avrebbero segnato il cammino della Vuelle o verso la zona tranquilla della classifica o verso la sua coda. Per adesso sono arrivate tre sconfitte su tre incontri e il calendario propone l’insidiosa trasferta di Pistoia e il match casalingo contro Varese, non abbiamo mai fatto parte di quella categoria di persone che quasi si augurano che la propria squadra perda, in modo che l’esonero del coach diventi quasi doveroso da parte della società. Speriamo che la Consultinvest riesca a muovere la classifica al più presto, ma è chiaro che, in caso non arrivino le vittorie, ci si dovrà guardare intorno. Magari ricucendo il rapporto con Zare Markovski, coach che ha già allenato Pesaro e che tornerebbe volentieri in riva al Foglia, ma che non si è lasciato benissimo con la dirigenza pesarese nel 2013, con qualche screzio di natura economica al momento di rinnovare il contratto.

Di seguito gli scatti di Consultinvest-Sidigas di Filippo Baioni:

 

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I PIU’ ….

Semaj Christon: Sfiora la tripla doppia, con otto assist e sette rimbalzi, oltre ai soliti 19 punti a referto che confermano come Christon sia indispensabile in questa Vuelle. Che va in grosse difficoltà ogni volta che il suo numero otto torna a rifiatare in panchina, lasciando la cabina di regia a Basile o Lacey.

Jevhon Sheperd: Non è un tiratore puro e le due triple frontali sbagliate consecutivamente nei minuti finali, fanno parte della storia negativa del match, ma Jevhon confeziona una prestazione notevole, rendendosi utile in ambo i lati del parquet, segnando e catturando rimbalzi con buona continuità.

Tau Lydeka: Fa parte di quella categoria di giocatori che non si tira mai indietro e siamo sicuri che avrebbe fatto la sua parte nel finale, anche col problema al dito della mano. Ma il suo coach ha scelto di tenerlo in panchina, un vero peccato perché Tau fino al quel momento era stato un vero baluardo in difesa e anche in attacco si era fatto trovare pronto convertendo in due punti gli assist di Daye e Christon.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – AVELLINO

Nicolò Basile: Non è un play e vederlo superare in palleggio la metà campo è già un bel successo, così viene usato in coppia con Lacey, con l’americano a portare palla e Basile relegato nel ruolo di guardia, col piccolo problema che da fuori non la mette praticamente mai.

Giulio Gazzotti: Capiamo che non sia facile passare dal giocare trenta minuti da titolare ai cinque/dieci minuti concessigli dall’arrivo di Daye, ma in fin dei conti era arrivato a Pesaro con il preciso compito di uscire dalla panchina e di dare il suo contributo, ma il linguaggio del corpo di questi ultimi match, non ci piace per niente.

Marco Ceron e panchina: Suoi gli unici tre punti che arrivano dalla panchina per la Vuelle, con Ceron che purtroppo conferma tutti i suoi limiti tecnici e tattici, evidenziati in questi mesi passati a Pesaro, senza che si siano intravisti dei segnali di miglioramento.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA:

Esiste un caso Daye? Difficile dirlo, perché stiamo parlando del miglior realizzatore (21.1 punti) e del miglior rimbalzista (10.0) di questo campionato, dell’unico giocatore dotato di classe cestistica che sia arrivato a Pesaro in questi ultimi anni, ma è chiaro che anche Austin ha le sue colpe del momentaccio della Vuelle. Torniamo un po’ indietro, al Daye da oltre 300 partite in Nba, campionato che lo ha visto giocare tanto, ma mai da protagonista, in America, Daye era considerato un pessimo difensore, con tanti problemi nelle marcature dei lunghi più pesanti e fisici, difetto che si portava dietro anche in fase offensiva, dove girava al largo dall’area colorata, accontentandosi di qualche tiro dalla media o dalla lunga distanza. Negli States non riusciva a rendersi utile neanche a rimbalzo e, anche per questo, è finito ai margini del Nba, finendo per vivacchiare nella D-League, in attesa di una chiamata.

Fin qui i difetti, ma è innegabile che Austin abbia anche tanti pregi, specialmente in un campionato di livello inferiore come quello italiano: prima di tutto si sta rivelando un eccellente rimbalzista difensivo, avendo capito che i suoi 211 cm e il senso della posizione sono sufficienti per viaggiare costantemente in doppia cifra a rimbalzo, anche senza effettuare tagliafuori da manuale. Poi è un tiratore sublime piedi per terra, quasi una sentenza se trovato sugli scarichi, mentre i problemi cominciano a far capolino quando si intestardisce ad entrare dentro l’area in uno contro uno, sperando che gli venga fischiato qualche fallo a favore sui numerosi contatti che subisce, ma il metro arbitrale italiano è variabile come il cielo di luglio spazzato dal garbino e dovrà adattarsi in fretta, senza cadere nella trappola di protestare con gli arbitri.

Insomma, per chi lo ha visto giocare in Nba, questa versione di Daye è una bellissima sorpresa, con una continuità che non ha mai avuto nei suoi sei anni da professionista in America, ma se vi aspettavate un vero e proprio fenomeno, un uomo capace di farvi vincere ogni partita e di portare la squadra ai playoff senza fatica, avete riposto male la vostra fiducia. Perché Austin è un bellissimo finalizzatore, un buon passatore, un rimbalzista migliore di quello che si pensava, ma non può diventare a 28 anni, per magia, quello che non è mai stato nella sua carriera, ovvero l’uomo dell’ultimo tiro o quello che si carica la squadra sulle spalle per 40 minuti. Siamo più preoccupati per i suoi atteggiamenti che per la sua tecnica. Per quel brutto difetto di sottolineare gli errori dei compagni, che all’inizio poteva essere anche un pregio, a patto che lui fungesse da mentore per i compagni i più giovani, mentre dopo sette partite rischia di sortire una specie di effetto boomerang.

Personalmente, il rendimento di Daye sta andando oltre alle nostre aspettative, ricordando che nella sua presentazione lo paragonammo – con le dovute differenze – ad Andrea Bargnani. Giocatore che non sarà mai un vincente, ma che se hai l’occasione di prendere, sarebbe da sciocchi non approfittarne, consci che il suo contributo offensivo non verrà mai a mancare. Poi siamo tutti d’accordo che ci sia anche il suo zampino sulle ultime sconfitte, con quei passaggi sbagliati sul finale e le forzature al tiro, ma accusarlo di essere la principale causa del brutto momento biancorosso, ci pare francamente esagerato.

DAGLI ALTRI PARQUET

Prima giornata di ritorno senza grosse sorprese, con Reggio Emilia e Milano che si mantengono al primo posto, pur con qualche patema di troppo, con gli emiliani che superano Torino solo negli ultimi minuti e l’Armani che dà vita ad un bel match, superando una coriacea Trento al fotofinish, con i milanesi che dovranno fare a meno di Ale Gentile per le prossime sei settimane. Partita combattutissima a Cremona, dove Sassari cede di un solo punto, superata dal solito grande finale di Elston Turner, mentre continua la marcia di Pistoia che sbanca il parquet di Brindisi con una bella prova corale. Si salva in extremis Venezia dalla rimonta bolognese, con la Virtus che non riesce a sfatare il tabù trasferta, mentre Cantù spazza via Capo d’Orlando e Varese fa un grosso passo avanti verso la salvezza, battendo a domicilio Caserta.

Un commento to “I maledetti lunedì della Vuelle. L’analisi di Perugini e le foto di Baioni dopo il ko con Avellino”

  1. simo scrive:

    Complimenti per l analisi! A mio avviso le cose stanno proprio come descritte qui sopra!

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