Vuelle, un altro flop tattico alla radice della quarta sconfitta consecutiva

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26 gennaio 2016

PESARO – Iniziamo l’analisi della quarta sconfitta consecutiva della Consultinvest, con una semplice domanda: Quante erano le possibilità che il pallone decisivo per vincere il match non finisse nella mani di Daye? Molto poche. Lo sapeva coach Esposito, che naturalmente ha predisposto un raddoppio su Austin appena ha ricevuto il passaggio da Lacey, costringendolo ad un tiro forzato dai cinque metri, con tanto di relativa stoppata subita. Lo sapevano i compagni di Daye, che, come sta capitando troppo frequentemente, nei minuti finali spariscono dai radar, lasciando l’onere della vittoria tutto nelle mani del numero 9 biancorosso e lo sapevano le centinaia di tifosi pesaresi davanti alla Tv. Che dopo aver assistito all’ennesima rimonta subita dalla loro Vuelle, speravano in un finale che – per una volta – arridesse alla loro squadra.

12509097_1112954332069220_4145408361275562665_nMa forse c’era una persona all’interno del PalaCarrara che non lo sapeva e lo abbiamo individuato nel coach della Consultinvest, perché Paolini, con un solo timeout a disposizione, a 17 secondi dalla fine, con la sua squadra sotto di uno dopo i liberi segnati da Kirk, decide di sprecare il suo ultimo timeout, per dare modo a Pistoia di organizzare con più tranquillità la propria difesa e alla Vuelle di mettere in mostra uno schema più volte provato in allenamento. Quello che tanto la palla deve arrivare a Daye in un modo o nell’altro, sperando che la risolva lui, non pensando che, tenendosi l’ultimo minuto di sospensione, avrebbe avuto la possibilità di chiamarlo dopo il libero segnato da Moore, facendo avanzare il pallone nella propria metà campo offensiva, cercando nei quattro secondi scarsi a disposizione di far arrivare naturalmente la palla a Daye, perché di alternative non se ne parla, ma con qualche speranza in più di riuscire a segnare – magari con un falletto fischiato a favore – rispetto al tiro da venti metri sulla sirena. Naturalmente non c’è la controprova e le variabili potevano essere tante, compresa quella del libero volutamente sbagliato da Pistoia per non far fermare il cronometro o che Pesaro avesse avuto nel suo libro degli schemi, quello adeguato per la gestione dell’ultimo possesso con poco tempo a disposizione, come un lancio lungo stile football americano, sperando che dall’altra parte del campo si materializzasse un wide receiver in grado di tramutare il passaggio in touchdown. Ma il campo ha sentenziato che, con questa decisione tattica, l’unica possibilità per la Consultinvest di vincere il match, è stata quella di sperare che il tiro dell’Ave Maria di Daye da venti metri, finisse la sua corsa in fondo alla retina con il benvolere degli Dei del basket, ma non sempre si riesce a finire nella prima posizione della Top ten della Legabasket.

Invece abbiamo assistito all’ennesima forzatura di Austin negli ultimi minuti, come è sempre capitato in questo mese di gennaio, dove Daye è sicuramente colpevole di non essere un “closer”, come dicono in America, ovvero uno di quei giocatori al quale affideresti ad occhi chiusi i tiri decisivi, uno all’Elston Turner per capirci, che nella sua carriera italiana è stato autore di almeno quattro-cinque “buzzer- beater”. Ma i problemi nascono a monte, dall’ennesimo finale con tanto di rimonta subita, dopo essere stati sopra di 16 punti, dalla leggerezza con cui si spreca la possibilità di passare dal più 16 al più 19, pensando – magari inconsciamente – che non sia quella la palla decisiva della serata. Ma se perdi di due punti, tutte le azioni sono potenzialmente fondamentali, da una panchina che fatica a rendersi utile, dal nervosismo e dalla mancanza di lucidità nei momenti topici, con Lydeka che cade nella trappola del quarto fallo – dubbio – e relativo quinto con tanto di tecnico per protesta, e Christon che lascia la sua squadra senza playmaker, dopo un quinto fallo ampiamente evitabile in attacco.

Tutti problemi che l’ultimo posto in classifica non aiuterà a risolvere e che farà passare l’ennesima settimana di passione ai tifosi biancorossi. Che aspettano di conoscere le decisioni societarie sul futuro di coach Paolini e sono consapevoli che il delicatissimo match di domenica prossima contro Varese, sarà l’ennesima occasione per rilanciarsi o per sprofondare sempre più nel baratro.

 

I PIU’ …….

Jevhon Shepherd al tiro

Jevhon Shepherd al tiro

Jevhon Shepherd: Ancora una buona partita per l’ex varesino, che si dimostra utile sia in fase offensiva, sia a rimbalzo, pur con qualche momento di pausa durante il match, ma rispetto alle aspettative che circondavano il suo arrivo, si sta rivelando un acquisto azzeccato.

Trevor Lacey: Prende la squadra sulle spalle nel terzo quarto, rintuzzando il tentativo di sorpasso da parte della Giorgio Tesi, mettendo a segno un paio di canestri di notevole fattura. Poi nell’ultimo periodo è chiamato a fare il play e se la cava discretamente – 6 assist – anche se la gestione dell’ultimo possesso è ampiamente rivedibile.

Rimbalzi: Anche senza il contributo del suo centro titolare, Pesaro vince la battaglia a rimbalzo (37-34), con Daye a quota 9 e la collaborazione di Shepherd e Ceron, non concedendo troppi secondi tiri alla squadra avversaria.

…. E I MENO DELLA SFIDA PISTOIA – PESARO

Semaj Christon: Nel primo tempo guida la Vuelle con discreta autorità, pur sbagliando qualche tiro di troppo. Poi gli arbitri lo prendono di mira con un quarto fallo chirurgico, facendolo innervosire, con relativo quinto fallo in attacco ad otto minuti dalla sirena, che ha lasciato Pesaro orfana della sua leadership nel momento più delicato.

Giulio Gazzotti: Questa volta il minutaggio (20) è superiore alle ultime uscite, ma Gazza non sembra intenzionato ad uscire dal tunnel negativo nel quale si è infilato dall’arrivo di Daye, continuando a sparacchiare da fuori, ma soprattutto subendo in fase difensiva tutte le ali grandi avversarie- Czyz ultimo di un lungo elenco – e non riuscendo più a rendersi utile a rimbalzo.

Palle perse e recuperate: 17 palle perse tra violazioni di passi, passaggi finiti nelle mani sbagliate e non trattenuti e linee di fondo pestate in penetrazione, con Christon che spreca ben sette possessi, senza che la Vuelle riesca a complicare la vita all’attacco pistoiese, con soli cinque palloni recuperati.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Tralasciando la netta sconfitte rimediata a Cantù, Pesaro nelle ultime tre giornate ha disputato tre incontri fotocopia. Con un primo tempo dove ha fatto intravedere un buon basket e un secondo nel quale si è fatta riprendere e superare da avversari non irresistibili. Perché dopo averla vista all’opera per l’ennesima volta, rimaniamo sempre dell’idea che Pistoia non sia uno squadrone, ma una formazione di medio livello, che ha avuto la fortuna e la bravura di vincere partite in maniera inaspettata e in un campionato dal livello tecnico generale modesto, basta avere un coach preparato e in grado di farsi seguire dal gruppo, per scalare velocemente la classifica. Anche se riteniamo che alla lunga la Giorgio Tesi, accuserà qualche sconfitta inaspettata, ma ormai di Pistoia non ce ne dovremo più occupare e anzi tiferemo per loro, quando incontrerà le squadre ancora coinvolte nella lotta salvezza.

Vuelle-Brindisi

Riccardo Paolini

Ma ci dobbiamo occupare ancora della nostra povera Consultinvest. O meglio della squadra autogestita da Austin Daye, come le telecamere impietose di Sky hanno più volte sottolineato, con Austin padrone assoluto della nave, tra cambi e timeout chiamati direttamente, consigli elegantemente elargiti al suo allenatore, rimproveri bonari e non ai suoi compagni e la linea diretta che sembra avere con le terne arbitrali, con le quali dalla prima partita ha instaurato un dialogo che il buon Paolini non ha mai avuto. Si andrà avanti così? I risultati per adesso non sono dalla sua parte. Perché dopo le tre vittorie ottenute a dicembre, la Vuelle ha inanellato quattro sconfitte consecutive, ma è chiaro che si dovrebbe trovare un allenatore in grado sia di farlo rendere al meglio, senza costringerlo a partire da fermo, per battere l’avversario diretto e il puntuale raddoppio, sia in grado di rimetterlo al posto che gli compete, che non è quello di leader maximo, ma quello di leader in campo e non in panchina. Ma è anche palese come non sia facile gestire un giocatore come Daye. Che è venuto in Italia proprio per sentirsi un campione, sapendo che qui non siamo in Nba, ma in un campionato dove la personalità è un surplus, dove vivacchiano centinaia di americani dalla buona tecnica, ma di poco carisma e dove un ragazzo con un’intelligenza e una furbizia superiore alla media come Austin, può quasi vivere di rendita. Ma anche Daye ha commesso un errore di valutazione: da noi esiste la retrocessione, un’entità astrusa per la mentalità americana, ma che in Italia condiziona non poco il tuo campionato, perché se vedi la classifica con l’ottica americana, sei solamente a tre vittorie di distanza dai playoff. Ma se la vedi con gli occhi italiani, sei pericolosamente sull’orlo del baratro. E’ una delle tante differenze esistenti tra le due sponde dell’Atlantico, ma purtroppo è quella più importante. Un esempio per capire la differenza che passa tra questi due mondi: in America il cambio dell’allenatore durante la stagione avviene prevalentemente per le squadre di media-alta fascia, alla ricerca di un posto migliore nella griglia playoff, mentre quelle che vanno male o malissimo, prendono atto della cosa, danno per persa la stagione, ma – senza retrocessioni – hanno tutto il tempo durante l’estate successiva di guardarsi intorno e di cercare di risalire la china, cambiando la guida tecnica. In Italia avviene quasi sempre il contrario, con tanti allenatori che vengono sostituiti durante il campionato dalle squadre di bassa classifica, alla ricerca della fatidica scossa che le consenta di non finire ultime e i casi come quelli di Sassari, dove hanno esonerato il coach dello scudetto, avvengono di rado.

Preambolo necessario per ribadire come l’avventura di coach Paolini dovrebbe essere arrivata al capolinea. Anche se in società sono intenzionati ad attendere la partita contro Varese, per prendere una decisione che rischia di arrivare come di consueto in ritardo rispetto alla reale necessità, considerando che la Vuelle è attesa il martedì successivo da un altro match fondamentale come la trasferta di Bologna. Come sempre ci auguriamo che Pesaro riesca a vincere, ma in ogni caso a questa Consultinvest serve un allenatore in grado sia di gestire Daye, sia di gestire i minuti finali nel migliore dei modi, due qualità che Paolini non sembra avere nel proprio bagaglio tecnico.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano rimane da sola al comando dopo aver dominato il derby contro Varese, con l’Armani che approfitta del ko rimediato da Reggio Emilia ad Avellino nell’anticipo del sabato, con gli irpini che puntano ai playoff dopo aver vinto quattro partite di fila. A far compagnia alla Grissin Bon sul secondo gradino, sono rimaste Pistoia e la Vanoli Cremona, che passa con autorità a Trento – che rimane quinta – mentre Sassari conferma il suo stato di crisi, perdendo nuovamente in casa, battuta dalla nuova Cantù di coach Bazarevich, sempre più decisa a risalire la classifica. Per la zona salvezza, fondamentale il successo di Capo d’Orlando, che rimonta e supera nel finale una Venezia troppo brutta per essere vera, mentre Torino spreca 18 punti di margine e si fa battere negli ultimi secondi dalla Pasta Reggia Caserta, anche se la partita più equilibrata è stata quella di Bologna, dove ci sono voluti ben tre supplementari alla Virtus per aver ragione di una mai doma Brindisi.

 

 

 

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