“Quo vado?” Interrogativo su Gabellini e il futuro dell’Alma

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3 febbraio 2016

Sandro Candelora*

FANO – ‘Cosa vuoi fare da grande?’. E’ la domanda che si suole porre ai bambini per conoscerne sogni e speranze future. Intatti nella loro beata innocenza in quanto non ancora ridimensionati dalla cruda realtà. C’è così chi risponde che vuole fare il pilota d’aereo, chi il medico e chi l’ingegnere. Un po’ più cresciuti, da giovanotti ormai smaliziati, alcuni vi replicheranno che la loro aspirazione ideale è il bramato posto fisso mentre altri, visti i chiari di luna attuali, prosaicamente si accontenterebbero anche di un precariato permanente effettivo. Già, e patron Gabellini cosa intende fare da adulto? Sì perché con l’attuale stagione fanno ormai cinque anni dacché è presidente granata ed è un lustro oggettivamente trascorso in chiaroscuro, tra perenni oscillazioni d’umore, episodiche fughe in avanti e repentine frenate, senza che sia mai emersa un’indicazione precisa che, come a Totò, ci consenta di capire ‘per dove dobbiamo andare dove dobbiamo andare’.

Claudio Gabellini

Claudio Gabellini

Intendiamoci, i suoi meriti (invero datati) nessuno li mette in discussione, ché se non era per lui nella lunga, torrida estate che portò al suo insediamento la gloriosa aquila granata avrebbe corso il serio rischio di bruciarsi le penne e lasciarci anche la pelle. E pure di quattrini il nostro ce ne ha messi parecchi. Spesso investiti male, d’accordo. Ma solo chi non fa niente non sbaglia mai e dunque l’impegno e la volitività non gli si possono negare. E’ tuttavia mancata e manca tuttora una strategia di fondo, piuttosto. Una direttrice che al contrario avrebbe dovuto risultare chiara nei programmi societari già all’indomani della sconcertante retrocessione di tre anni addietro, che nessuno ci toglie dalla testa la si sia andati a cercare col lanternino. Una sorta di debito morale nei confronti della piazza avrebbe infatti imposto un pronto riscatto, mettendo in atto ogni tentativo per riportare il club dove lo si era preso. Vincendo sul campo o praticando tutte le altre strade possibili. Non si è fatta né l’una né l’altra cosa, invece. Perché chi vuole vincere il campionato non conduce una campagna di rafforzamento (!) bislacca e figlia dell’improvvisazione come quella estiva. Mentre il tram che portava in Lega Pro d’ufficio lo si è lasciato (volutamente ?) passare con eccessiva e colpevole indifferenza. E allora il quesito si ripropone in tutta la sua urgenza. Dove vogliamo andare? Lo capiremo da come verrà gestito il finale di questo torneo crepuscolare e dalla reale volontà di coinvolgere nuovi soggetti in un progetto ambizioso e finalmente credibile. Ma soprattutto vincente.

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24

 

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