Luca Varani su RaiTre: “Non c’è giorno che non pensi a Lucia Annibali, spero che un giorno mi perdoni”

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5 febbraio 2016

Luca Varani a "Storie Maledette"

Luca Varani a “Storie Maledette”

TERAMO – “La verità vi farà liberi”. Inizia con una frase di Gesù l’intervista della giornalista Franca Leosini che tanto ha fatto discutere. L’ideatrice e conduttrice di “Storie Maledette”, direttamente dal carcere di Teramo, ha incontrato Luca Varani, l’avvocato pesarese condannato a 20 anni in primo e secondo grado per aver assoldato due sicari albanesi per sfregiare con dell’acido il volto della ex, l’urbinate Lucia Annibali.

“Quando l’acido ti sfregia l’anima”. Questo il titolo della puntata andata in onda stasera su Rai Tre, non senza lo sdegno di diversi politici – e non solo – per il fatto di aver dato parola all’imputato a procedimento giudiziario in corso, visto che la Cassazione si riunirà a maggio prossimo. Qualcuno, ad onor del vero, ha fatto notare come questa sia la prima volta che Varani racconta la sua versione, e che questo potrà essere utile per tutti.

“Sono disposto a confrontarmi con la verità – ha iniziato Luca Varani – Il mio rapporto con Lucia? Ci siamo incontrati per la prima volta nell’ambito dell’attività lavorativa, visto che siamo entrambi avvocati, nel 2003-2004. Nel maggio del 2009, dopo una discussione a un processo dove eravamo “avversari”, prendemmo un caffè per rappacificarci e iniziammo a frequentarci, in un periodo in cui la mia compagna storica era tornata dai genitori. Pochi giorni dopo il primo bacio con Lucia è iniziata una storia”.

Una storia ripercorsa in ogni minimo dettaglio attraverso le domande incalzanti della Leosini. Una storia definita dallo stesso Varani “malata”. “Anche perché stavo con un’altra donna che amavo e amo ancora… e a che se ne dica, non sono mai stato un donnaiolo”.

L’avvocato pesarese, dal carcere di Teramo, ha negato ogni addebito circa l’accusa di tentato omicidio: “Mai tentato di ucciderla col gas… fino a che non mi hanno detto questa cosa, ed è successo che ero già in carcere, non sapevo nemmeno dove fosse un tubo del gas”.

La giornalista Franca Leosini arriva al punto sul finale di trasmissione: “All’inizio aveva detto di voler affrontare la verità. In quell’azione che non trova aggettivi ci sono domande a cui deve rispondere. Perché odiava Lucia Annibali così tanto?”

“Diciamo che mi sono sentito trattato male – la risposta di Varani – Il 20 aprile abbiamo litigato, ma non potevo sapere che era agitata perché avevo sentito odore di gas. Non sopportavo il fatto che non ci potesse nemmeno salutare normalmente senza insultarci. Mi veniva una grande rabbia. Così ho pensato di rovinarle la macchina con dell’acido che avevo comprato io stesso. Rabbia che ha dettato un’idea stupida, che ha rovinato due vite”.

Una mezza ammissione? Non proprio, anche se poi – sul finire – si prende le colpe non tanto dell’azione in sé, quanto del fatto di non essersi opposto: “Al processo ho negato tutto? Ho cercato di spiegare. Ho sempre detto che non ho mai voluto né programmato un’azione lesiva nei confronti di Lucia? I giudici non credono nemmeno che sono andato a comprare io i prodotti. Comunque io mi prendo le mie responsabilità. Se non avessi fatto quello che ho fatto, io non sarei qua in carcere e Lucia starebbe bene. Voglio pagare, voglio riscattarmi, però il discorso è nato sulla macchina e poi è stato deviato”.

La Leosini ha fatto riferimento a un precedente incontro con Varani, prima di registrare la puntata: “Quando ho incontrato quell’albanese ho pensato che avrebbero fatto quella cosa (sfigurare Lucia con l’acido, ndr), ma non li ho fermati. E’ questo il mio più grande rimorso… non averli fermati”.

Su Lucia Annibali, Luca Varani ha detto commosso: “Sta combattendo, sta facendo un percorso difficile. Non posso aiutarla ma le dico che mi dispiace e che sono pentito. Quello che sto vivendo mi ha fatto capire gli errori che ho commesso. L’ho fatta soffrire prima, ferendola nei sentimenti, e poi fisicamente. Un rimorso che porterò per sempre dentro. Ovviamente è più dura per lei, ma è dura anche per me”.

Sull’esperienza carceraria, ha raccontato di lavorare nell’Ufficio conto correnti della struttura detentiva teramana, occupandosi della spesa dei detenuti. “Cerco di dare una mano alle persone che ne hanno bisogno, a quelli magari che non hanno famiglia né un avvocato per potersi difendere. Una cosa che mi piacerebbe continuare fuori, se mi daranno la possibilità di uscire”.

“Ha visto il volto di Lucia – ha chiesto la Leosini -? Lei, Varani, è condannato a 20 anni, mentre Lucia all’ergastolo”. “Non c’è giorno, non c’è ora in cui non pensi a Lucia, al suo strazio, al suo volto sfigurato. Se fosse rimasta cieca, mi sarei suicidato”, la risposta.

Chiusura: “Chiedo un giorno se potrà perdonarmi, spero che sarà possibile, farà del bene anche a lei”.

Intanto, nell’attesa della Cassazione, continua a scontare la pena nel carcere di Teramo, dove di tanto in tanto le viene portata la bambina di due anni avuta dalla compagna. “La madre la sta crescendo in maniera meravigliosa e mi dà la possibilità, per quanto possibile, di viverla”.

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