Nancy Brilli, un fior di bisbetica ma… chi era poi questo Shakespeare? Al Rossini fino a domenica il classico rivisitato

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6 febbraio 2016

PESARO – Sarà retorico dire che è un’opera senza tempo. Diciamo allora che l’epoca si adatta a Shakespeare a oltre quattro secoli di distanza. In sostanza il concetto è lo stesso ma La Bisbetica domata rappresentata al Rossini ha il sapore fresco di un piéce teatrale di oggi anche se il concetto di famiglia (il dibattito in corso sulle unioni civili ne è prova provata, ndr.) è un’altra storia. E quella cui abbiamo assistito è ancora un’altra, una totalmente e liberamente rivisitata a traduzione e drammaturgia di Stefania Bertola. Sostanzialmente: la bisbetica domata…messa alla prova.

LA SINOSSI (quasi pleonastica visto lo stravolgimento dell’opera): Il nobile Battista ha due figlie che – come spesso accade – sono diverse tra loro. Bianca, disponibile. dolce, obbediente e Caterina, il suo opposto, bisbetica appunto e dal carattere scostante. I tempi richiedono che entrambe trovino marito ma Battista pretende che sia la primogenita ad accasarsi. I corteggiatori di Bianca, Lucenzio in primis. Ma non è solo. Gremio e Ortensio sono della partita e mettono in campo una strategia: convincere Petruccio, facendogli intravedere l’affare economico, a chiedere in sposa Caterina per divincolarsi dalle pretese del padre. La commedia inizierebbe, secondo l’autore, con l’alticcio ambulante Sly raccattato in strada da un lord e i due assieme assisterebbero alla commedia .La regia sostituisce Sly con l’intera compagnia.

Fin qui il classico ma non è così che va. Infatti sono gli artisti, è la compagnia a mettere in scena l’opera, una commedia che si snoda piacevolmente tra travestimenti, trattative, equivoci e colpi di scena frizzanti. Eppoi i nonsense, le allusioni, le riflessioni sul ruolo della donna e su quello che mezzo millennio fa Shakespeare faceva volutamente emergere come il maschio dominatore (tipo Petruccio per non fare nomi) su una femmina che rifletteva consciamente sul fatto che sì, che è giusto una donna sia sottomessa. “Se non lo è diventa un’acqua inquinata, amara che neppure un assetato desidera bere”. Ed è su temi come questo che i protagonisti s’interrogano durante le prove prima del debutto. “Eppoi, diciamolo, chi era ‘sto Shakespeare?” osano sottolineare con scherno più volte i protagonisti. E la commedia stupisce, a tratti, con geniali guizzi da musichall curati da Alessandro Nidi. Che dire? A tratti è sembrato più uno spettacolo di nicchia ma lo scoppiettante finale ha riscattato i pochi momenti di stanca guadagnando ovazioni dal pubblico. Affiatato e il cast e decisamente bravo Matteo Cremon. Eppoi lei, B.B. (che sta per bella e brava, ndr) Nancy Brilli capace di alternare il tragico al comico con estrema e istrionica facilità. E questa è stata sicuramente usa delle sue performance a tutto tondo. Alla fine la bisbetica Caterina verrà domata trovando marito, certo, ma…non a buon mercato. Tutt’altro, a costo di privazioni e soprusi, diverrà mansueta e obbediente.Siamo tornati al classico? No, abbiamo assistito al doppio ruolo della donna succube e subito dopo alla stessa in chiave femminista. Del resto siamo nel terzo millennio. Ci sta.

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