Carnevale: Maschere che coprono… e maschere che scoprono… La rubrica della sessuologa de.Sidera

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10 febbraio 2016

Sabrina Dini*

Le radici della repressione sessuale hanno origine in età Romana ( II d.C), con Marco Aurelio, periodo in cui l’imperatore appoggiava lo stoicismo basato sull’autocontrollo della depravazione delle passioni.

Nel Medioevo il corpo è il luogo del paradosso: da una parte c’è il cristianesimo che insiste nel mortificarlo, dall’altro c’è l’esaltazione del corpo martoriato di Cristo.

Gli studi di antropologia sul Carnevale spiegano che tra l’Epifania e la Quaresima il mondo si capovolgeva: il figlio mancava di rispetto al padre, ci si scambiava di sesso, non era più vietato farsi beffa dei potenti. Trasgredire la legge significava, tuttavia, celebrarla. Tutti gli usi e i comportamenti del Carnevale non facevano altro che confermare l’ordine dell’universo. Violare una sola volta la legge, durante la festa comandata, equivaleva a riconoscere la sua signoria su tutto il resto dell’anno.

santita

Maschera di santità

Il Carnevale ha tradizioni che rimandano ai culti ancestrali del passaggio dall’inverno alla primavera, culti presenti in quasi tutte le civiltà, basti pensare ai Saturniali Latini o ai culti dionisiaci nei quali il motto era “semel in anno licet insanire” (“Una volta all’anno è lecito non avere freni”) ed è simile lo spirito che animava le oligarchie veneziane e le classi dirigenti latine con la concessione e l’illusione ai ceti più umili di diventare, per un breve periodo dell’anno, simili ai potenti indossando una maschera sul volto. Per molti giorni all’anno il mondo sembrava non opporre più resistenza, i desideri diventavano realizzabili e non c’era pensiero o atto che non fosse possibile. L’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si entrava a far parte della grande illusione del Carnevale.

Il Carnevale diede la possibilità, a tutti, di celare completamente la propria identità sotto un costume…

Il gioco legato al mascherarsi è spesso coinvolgente. Tante persone in questi giorni discutono su cosa mettersi addosso per il ballo di carnevale, quale maschera possa essere più adatta a sé stessi per quella sera. Può diventare un momento coinvolgente, a volte anche fonte di discussioni nelle coppie, ma al di là di questo è sicuramente un comportamento che attrae, che consente di giocare ad essere qualcosa d’altro e consente di accedere a delle parti sconosciute della propria personalità e di rappresentarle. Mascherarsi può essere anche un modo per scoprirsi, per esorcizzare qualcosa che temiamo, per nascondersi dietro la sicurezza di una maschera per poter fare ciò che in altri giorni dell’anno non si ha il coraggio di fare.

Al di là delle funzioni e dei significati che vengono attribuiti al comportamento di mascherarsi, l’essere umano ha iniziato ad indossare maschere  per poter apparire, per mettere in relazione il mondo degli umani con quello dei “non umani“, ma anche per mostrare parti di sé, spesso nascoste o inconsapevoli. Da piccoli è molto importante il gioco che permette di accedere alla rappresentazione esterna di parti di sé, perché permette al bambino di conoscersi e di vedere quanto quello che porta fuori è accettato, rifiutato dall’occhio di chi guarda.

Spesso sentiamo dire: “Quella persona è propria falsa“, oppure “Io sono così come sono, senza maschera“, oppure “Levati la maschera e fammi vedere chi sei“. Sicuramente il significato semantico di “maschera” si estende anche ad aree di relazione, dove “maschera” diventa un sinonimo di autenticità o non autenticità. In questo senso quando si chiede a qualcuno di “togliersi la maschera“, viene chiesto di mostrarsi per quello che è.

Poter “essere” la maschera che si rappresenta permette di entrare in contatto con quello che l’altro vede attraverso la maschera rappresentata. In questo senso la maschera da un lato scopre aspetti legati alla propria personalità, dall’altro consente di sentire protezione perché tutto è all’interno di una finzione. E’ un gioco e il gioco può essere un’ottima opportunità per conoscersi e osservarsi attraverso gli occhi di chi vi guarda.

Il gioco del “come se..”. Così se esistono una vasta gamma di giochi possibili, il carnevale offre la possibilità di giocare al “come se..”. Come se fossi il Re Sole, come se fossi Madame de Pompadur , come se fossi una donna e invece nella realtà sono un uomo, come se fossi una maschera di cui non conosco il nome. Ciò permette di sentire come potrebbe essere vivere nei panni di qualcosa che in realtà non siamo, o che forse non si ha il coraggio di essere… Così l’essere intraprendente, avere più facilità nel parlare con gli altri dietro una maschera, divenire disinibiti, provare a rappresentare una maschera di cui si ha paura, può essere liberatorio.

 “Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero” diceva Oscar Wilde.

Evidenziando come in molte occasioni il proprio pensiero si esprima più facilmente nella sicurezza dell’anonimato. La semplicità del Carnevale è la rappresentazione, mettere in scena qualcosa o qualcuno, un gioco continuo tra realtà e finzione autorizzato da una data sul calendario

« Qui la moglie e là il marito Ognuno va dove gli par Ognun corre a qualche invito, chi a giocar chi a ballar »
(Carlo Goldoni)Il mio augurio : che sia per voi liberatorio, il carnevale e il mio articolo … 

*Psicologa, Sessuologa, Psicoterapeuta

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L’associazione di psicologia e sessuologia “de.Sidera” vuole essere uno spazio culturale di discussione di tematiche psico-sessuologiche, un momento per riflettere sulla propria sessualità, per rendersi consapevoli che il piacere, in ogni ambito, è accessibile, basta volerlo.

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