Ddl Cirinnà, il pensiero di Cannas (FdI-An): “No alla violazione della femminilità”

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11 febbraio 2016

Cristina Cannas*

PESARO – Mentre sulla Tv di Stato va in onda Sanremo, con tanto di Elton John a sponsorizzare le adozioni ai gay, in Parlamento il ddl Cirinnà va avanti, saltando la discussione in Commissione, come prevede la Costituzione (aggirata a piacimento ormai) tra la noncuranza di chi, e purtroppo sono i più, troppo semplicisticamente, liquida il problema con un “Ma a me cosa mi cambia?”

Riflessione pericolosamente superficiale, perché vuol dire non saper guardare oltre il proprio naso, non rendersi conto che non siamo solo parte delle nostre famiglie, ma componenti dell’intera società, e le conseguenze, gli stravolgimenti che dal superamento dei limiti etici che il ddl Cirinnà produrrà nella sostanza, ricadranno proprio sull’intera società, cioè su tutti. Su di noi, sui nostri figli, sui nostri nipoti e pronipoti.

Probabilmente io non vivrò abbastanza per conoscere un mondo in cui la vita sarà generata artificialmente, come fosse la normalità, in cui il ruolo primordiale della donna, come madre e generatrice di vita, sarà completamente annientato e il concetto di famiglia naturale smontato, distrutto. Ma certamente non voglio che i miei figli, nipoti e pronipoti vivano in un mondo dove delle autentiche menzogne vengono mascherate da presunte manifestazioni di civiltà, nel tentativo di disegnare un mondo su misura per una minoranza di persone, che ovviamente hanno pari dignità rispetto a qualunque altro essere umano, ma non possono (e non devono) pretendere che l’appagamento dei loro bisogni personali prevalga su tutto.

Se tra queste persone, o tra i loro rappresentanti politici, c’è chi sostiene che “la madre non esiste, che è un concetto antropologico”, una sorta di invenzione quindi, o che il matrimonio e la famiglia tradizionale sono nuclei sociali ormai antiquati, che vanno superati (cit. Massimo Cacciari), capiamo bene che queste sono nient’altro che menzogne, in nome di un realismo sociale, che tende a negare l’unica verità: per generare un figlio occorrono un uomo e una donna, e solo dall’incontro tra i differenti apparati riproduttivi che si può garantire la prosecuzione della specie.

Qualsiasi altro metodo che consenta di “procurarsi” un figlio, attraverso la forzatura della natura, viola innanzitutto il principio, per me fondamentale, della sacralità e dell’indisponibilità della vita, in quanto essa è un diritto/dovere per ogni essere umano, che non è né creatore né proprietario della vita stessa. E viola i confini che razionalmente ed eticamente la pratica medica non dovrebbe oltrepassare sostituendosi a Dio, per chi è credente, e alla Natura, nel rispetto della dignità umana.

Se, come diverse pubblicazioni hanno anticipato, tra una decina d’anni la scienza consentirà anche agli uomini di partorire un figlio grazie all’impianto di una sorta di utero, questa non è forse una gravissima violazione della dignità di tutte le donne? Io mi sento oltraggiata. Ecco! Io questo non lo chiamo progresso, qualsiasi manipolazione dell’ingegneria medico/genetica sulla vita umana, che non sia rivolta esclusivamente a migliorare la qualità della vita delle generazioni future, per me non è progresso. Qui stiamo parlando della negazione del concetto atavico di maternità, intesa come capacità di donare la vita, che da che mondo e mondo, spetta per natura alla donna.

Perché, badate bene, ci vogliono convincere che il ddl Cirinnà è necessario per diventare un Paese civile, e che riguarda il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali, ma non è così. I diritti civili sono pienamente garantiti a tutti dal nostro ordinamento e sono diritti ben precisi, nei quali non rientra il diritto di essere genitori a tutti i costi. La parità tra coppie eterosessuali e omosessuali conviventi, già esiste sul piano dei diritti civili, perché si tratta di diritti individuali (libertà di culto, di parola, di stampa, di associazione, di pensiero, diritto di voto e di uguaglianza, senza alcuna discriminazione basata su sesso o razza). Per cui l’unica vera pretesa è quella di equiparare la famiglia naturale, tutelata dalla Costituzione a qualsiasi altra forma di unione, e dare a queste coppie la possibilità di adottare e di ricorrere alla pratica dell’utero in affitto (o gestazione per altri, come preferiscono chiamarla quelli costretti a ricorrervi) che è attualmente vietata dalle norme vigenti, pratica che, come la chiami la chiami, sempre nel “comprarsi” un bambino consiste.

Io resto dell’idea che, prima di soddisfare il desiderio di uomini e donne benestanti, debbano essere tutelati quelli che subiranno le conseguenze delle loro scelte, ossia quei bambini che hanno diritto di nascere conoscendo la loro origine biologica e non sapendo di essere il prodotto confezionato di un impianto.

L’obiettivo reale del ddl Cirinnà è molto grave e assume una rilevanza storica enorme, perché introduce il concetto che la persona è distaccata dal suo corpo, che una madre che porta in grembo un figlio può non provare un coinvolgimento affettivo ed emotivo e può tranquillamente separarsi dalla sua creatura, dietro adeguato compenso. Secondo questa teoria, quindi, una madre surrogata è una persona talmente altruista da accettare di rendere felici due estranei adulti che utilizzano il suo corpo come fosse un contenitore, ma nello stesso tempo incapace di affezionarsi e di sentire il legame con la creatura che porta dentro di sé per 9 mesi.

Questa è la peggiore bestialità che io abbia mai sentito e la più squallida violazione della femminilità e della intimità della donna.

Provi a pensarci chi ancora sostiene che in fondo nella nostra vita non cambierà nulla.

*Responsabile Politiche Sociali e Disabilità Fratelli d’Italia – AN

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