Pesaro istituisce il registro dei testamenti biologici. Riconoscimento di “elevati meriti” al pm Di Matteo

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16 febbraio 2016

Giuliana Ceccarelli parla al Consiglio comunale

Il Consiglio comunale di Pesaro

PESARO – In consiglio comunale «riconoscimento di elevati meriti» per il pm Antonino Di Matteo (astenuti Ncd, Fi, Siamo Pesaro, oltre a Davide Manenti del Faro). Nella motivazione del documento presentato da Marco Perugini (Pd) si cita «il legame profondo con le giovani generazioni della città, alle quali il magistrato ha fornito, con la sua testimonianza, gli strumenti giuridici necessari a garantire il rispetto dei principi democratici e costituzionali». Evidenzia Perugini: «Auspicabile organizzare la consegna della benemerenza il 23 maggio, giornata della legalità». Dario Andreolli (Ncd): «Grandi meriti a magistrati come lui: alimentano la ricerca della giustizia. Ma il tipo di conferimento presuppone un rapporto stretto con il tessuto cittadino: è la parte più fragile dell’ordine del giorno. Dovrebbe essere l’ultimo passo conclusivo del percorso, non il primo tassello procedurale. Mi asterrò, non condividendo il metodo».

Testamento biologico. Approvata l’istituzione del «registro delle dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari» (23 i consiglieri a favore; 7 i contrari: Bartolucci, Andreolli, Bettini, Renzoni, Ceccaroli, Coraducci, Barbanti). Così il documento (sottoscritto nella maggioranza da Perugini, Montesi, Pozzi, Nobili, Vitali, Signorotti, Fraternali, Falcioni, Panicali; nella minoranza da Pazzaglia, Bassi, Crescentini, Dallasta, ndr), presentato da Perugini: «Non si tratta di un diritto all’eutanasia. Più di 150 Comuni hanno già deliberato in questa direzione. Giusto esprimere la volontà politica per promuovere la piena dignità e il rispetto delle persone, anche nella fase terminale della vita». Si sottolinea nel testo: «Il testamento biologico, in assenza di una specifica normativa nazionale, non potrà essere vincolante per il medico. Ma rappresenterà un importante punto di riferimento, soprattutto nel caso di contenziosi giudiziari terapeutici». Sulle modalità: «Il registro consente l’iscrizione nominativa di tutti i cittadini che abbiano depositato una dichiarazione anticipata di trattamento, tramite notaio o fiduciario. La finalità è fornire le informazioni alle persone autorizzate». Perugini: «Vuole essere un auspicio alla discussione parlamentare: manca la legge dello Stato, i Comuni possono contribuire alla crescita di un nuovo patto sociale».

Dibattito. Remo Giacchi (Fi): «Nel settembre 2013 è stata presentata la proposta di legge con raccolta firme, a marzo è già in calendario in parlamento la discussione sul rifiuto dei trattamenti sanitari. Proporre oggi un’iniziativa del genere è ‘muscolarità ideologica’. Si fa accademia, citando articoli della Costituzione strumentalmente. Senza senso votare, sarebbe improprio». Dario Andreolli (Ncd): «Serve la legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento. Ma l’ordine del giorno è una forzatura, un errore politico: necessaria un’indagine di carattere empirico. E’ un documento che non aiuta la sinergia tra medico, paziente e famiglia. Non solo: si configura come uno strumento a bassa validità giuridica dal punto di vista formale, affronta la questione con leggerezza». Riccardo Pozzi (Pd): «Così si manda un messaggio chiaro al parlamento. E’ un atto di umanità e rispetto nei confronti del diritto del malato». Edda Bassi (M5S): «Va riconosciuta e tutelata l’autodeterminazione della persona. E’ una scelta coraggiosa. Giusto non rimandare e fare qualcosa di concreto anche all’interno del consiglio comunale. Aspettare il parlamento? Sappiamo che spesso, in quella sede, questioni come queste vengono affossate. Si guardi all’oggettività legata al diritto all’autodeterminazione, anche quando non incontra la condivisione della scienza o di altri settori». Francesca Remedi (M5S): «Si tratta di un’assicurazione contro l’incubo rappresentato dallo stato vegetativo». Gerardo Coraducci (Pd): «Bisogna approfondire, altrimenti si segue il pensiero dominante prodotto altrove. Più di 20 associazioni di volontariato si sono espresse contro l’ordine del giorno: ne uscirebbe un’immagine distorta della città». Se per Ilaro Barbanti (Pd), tra l’altro, «la competenza è statale», Luca Bartolucci si dice contrario perché «la vita è indisponibile. E la volontà non può avere efficacia se espressa precedentemente: muta a seconda delle circostanze. La difesa dei più deboli è l’imperativo categorico». Cinzia Ceccaroli (Pd): «I trattamenti di sostegno vitale non possono essere oggetto di Dat: devono essere garantiti». Osserva la capogruppo Pd, Francesca Fraternali: «Lasciamo libertà di voto, ma abbiamo ascoltato tutte le sollecitazioni del territorio. Il documento non si pone in alternativa alle richieste delle associazioni: anzi, sosterremo l’albo delle associazioni che danno una mano a queste persone. Una cosa non esclude l’altra. Garantire un diritto a qualcuno non vuol dire toglierlo ad altri».

Urbanistica. Adottata la variante non sostanziale al Piano regolatore per Cattabrighe (astenuta la minoranza) che, secondo l’assessore Stefania De Regis, «ridistribuisce i comparti dell’attuale area d’intervento, con l’indicazione della strada che ultimerà il collegamento dell’area di Fornace Mancini con il quartiere Vismara». Dice il dirigente Nardo Goffi: «A parità di costruito, il frazionamento in tre comparti, con ridistribuzione della potenzialità edificatoria e disponibilità dei privati a cedere le aree coinvolte nell’opera, creerà più opportunità di realizzare la strada».

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