Andreolli: “Testamento biologico: forzatura giuridica senza applicazione reale. Sorpreso dal silenzio del sindaco”

di 

17 febbraio 2016

PESARO – “L’ordine del giorno votato sul testamento biologico non è il prodotto scontato dei tanti documenti citati nelle premesse ed utilizzati estrapolando frasi fuori contesto, ma rappresenta una scelta culturale prima e politica poi. Ritengo sbagliato istituire un registRo comunale dei testamenti biologici, una forzatura giuridica ed un errore politico che non condivido né nel merito né nel metodo con cui viene proposto“, così Dario Andreolli, consigliere NCD del Comune di Pesaro commenta il voto di lunedì in aula sull’istituzione di un registro dei testamenti biologici (RILEGGI QUI ARTICOLO PRECEDENTE).

Dario Andreolli

Dario Andreolli

“Le DAT servono e possono essere un valido strumento di accompagnamento al fine vita del malato, purché si concentrino su quelle che sono le esigenze vere dei malati e non quelle ideologiche e politiche. Sarebbe stato utile conoscere lo stato dell’organizzazione sul territorio delle strutture di tipo assistenziale e di sollievo, nonché degli hospice. Quante sono, dove sono, funzionano bene? Uno screening delle esigenze del nostro territorio non solo sarebbe utile, bensì anche doveroso, onde evitare che il dibattito sulle DAT sia la fine degli interventi che il nostro consiglio porta avanti a favore di pazienti in situazioni di grande difficoltà”. 

“Quello votato – continua Andreolli – è un documento che non solo non aiuta la sinergia medico-paziente-famiglia, ma si configura come uno strumento a bassa validità giuridica, quasi nulla, atto solo ad essere utilizzato in tribunale per ottenere sentenze favorevoli che costringano medici a determinati comportamenti. Ci sono infatti molti aspetti sui quali esiste un dibattito scientifico e giuridico e sul quale il Comune di Pesaro potrà fare poco o nulla: lasso di tempo dichiarazione all’applicazione, l’irreversibilità delle decisioni visto che il consenso del paziente in estremi non può essere revocato perché è incapace di intendere e volere, dichiarazioni ambigue, inesatte o contrarie alla legge stessa poiché configurano comportamenti eutanasici vietati per legge, possibile vaghezza medica e scientifica dei contenuti”. 

“Rimango sorpreso – conclude Andreolli – del silenzio in aula del sindaco Ricci al quale non è mai mancato il coraggio di difendere le sue posizioni e che invece questa volta ha preferito non dire nulla e limitarsi a votare in modo favorevole”.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>