Chiusura Ime, il professor Guido Lucarelli a pu24: “Hanno estirpato un albero che funzionava con radici a Pesaro”

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21 febbraio 2016

PESARO – Lo definisce un misfatto. Non uno sgarbo nei confronti suoi e del suo staff riconosciuto a livello planetario, bensì ai danni dei tanti bambini malati di talassemia e leucemia a cui è stata scippata una speranza. Guido Lucarelli non ci sta. Intervistato telefonicamente da noi di pu24.it, l’ematologo accetta di parlare della recente chiusura dell’Ime, l’Istituto mediterraneo di Ematologia che aveva sede a Roma, all’interno del policlinico di Tor Vergata.

Guido Lucarelli (foto tratta dal fondazioneime.it)

Guido Lucarelli (foto tratta dal fondazioneime.it)

Professore, una domanda banale ma nemmeno tanto: come sta?
“Dividiamo le cose in due: io, inteso come me, Guido Lucarelli, sto bene e sono tranquillo. Né io né i miei collaboratori siamo stati sconfitti. Siamo stati oggetto di un misfatto. Dopo 13 anni di attività di una scuola e un istituto riconosciuti universalmente, non può arrivare un direttore generale di un ospedale a darti lo sfratto. Il tutto per un credito che vantava la struttura di 4 o 5 milioni di euro, che nella sanità sono un’inezia. Soprattutto per una Fondazione partecipata dai Ministeri dell’Economia, della Salute e degli Esteri, oltre che dalla Regione Lazio”.

Un’esperienza romana nata a Pesaro…
“Non lo dico per far piacere ai miei amici pesaresi, ma è la verità che loro sono sempre stati comproprietari del successo dell’Ime di Roma. L’Istituto mediterraneo di Ematologia era la continuità di quello che era nato a Pesaro, fra Trebbiantico e Muraglia. I protocolli di cura sono di Pesaro, le classi di valutazione e rischio si chiamano Classi di Pesaro. Un albero che dava frutti, estirpato da chi ha voluto una gestione politica della struttura”.

E adesso?
“Noi non esistiamo più. Il 20 gennaio l’Ime si è sciolta, il 3 febbraio è stato messo un commissario liquidatore. I miei stanno per essere licenziati: in tutto una settantina di persone fra medici, infermieri, amministrativi”.

In lei c’è più delusione o rabbia?
“Delusione mista a rabbia, forse anche un po’ di fatalismo. Il discorso è semplice: quando hai davanti un avversario e devi combatterlo, metti lo spadone, l’elmetto e lo scudo e vai… le prendi e le dai. Il problema è quando, come in questo caso, devi combattere un avversario che non vedi. Ripeto: hanno distrutto un albero che produceva, non un alberello”.

Come si spiega la chiusura dell’Ime?
“Mi comporto come uno di 50 anni, che grazie al cielo sta bene e ha una testa che non ha rapporto con l’anagrafe. Comunque sono un po’ datato (il professor Lucarelli ha appena compiuto 82 anni, ndr), e non posso far paura a nessuno. Invidia? Forse. Vedere all’interno del policlinico Tor Vergata un’entità esterna che non appartiene al Servizio sanitario nazionale ma che è una fondazione del governo, dove girava gente proveniente anche dai Paesi Arabi e dall’Africa, forse non è andato giù a qualcuno. Probabilmente qualcuno ha pensato “Prendiamo tutto noi”, o qualcosa del genere. Ci hanno tirato un “pacco”. Il tutto – e ovviamente mi assumo la responsabilità di quanto dico – con la connivenza del Ministero della Salute, anch’esso informato con notizie false. Dispiace per qualche “amico” ematologo, ma nella medicina quando si cambia il corso naturale facendo deviare la morte verso la guarigione si chiama scoperta. Forse questo a qualcuno dava fastidio”.

Anto Torres col professor Guido Lucarelli

Il professor Guido Lucarelli con Antonella Bua

Torniamo all’esperienza pesarese e ai primi trapianti di midollo osseo…
“Amo i pesaresi, intesi come le persone che camminano per le strade di Pesaro. Era il dicembre 1981 e a Muraglia nessuno sapeva di questo tipo di cura. Si pensava inizialmente a un miracolo, e per anni ho pensato che il merito era il mio e dei miei uomini. Così non era”.

Cioè?
“Noi non contavamo un fico secco. I reali protagonisti sono state le mamme che venivano da tutte le parti del mondo, davano un pugno sulla mia scrivania dicendomi: “Devi far guarire mio figlio”. Quello è stato il motore, la forza”.

Nel suo gruppo romano c’erano tanti pesaresi, vero?
“Certo, ho fatto crescere un gruppo di gente come Pietro Sodani, Javid Gaziev, Marco Andreani, il segretario formidabile Gianluca Baldassarri, Paolo Paoli, tutte persone che avevano lavorato a Pesaro”.

Analogie fra la chiusura dell’Ircss di Pesaro con quella recente dell’Ime?
“No, a Pesaro c’era della gente che si vedeva… qui no. Abbiamo ricevuto una lettera a settembre che ci diceva che saremmo dovuti andar via a fine dicembre… a nessuno si dà un preavviso di soli quattro mesi”.

L'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi stringe la mano al prof. Guido Lucarelli. Immagine tratta dal Web

L’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi stringe la mano al prof. Guido Lucarelli. Immagine tratta dal Web

E ora che succede?
“La macchina continua a girare. In Nigeria, Pakistan, India e Argentina non sanno quello che è successo. Continuano a scrivere a me chiedendomi quando potranno venire a Roma. Io prendo ad esempio la madre di Emmanuel, un bimbo nigeriano di 11 anni di Lagos, che ha cominciato a corrispondere con me a maggio 2015. Era pronta per venire a ottobre, io sapevo dello sfratto dell’Ime e ho cercato di tenerla un po’ ferma. Due settimane fa, mentre ero nella mia casa di Pesaro, mi arriva una mail in cui diceva che si era aggravato e che era urgente. Era un venerdì… il sabato ne ho ricevuta un’altra con su scritto “Emmanuel is dead”. Ecco che la chiusura dell’Ime non riguarda Lucarelli, Sodani e Andreani, ma un sacco di gente che viene privata di una cosa che funzionava”.

Quanti trapianti ha effettuato?
“A Pesaro, solo contando i talassemici, tra i 1.700 e i 1.800, a cominciare dal 1980 e da una ragazza di nome Giulia che studiava a Urbino. A Roma, dal settembre 2004, più di 400″.

Che farà Guido Lucarelli ora?
“Io sono uno dei tre più grandi sassofonisti viventi, però il fatto è che non so suonare. Ecco, imparerò a suonare il sassofono”.

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