“Il Piano B”: nuovo obiettivo per l’Alma Fano. L’analisi di Candelora

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23 febbraio 2016

Sandro Candelora*

FANO – ‘Nil satis nisi optimum’ recita il motto latino ricamato sullo stemma del glorioso Everton. In altre parole, nulla è abbastanza se non il meglio. E’ la regola aurea che deve necessariamente valere nello sport, dove non bisogna mai porsi limiti se non quelli massimi possibili. Già, ma se l’ottimo che ci si prefigge in partenza sfugge miseramente di mano che fare? Semplice: è opportuno puntare al buono, facendolo con analoga determinazione. Missione che tocca ora all’Alma, dopo che è stato ufficialmente sancito sul campo (ma si era in realtà capito da un pezzo) che la gloria massima assoluta premierà altri, che di certo con più disponibilità di mezzi ma pure con maggiori ambizioni l’hanno perseguita e alfine conquistata.

11836766_1705788012978488_7076100895258523606_nL’imperativo categorico per i granata si chiama adesso in primis secondo posto, da raggiungere possibilmente con quante più vittorie si può (per costruirsi un buon quoziente-punti), e a seguire prevede il successo nelle due partite secche di playoff. Nulla di più e nulla di meno. Sarebbe il modo migliore (o quello meno peggio, fate voi) per chiudere idealmente un ciclo che l’anno passato, al di là del risultato conclusivo, ha regalato soddisfazioni immense, tali da creare un feeling fantastico tra squadra e tifosi, rapporto d’amore ahimè che è andato gradualmente avvizzendosi in questa stagione prodiga solo di fiele e rancori, amara frustrazione e desolante impotenza. E rappresenterebbe pure il momento del riscatto di una rosa che nel suo complesso non ha saputo mostrare una vera mentalità vincente. Dote che non si insegna a scuola o nel chiuso dello spogliatoio ma che si possiede viceversa nel sangue e che a conti fatti solo in pochi hanno davvero esibito (diciamo di Ginestra, Torta, in parte Gucci, di sicuro non altri più celebrati, prigionieri dei propri limiti tecnici e caratteriali). Costituirebbe inoltre la riscossa di una guida tecnica che forse nei momenti topici non ha saputo trasmettere la giusta carica agonistica (quel sacro furore che ti consente di superare l’ostacolo con le buone o le cattive) e che con alcune primedonne si è rivelata fin troppo permissiva. E soprattutto di una dirigenza che è chiamata a dare un senso finalmente compiuto agli sforzi profusi e alle velleità di successo, sempre sfumate però e mai apertamente dichiarate (ed è questo che in molti suscita sospetto). Perché se pur sputando sangue sul prato nello scorso torneo non si è raccolto nulla sarebbe delittuoso non trarre il massimo da un’appendice di campionato che stavolta potrebbe (e dovrebbe) concretamente portare a qualcosa di grosso. Di sacrosantamente meritato. Ed ancor più voluto. Da molti. Da tutti?

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24  

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