Cecconi (M5S): “Funzionaria della Provincia si aumenta da sola lo stipendio”

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2 marzo 2016

La sede della Provincia di Pesaro e Urbino

La sede della Provincia di Pesaro e Urbino

PESARO – “Il segretario generale della Provincia, Rita Benini, si è aumentata da sola lo stipendio a tempo indeterminato senza che nessuno battesse un colpo”. Lo dichiara l’onorevole Andrea Cecconi, sulla scia di quanto apparso sui mezzi d’informazione in questi giorni.

“Sotto gli occhi compiacenti dell’allora presidente Ricci, del suo successore Tagliolini e, ovviamente, del direttore generale della Provincia Domenicucci, la Benini ha emesso di sua sponte un atto che incrementasse la sua indennità di 20.000 annui, senza che vi fossero le coperture né alcuna giustificazione”.

“Questo quanto si sa nel merito – specifica – Le carte, invece, rimangono segrete e non sono rintracciabili”.

Cecconi fa quindi un quadro della situazione: “La cosa è di una gravità inaudita, non soltanto per l’incoerenza dell’attribuzione in un periodo di spending review, ma anche perché la signora ha agito in pieno conflitto d’interessi, omettendo di segnalarlo e violando il proprio ruolo di responsabile del procedimento amministrativo”.

“Il tutto va poi collocato in una condizione economica generale disastrosa, in cui i cittadini si ritrovano costretti a stringere la cinghia ben oltre il tollerabile e con un ente, la Provincia, in condizioni finanziarie disastrose, incapace di far fronte alle più elementari funzioni, dalla messa in sicurezza delle scuole alla manutenzione stradale”.

Il deputato del Movimento 5 Stelle non ha dubbi: “Un segretario generale che si attribuisce un aumento di stipendio violando le norme anticorruzione dell’amministrazione commette un abuso di ufficio e, se le voci dovessero rivelarsi fondate, andrebbe immediatamente rimossa e denunciata”.

“Questo anche volendo ammettere – specifica – che ai tempi Ricci e i suoi seguaci non ne sapessero nulla (cosa di cui francamente mi permetto di dubitare) mentre oggi che la questione è emersa, non si comprende perché questi signori non si affrettino a ricorrere alle autorità contro una tale porcheria”.

“Sarebbe bene che per una volta si premurassero di fare chiarezza e, laddove fosse necessario, fossero loro a denunciare, mantenendo una parvenza di onestà, seppur tardiva, e prendendo provvedimenti immediati verso la dipendente per via della sua disposizione creativa”.

L’alternativa è una sola, per Cecconi: “In caso contrario sarei costretto ad essere ancora una volta io a ricorrere alle Autorità giudiziarie, dovendo denunciare l’autrice degli atti illeciti e coloro che l’hanno coperta in maniera omertosa sino ad oggi”.

“Ritrovarsi a dover minacciare di denuncia degli amministratori perché si assumano la responsabilità della gestione dell’ente amministrato è una condizione grottesca che francamente mi disgusta. Eppure – conclude – ancora una volta, sembra che l’unico modo per dare impulso al ripristino dell’onestà sia la minaccia delle conseguenze legali. Il che la dice lunga sul senso civico dei nostri amministratori”.

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