Il Panathlon “abbraccia” l’arrivo della Coppa Davis con una grande serata di amore per il tennis

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2 marzo 2016

PESARO – “Complimenti al Panathlon – ha esordito l’Assessore allo Sport Mila Della Dora, portando il saluto dell’Amministrazione all’incontro organizzato dal Club Pesarese – perché dimostra ancora una volta il suo amore per lo sport e organizza il primo degli appuntamenti pubblici in città, che culmineranno nel fine settimana con la disputa di Italia-Svizzera di Coppa Davis.

Poche, semplici parole per definire alla perfezione l’importante serata guidata dalla Presidente Barbara Rossi, a cui hanno voluto essere presenti, tra i moltissimi ospiti importanti, Giorgio Dainese, Governatore della “regione” Emilia Romagna e Marche del Panathlon appena cessato dalla carica, sia Luigi Innocenzi, sue freschissimo successore, oltre a Fabio Sturani , membro della Giunta Nazionale del Coni e Germano Peschini, presidente regionale dell’Ente. Una serata dove la Davis è stata l’ “aggancio” per guardare al tennis sotto due aspetti diversi, complementari e sicuramente poco conosciuti.

Barbara Rossi con Giorgio Nonni

Barbara Rossi con Giorgio Nonni

La prima parte ha visto la presentazione del volume “Il Giuoco della Palla“, scritto nel 1555 da Antonio Scaino, che ha permesso al professor Giorgio Nonni dell’Università di Urbino, appassionato cultore della materia, di ricordare come non solo il gioco risalga all’epoca del Rinascimento, ma che potrebbe essere nato in Italia o comunque essere stato fin dall’inizio molto diffuso nel nostro Paese, come dimostrerebbero antichissime “palline” trovate a Mantova, Urbino e Jesi, oppure alcuni dipinti risalenti alla metà del 1500, dove si vede che il tennis era già apprezzato dalle élite più esclusive della popolazione, tanto da essere soprannominato “il re dei giochi, il gioco dei re”.

Un esercizio sportivo che richiedeva, allora come oggi, destrezza, misura, armonia, passione. Un gioco che la “rotondità” della pallina trasforma quasi in una metafora della vita: ci si impegna tantissimo in allenamento per imparare a fare rotolare al meglio la sfera, ma poi basta un granello di terra per modificarne la traiettoria e cambiare il corso del gioco, come qualsiasi imprevisto può vanificare totalmente i nostri sforzi e cambiare dunque la nostra esistenza.

Il giornalista Roberto Senigalliesi, che ha curato insieme ad Andrea Bocchini il volume “Il Tennis nelle Marche. Dal dopoguerra ad oggi“, ha invece raccontato come le Marche siano da sempre una “terra del tennis”, capace di ospitare nel tempo un grandissimo numero di eventi e campioni di ogni livello e nazionalità. Una storia molto lunga, che vede la punta di diamante in ben tre edizioni di Coppa Davis organizzate in Regione: nel 1972 a San Benedetto del Tronto e poi a Pesaro, nel 1997 e ora nel 2016.

Un bell’assist per Emiliano Guzzo, Presidente del Comitato Regionale Marche della Federazione Italiana Tennis, che ha ricordato come nella nostra regione siano nati molti campioni, ed esista ancora oggi una “scuola” molto attiva capace di generare un bel vivaio, il che lascia sperare in un ulteriore sviluppo di questa tradizione positiva.

“La Coppa Davis è strana – aveva detto tra l’altro il professor Senigalliesi – perché trasforma il tennis da gioco prettamente individuale in uno sport di squadra, dove il singolo giocatore “sente” la responsabilità di essere parte di un gruppo, il che spesso gli permette di ottenere risultati che non avrebbe nemmeno immaginato in un incontro di torneo singolare”.

D’altra parte, lo aveva già spiegato alcuni giorni fa Nicola Pietrangeli, il campione italiano tuttora detentore del maggior numero di presenze in Coppa Davis, venuto a Pesaro per la prima conferenza stampa di presentazione dell’evento: “Quando giochi in Davis le sensazioni e le emozioni sono completamente diverse dal solito: se vinci (ma anche se perdi…) il risultato è dell’Italia, non del singolo. E questo ti fa vedere le cose sotto un aspetto completamente diverso…”.

L’ultimo intervento è stato di Luca Pieri, Presidente di Marche Multiservizi e quindi “gestore” dell’Adriatic Arena, che ospita le partite: “Vedo la città totalmente coinvolta in un evento di grande spessore. Abbiamo dovuto affrontare notevoli difficoltà organizzative, cui non eravamo abituati. Ma il continuo susseguirsi di grandi appuntamenti a Pesaro permette a molti fornitori di acquisire importanti esperienze lavorative, che diventa poi possibile “esportare” in altre occasioni, anche fuori della nostra città. Ogni grande evento genera nuove opportunità di visibilità per la città e nuovo lavoro per i pesaresi. Non è stato facile, ma anche stavolta siamo qui, pronti per affrontare questa nuova avventura”.

Ora la parola passa ai pesaresi: ci sono ancora biglietti in vendita, e il risultato finale, come già detto, è la cosa più difficile da indovinare…

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