Consultinvest, i più e i meno di una vittoria che vale oro

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10 marzo 2016

Vuelle ConsultinvestPESARO – Non è stata una bella partita, ma – d’altra parte – lo stiamo dicendo dallo scorso settembre che quello attuale è un campionato veramente livellato verso il basso, dove le squadre che giocano una bella pallacanestro si possono contare sulle dita di una mano: c’è Reggio Emilia, almeno quando è al completo e non falcidiata dagli infortuni, c’è Cremona, ma anche i lombardi hanno bisogno che la coppia Vitali-Cusin sia sempre al top, mentre purtroppo per loro, ogni tanto si devono fermare ai box per rimettere a posto i loro muscoli, c’è l’Avellino targata Marques Green, con una serie aperta di nove vittorie, e ogni tanto c’è anche Milano, anche se l’Armani ha il potenziale per uccidere il campionato e non lo ha ancora fatto. Ci sarebbe dovuta essere anche Trento, ma la Dolomiti Energia sembra aver pagato l’aria di alta classifica e non gioca più il basket brillante della scorsa stagione e non è casuale che delle ultime dieci ne abbiano vinte solamente tre.

Così Pesaro, per l’ennesima volta in questo campionato, ha approfittato dei problemi altrui, portando a casa una vittoria brutta, quanto preziosa e comunque senza rubare niente, mettendoci più voglia nei minuti finali, quando è salito in cattedra Lacey e Daye ha finalmente segnato la tripla del più cinque, dopo aver spadellato per 38 minuti. La partita di Austin merita un approfondimento, perché certamente non era al 100% della condizione fisica, anche se non crediamo sia colpa del viaggio di ritorno in pullman da Brindisi, e molti dei suoi 21 tiri sono finiti sul primo ferro, specialmente quelli da dentro l’area, dove si è beccato anche tre stoppate. Il vero problema è che questa Vuelle ha bisogno di Daye e delle sue conclusioni, perché in ogni caso è l’unico a potersi prendere una ventina di tiri senza apparente fatica, mentre sappiamo come Christon – ad esempio – sia più monocorde nelle sue selezioni, non avendo nel suo bagaglio il tiro da fuori. Naturalmente andrebbe gestito meglio, con il povero Gazzotti che prima è stato tolto nel suo momento migliore e poi ha passato il secondo tempo a togliersi e rimettersi la sopra maglia, perché Paolini lo chiamava sulla sedia del cambio ad ogni tiro sbagliato di Daye e lo rimetteva a sedere appena Austin faceva qualcosina di positivo, perché alla fine i suoi 9 rimbalzi, i suoi 8 falli subiti e il ventello in valutazione l’ha portato a casa nonostante tutto e, soprattutto, sappiamo che il numero nove biancorosso in panchina non ci sta volentieri, anche quando il suo rendimento consiglierebbe di mettersi a sedere per riflettere.

Pesaro-Trento è stata una partita dal punteggio altalenante, con break e controbreak, frutto del gran numero di palle perse e dei problemi delle due squadre in cabina di regia, con Christon che fatica a farsi seguire dai suoi compagni e il povero Lydeka che per ricevere un pallone giocabile a tre metri dal canestro deve fare domanda in carta bollata. Così gli schemi offensivi della Consultinvest finiscono per essere sostanzialmente due: il primo è che la palla arriva in mano a Daye e lui decide cosa farne, se un tiro da fuori o un’entrata dipende dall’estro del momento, ma sappiamo che difficilmente lo vedremo riaprire il gioco per un compagno, il secondo è che chi ha il pallone in mano negli ultimi secondi dell’azione parte a testa bassa e punta il canestro, sfruttando comunque una buona tecnica individuale, come quelle messe in mostra da Lacey e Christon, mentre Shepherd e Ceron faticano di più a creare punti dal palleggio. E’ un problema che non si risolverà da qui ad aprile e che la Vuelle dovrà essere brava a gestire e sfruttare a proprio vantaggio, almeno nelle quattro partite casalinghe che l’attendono nei prossimi 50 giorni, perché in ogni caso l’effetto Adriatic Arena continua a farsi sentire, con sette vittorie conquistate sugli 11 incontri disputati e, per arrivare alla fatidica quota 22, servirà vincerne almeno altre tre, magari cominciando da domenica prossima, quando arriverà Sassari, altra big con qualche problema da risolvere.

Se il campionato finisse oggi, Pesaro sarebbe 13esima, ma guai ad illudersi che la vittoria – pur preziosa – contro Trento abbia messo a posto le cose. Torino è una squadra viva e vegeta, con un roster all’altezza e in grado di vincere un buon numero di partite e ricordiamo che si dovrebbe arrivare allo scontro diretto dell’ultima giornata con quattro punti di vantaggio, altrimenti – perdendo a Torino – la Manital si salverebbe per il due a zero negli scontri diretti. Felici per la vittoria contro Trento? Sì, ma la strada è ancora lunga.

I PIU’…

Tiri liberi
Trento si conferma la peggior squadra dalla lunetta del campionato e ne sbaglia sette sui 19 tentati, mentre Pesaro finalmente porta a casa un ottimo 19 su 21, con il 9 su 9 di Daye e gli unici due errori di un comunque positivo Lydeka.

Trevor Lacey
Nel finale, Daye e Christon gli lasciano il palcoscenico, e Trevor risponde presente, segnando tutti i canestri decisivi, coronando una grande prestazione, con triple, entrate, recuperi, falli subiti e una generale sensazione che abbia la stoffa per diventare un giocatore determinante anche a un livello più alto.

Giulio Gazzotti
Sembra finalmente uscito dal momento opaco degli ultimi mesi, non tanto per i punti segnati, ma per i sette rimbalzi catturati e una buona difesa sui lunghi trentini. Avrebbe meritato di rimanere sul parquet per più minuti, ma coach Paolini la pensava diversamente.

…E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TRENTO

Assist
I soli sei assist distribuiti, da una Vuelle che ha messo segno 27 tiri, sono il chiaro sintomo della difficoltà dei ragazzi di Paolini nel far circolare a dovere la palla, con i canestri che arrivano più per merito individuale che per il gioco di squadra.

Francesco Candussi e Nicolò Basile
Nei cinque minuti complessivi passati in campo, vanno a referto solamente per i due falli a testa commessi… troppo poco e purtroppo non è la prima volta che succede.

Jevhon Shepherd
Che sia lui l’anello debole del quintetto lo sappiamo, anche se in alcune partite il suo contributo è ampiamente sufficiente, mentre contro Trento non è mai stato un fattore, né in difesa, né in attacco.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Non è stata una partita facile da gestire per coach Paolini, con i suoi ragazzi che stavolta non hanno giocato un buon primo tempo e per tutto il match si sono intestarditi a giocare degli uno contro uno continui, spesso incuranti di quello che gli accadeva intorno e in mezzo a tutto questo caos e andato in confusione anche lui, con un paio di tripli cambi effettuati nei momenti sbagliati e con gli uomini sbagliati. Considerando poi che la pessima serata di Candussi e Basile gli ha di fatto semplificato le cose, trovandosi così a ruotare soli sette giocatori, invece di nove. Naturalmente tutto parte da Daye, l’atleta più difficile da gestire, sia perché in panchina ci vorrebbe andare solamente per prendere un caffè, sia perché rimane l’uomo che ti può sempre risolvere il match – vedi la tripla del più cinque negli ultimi minuti. Non è stato certamente piacevole vedere Daye rifiutare il cambio e probabilmente con un allenatore dalla diversa personalità questi fatti non accadrebbero, ma ormai si andrà avanti così, sperando che la situazione non degeneri e che Austin ritrovi l’entusiasmo delle prime partite, quando forse si era illuso che in Italia avrebbe fatto un po’ quello che voleva, mentre col passare delle giornate, e con lo stringersi delle marcature su di lui, la vita gli si è complicata, anche se continua a viaggiare a cifre di tutto rispetto, con i suoi 21,4 punti segnati, i 9,2 rimbalzi, i 6,5 falli subiti, mentre sono calate le percentuali dal campo, sia da due, che soprattutto da tre, specialità dove tutta la Vuelle paga la mancanza di schemi e blocchi per liberare i tiratori sul perimetro piedi per terra.

Daye è un problemino anche in difesa, pur se ha la furbizia per non sfigurare completamente, con la Vuelle che si è schierata qualche minuto anche a zona, anche se non tutti e cinque i giocatori sul parquet lo hanno capito immediatamente, con il buon Lydeka che continuava ad incrociare le braccia in aria – segnale del passaggio da uomo a zona – senza venir capito… fatti che ad otto giornate dal termine non dovrebbero accadere. Ma che sia un’annata complicata è ormai chiaro, così come sono chiare le difficoltà di coach Paolini nel portare a casa il suo compito, che rimane quello di salvare la Vuelle il prima possibile, anche giocando malino, perché sarà vero che, nel girone di ritorno, Pesaro se l’è giocata alla pari con tutte, ma onestamente di bella pallacanestro se ne è vista pochina e la classifica si muove più per la bravura dei singoli giocatori che per un reale gioco di squadra.

Fortunatamente c’è spazio per tutti in questo campionato e l’equilibrio che regna, può essere sia un prezioso alleato che un’arma a doppio taglio. L’importante è farsi trovare sempre pronti e raccogliere tutto quello che ti lasciano per la strada, vuoi Milano che tira 3 su 29 da tre, vuoi Reggio Emilia che si presenta senza quattro giocatori, vuoi Trento che ne perde quattro di fila, perché dove non arriva il bel gioco, ci possono arrivare anche gli astri favorevoli.

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