Fusione con Mombaroccio, a Pesaro passa il referendum del 17 aprile col voto contrario dell’opposizione

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12 marzo 2016

PESARO – Il consiglio approva l’indizione del referendum consultivo per la fusione per incorporazione del Comune di Mombaroccio nel Comune di Pesaro (voto contrario dell’opposizione). Il 17 aprile la data: l’election day abbina, per le Marche, la consultazione sulla fusione dei Comuni (oltre a Pesaro-Mombaroccio, anche Urbino-Tavoleto) a quella sulle trivelle. Così Matteo Ricci: “C’è chi fa politica con le idee e chi con i ricorsi. Qualcuno avrà esultato per la sospensiva, ma abbiamo già perso una grande occasione: potevamo già avere nel bilancio di previsione due milioni in più nella parte corrente per servizi sociali, educativi e cultura. Il paradosso è che con la nuova procedura si riparte esattamente dal referendum”. Sulla fusione: “Ci crediamo fortemente: mettere insieme i Comuni è la sfida dei prossimi anni per avere una pubblica amministrazione efficace e più sobria. Lo schema portato avanti nel territorio sta diventando proposta nazionale Anci, appoggiata dal governo. Nella proposta di legge che si va delineando i sindaci, a livello provinciale, entro fine anno dovranno definire gli ambiti omogenei che dal 2017 diventeranno obbligatoriamente Unione dei Comuni, con la gestione associata di tre funzioni. Chi vorrà fondersi, dentro l’ambito omogeneo, avrà le stesse regole che stiamo seguendo”. Prosegue il sindaco: “Gli impegni con Mombaroccio rimangono identici per autonomia e piano degli investimenti. E’ ancora più evidente, adesso, che l’operazione non serve solo a Pesaro: il patto è stato sbloccato, i lavori pubblici si fanno ugualmente. E se a Mombaroccio stravincerà il no, la legge non si farà. Andiamo avanti perché è un’innovazione amministrativa. Con un risparmio di mezzo milione, subito, in termini di efficientamento. E due milioni all’anno in più di contributi, per 10 anni, nella parte corrente del bilancio. Non è un referendum pro o contro i sindaci: vedremo chi vuole innovare e rafforzare i Comuni e chi, invece, mantenere lo status quo“.

Dibattito

Alessandro Bettini (Fi): “La gatta frettolosa fa i figli ciechi. Se l’Unione dei Comuni serviva per risparmiare, non si capisce perché oggi si continua a insistere sulla fusione. Non si tiene conto della minoranza: quanto si è speso per indire il precedente referendum di dicembre? Avevamo detto di aspettare la pronuncia del Tar: la consultazione si poteva rinviare. La fusione non è la panacea per risolvere i problemi dei bilanci dello Stato: in questo caso cancellerà la storia millenaria di un piccolo Comune”.
Dario Andreolli (Ncd): “I processi di fusione? Strumento interessante di innovazione amministrativa. Ma devono essere decisi solo dal voto popolare, consapevole e partecipato. Il pasticcio normativo dei mesi scorsi non ha insegnato nulla: la giusta volontà di risparmiare i costi per indire il referendum poteva essere ugualmente soddisfatta anche ad ottobre, quando si terrà la consultazione per approvare la riforma costituzionale. Il referendum ha diviso l’opinione pubblica di Mombaroccio: non ci sono più scadenze imminenti. E l’eventuale fusione sarebbe operativa dal prossimo anno. Sarebbe stato più lungimirante utilizzare questo mesi operando con più calma, per dare modo ai cittadini di comprendere meglio i pro e i contro dell’operazione”.
Fabrizio Pazzaglia (M5S): “Avevamo chiesto di non correre con il ricorso in ballo: non ascoltare ci è costato almeno 50mila euro. Oggi si revocano i precedenti atti? Non per risparmiare: il 18 marzo è fissata l’udienza al Tar, in caso di soccombenza il rischio sarebbe pagare le spese con danno erariale. Ci si accusa di fare dispetti? Vogliamo solo che si rispettino le leggi”.
Carlo Rossi (Pd): “I bilanci degli enti locali non reggono: questi processi introducono risposte politiche nuove. Ai consiglieri dico di non nascondersi e uscire allo scoperto: il punto è chiarire se si è pro o contro la fusione”.
Silvia D’Emidio (M5S): “Manca un disegno chiaro: il piccolo Comune diventerà periferia della grande città, con l’allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. E non ci sono garanzie sulle modalità di investimento dei contributi: andranno a Mombaroccio, come si è detto in passato, o saranno per il bilancio di Pesaro? Non siamo contrari al referendum, ma non condividiamo l’iter: le decisioni si prendono nelle segrete stanze”.
Roberta Crescentini (Siamo Pesaro): “Poteva essere un’iniziativa da condividere, ma non si è tenuto conto della volontà popolare. La consultazione si può rinviare a ottobre per l’approfondimento dei cittadini, portando dati, cifre e documenti. Invece si corre dietro a volontà politiche e di prestigio personale piuttosto che alla crescita della comunità. Il precedente ricorso al Tar dovrebbe essere motivo di riflessione”.
Chiude il sindaco Matteo Ricci: “Abbiamo fretta? Il contributo statale è erogato in base all’ordine cronologico delle fusioni. Finalmente, dopo mesi di melina e tatticismi, emergono con chiarezza le posizioni politiche. L’opposizione perde una grande opportunità istituzionale: pur di fare un dispetto al sindaco, fa un dispetto ai pesaresi. Non vuole la fusione, il risparmio, i contributi di 2 milioni all’anno per 20 anni. E pensa che i Comuni devono restare così: è una linea politica netta. Noi ci batteremo per il sì, l’ultima parola sarà dei cittadini: con la fusione avremo un Comune più forte, con Mombaroccio che manterrà la sua autonomia. Se vincerà il no prenderemo atto dell’esito e continueremo a lavorare con Mombaroccio dentro l’Unione. Ma se non solo si è contro la fusione, ma si vota anche contro l’indizione del referendum, poi di che partecipazione si parla?”.

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