A Cremona la fotocopia della fotocopia della Vuelle. Rimandato un altro salto di qualità alla portata

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21 marzo 2016

PESARO – Ormai per scrivere il commento delle partite giocate in trasferta dalla Consultinvest in questa stagione, si potrebbe fare un copia e incolla con gli articoli precedenti: Pesaro gioca un bel primo tempo, va avanti con vantaggi anche in doppia cifra, si fa riprendere nel terzo quarto e finisce per giocarsi il tutto per tutto negli ultimi minuti, dove viene puntualmente battuta dai padroni di casa, spesso più per demeriti propri che per meriti altrui. Punto. E se due indizi fanno una prova, otto sconfitte arrivate tutte nel medesimo modo, ti consentono di trovare subito il colpevole e sul banco degli imputati ci deve andare tutta la Vuelle, dal suo allenatore, al suo playmaker, dalla sua stella, alla sua panchina, tutti rei di non riuscire fuori dall’Adriatic Arena, a trovare quel pizzico di tranquillità che fortunatamente ha consentito a Pesaro di portare a casa vittorie anche insperate, mentre fuori dalle mura amiche, si sono sprecate una marea di occasioni, speriamo non decisive, per consentire alla Vuelle di rimanere in serie A anche la prossima stagione.

LaceyPer carità, non è stato un turno deficitario, considerando che Pesaro, pur perdendo, è salita dal 15esimo al 13esimo posto per le magie della classifica avulsa, perché in fin dei conti non ci sono state grosse sorprese, con Bologna che perde come da previsione ad Avellino, Capo d’Orlando che prende un trentello a Sassari e Varese che si allontana dal gruppone, superando agevolmente Brindisi e la stessa vittoria di Torino era da mettere in preventivo, contro una Trento che non riesce a risolvere i suoi problemi, ma è il modo in cui Pesaro ha perso una partita che poteva e forse anche meritava di portarsi a casa, a lasciare l’amaro in bocca, mentre Torino porta a casa i due punti, grazie al solito decisivo Dyson, con due liberi a tempo scaduto, al termine di un match sempre in equilibrio.

Nell’articolo di presentazione della partita contro la Vanoli, vi avevamo invitati a non guardare in alto, perché per parlare di una cosa diversa dalla salvezza, ci sarebbe voluta una Vuelle diversa da quella di questa stagione. Non perché le manchi il talento individuale, ma perché non è stato fatto niente per risolvere i problemi che si porta dietro dalla fine del 2015. Quando con l’arrivo di Daye e Lydeka, si era subito compreso che ci sarebbe stato il potenziale per puntare a metà classifica, a patto che ad un quintetto da playoff, fosse stata affiancata una panchina almeno da quindicesimo posto. Invece, purtroppo, la panchina è spesso da ultimissimo posto. Forse anche meno. Quando come a Cremona produce tre punti e cinque rimbalzi e, pur con un quintetto da 70 punti di media, i conti rischiano di non tornare.

Mancano sei partite e la quota salvezza potrebbe alzarsi fino a quota 24, almeno per Pesaro e Bologna, le uniche due formazioni che ancora devono incontrare Torino nel girone di ritorno e che hanno perso contro la Manital in quello d’andata. Con la piccola differenza che la Virtus ospiterà i piemontesi all’Unipol Arena, mentre la Vuelle dovrà andare in riva al Po all’ultima giornata. Pesaro sa che deve vincere le tre partite casalinghe e aspettare buone notizie, ma come sarebbe stato tutto più semplice, se almeno una delle sconfitte fotocopia rimediate in trasferta, si fosse riuscita ad evitare.

 

I PIU’……

 

Primo tempo: Pesaro gioca benissimo per i primi venti minuti, appoggiando il gioco sotto a Lydeka, che viene servito col contagiri da Daye e Christon, mentre Lacey imperversa da fuori e la difesa tiene a soli 33 punti segnati l’attacco cremonese.

Tiro da due: Quando la palla gira coi ritmi giusti è più facile farla arrivare sotto canestro e i tagli di Lydeka sono stati sempre premiati con assist al bacio. Aggiungiamoci le entrate di Lacey, gli arresti e tiro di Christon e un paio di invenzioni di Shepherd e si arriva ad un ottimo 56% (22 su 39).

Tau Lydeka: Vi piacciono i saltatori tutto fisico e niente tecnica? Niente da dire, ma noi preferiamo il modo di giocare della roccia lituana, che non schiaccerà a due mani, ma che non spreca niente (9 su 10), fa dei tagliafuori e dei blocchi da manuale ed in difesa non concede mai un canestro facile agli avversari, perché fortunatamente la pallacanestro è ancora uno sport per gente che sa giocare a basket.

 

….. E I MENO DELLA SFIDA CREMONA – PESARO

Tiro da tre: Tralasciando le triple sbagliate nell’ultima azione, Pesaro ha tirato male per tutto il match con un pessimo 5 su 24 dall’arco e c’è preoccupazione per l’involuzione di Daye che è passato dal 52% di gennaio all’attuale 40%.

Marco Ceron: Due azioni per descrivere la sua partita: si ferma in contropiede per la solita tripla forzata, invece di tentare l’entrata e viene stoppato da dietro da Washington, poi si perde l’avversario sul rimbalzo difensivo decisivo. Lo si potrebbe perdonare se mettesse le serie di triple per cui era stato ingaggiato, ma anche a Cremona è arrivato un misero uno su cinque dall’arco, troppo poco.

Panchina: Di Ceron abbiamo già parlato, di Basile non c’è mai niente di positivo da dire, Candussi viene messo sul parquet solo per fare falli e Gazzotti ne azzecca una su cinque, meditate gente, meditate.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA:

Vuelle-Brindisi

Riccardo Paolini

Coach Paolini continua a parlare di episodi sfavorevoli per giustificare la serie di sconfitte subite dalla sua squadra e quando si perde nei secondi finali, si analizza col microscopio l’ultima azione e si trovano tutti gli errori. Ma è la somma che fa il totale e contano anche gli errori fatti in precedenza e se vogliamo parlare di episodi, ve ne serviamo uno su un piatto d’argento: prendiamo l’ultima azione del terzo quarto, Pesaro ha commesso solo due falli e ne ha ancora due da spendere prima di esaurire il bonus e in questo caso è ormai diventata un’abitudine per molti allenatori, fermare il gioco con falli inutili ed evitabili. Non ha fatto eccezione Paolini, che prima fa commettere a Lacey un’inutile fallo a metà campo, poi inserisce Candussi, proprio per fargli fare fallo e il buon Francesco rispetta gli ordini di scuderia e ferma l’avversario a dieci metri dal canestro, morale della favola? Rimangono tre secondi da giocare, al quel punto Pesaro non ha più falli da spendere e lascia completamente libero Turner – che sappiamo essere l’uomo dell’ultimo tiro – per tirare una comoda tripla centrale che naturalmente va dentro la retina, consentendo a Cremona di chiudere il quarto sotto di quattro punti invece che di sette. Allora ci chiediamo, perché non si continua a difendere come nei nove minuti e mezzo precedenti, commettendo fallo solamente se indispensabile? E’ solo un esempio di come la pallacanestro sia uno sport fatto di particolari, dove spesso le piccole cose contano più di quelle evidenti, perché tutti vedono una schiacciata, ma è molto più difficile notare un blocco eseguito alla perfezione – guardate la differenza tra quelli portati da Lydeka, rispetto a quelli di Daye per esempio – o uno show difensivo fatto coi tempi giusti – sempre Daye e Lydeka chiamati in causa.

Poi si arriva anche agli ultimi minuti, dove l’assenza di Daye si è fatta sentire, perché Austin una di quelle triple le avrebbe segnate, ma purtroppo si era autoeliminato un paio di minuti prima, col solito fallo difensivo speso per continuare a litigare con gli arbitri, dopo che in attacco non era stato tutelato come si aspettava. Il problema è che questo teatrino va avanti da troppo tempo e ormai dovrebbe aver compreso che in Italia se subisci 15 falli te ne fischiano 6 – se ti va bene – non perché gli arbitri vengono valutati anche per la durata del match come in Nba, ma per la regola non scritta che non tutti i contatti vengono valutati nella stessa maniera. E’ uno dei tanti problemi da risolvere per il basket italiano, alle prese con una lotta interna di cui sentiremo parlare a lungo, ma a Pesaro non interessano i problemi delle Coppe Europee, interessa invece che la sua stella sia in campo nei momenti decisivi, senza commettere quei falli inutili che alla fine contano nell’economia del match, perché di veri falli Austin, quelli che commetti per non far segnare l’avversario, ne ha fatti pochini in questi mesi italiani, la maggioranza sono arrivati o in attacco – per cercare di liberarsi dalla marcatura – o per frustrazione nei confronti degli arbitri.

Vedremo se in queste ultime sei partite, cambierà qualcosina nell’atteggiamento di Daye, così come vedremo se Christon riuscirà a trasformarsi in quel playmaker che attendiamo dalla scorsa estate, quello che fa giocare meglio i compagni, perché che non faccia mai canestro da fuori lo abbiamo capito ormai, come quelle triple storte scagliate a Cremona nell’ultimo minuto, che unite all’errore di Gazzotti e a quelli di Lacey, non hanno consentito alla Consultinvest di poter finalmente respirare a pieni polmoni, costringendo ancora una volta se stessa e i suoi tifosi, a rimanere in apnea fino al 30 aprile.

DAGLI ALTRI PARQUET:

Milano mantiene la testa della classifica, vincendo con qualche patema di troppo, il derby contro Cantù, inseguita a due lunghezze da Reggio Emilia che vince senza troppi problemi contro una Pistoia in caduta libera – attenzione, domenica i toscani ospitano Torino – Avellino infila l’undicesima perla consecutiva e si piazza solitaria al quarto posto dopo l’agevole vittoria contro Bologna. Calda la lotta per i playoff, dove Sassari si riprende il sesto posto rifilando un trentello a Capo d’Orlando, mentre continuano le crisi di Trento, che perde al fotofinish a Torino, e di Brindisi, che perde a Varese, con i lombardi che ribaltano anche la differenza canestri e fanno un pensierino ai playoff, in una giornata che si chiuderà stasera con il posticipo tra Caserta e Venezia.

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