L’inopinata sconfitta della Vuelle: commento e foto

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27 marzo 2016

PESARO – Potremmo raccontarvi in tanti modi le cause della sconfitta della Consultinvest contro Caserta: potremmo dirvi che, sull’ultimo fallo chiamato a Lacey su Daniele Cinciarini, è stato il Cincia ad invadere il cilindro col più classico del fallo in attacco, ovvero allargando la gamba sinistra per indurre gli arbitri a sanzionare il contatto, con la terna arbitrale che non è stata sempre impeccabile, in una partita durata più di due ore, con quattro-cinque visite all’istant replay, per cercare di districarsi da situazioni all’apparenza facili. Potremmo dirvi che una serata in cui Daye fa 6 su 25 dal campo, difficilmente si ripeterà, ma in questo caso saremmo accusati di plagio nei confronti di coach Paolini, che dopo il 4 su 21 di Austin contro Trento usò proprio queste parole per giustificare la serataccia del suo numero nove. Potremmo dirvi che quando si perde di un punto sono gli episodi a fare la differenza, come un canestro fallito da Lydeka completamente da solo o di come un canestro, con relativo fallo subito da Christon, sia stato trasformato in fallo in attacco dalla terna arbitrale, ma anche qui scopiazzeremmo l’allenatore biancorosso, che chiama sempre in causa gli episodi per giustificare le sconfitte della sua squadra. Potremmo dirvi che è stata la classica serataccia al tiro, perché l’1 su 14 da tre è sicuramente una delle cause della sconfitta, col piccolo problema però che la Vuelle sta tirando male dall’arco da troppe partite per essere un caso isolato. Potremmo dirvi anche che le vittorie delle dirette concorrenti non erano prevedibili, invece nell’articolo di venerdì vi avevamo segnalato la reale possibilità di Torino di sbancare il campo di una Pistoia in piena caduta libera – chi scrive ci ha guadagnato anche un centinaio di euro scommettendoci sopra – e che Brindisi non sia una squadra affidabile, lo dicono i risultati stagionali, così come sappiamo che Bologna in casa è una squadra che può vincere contro chiunque.

Invece le cause dell’inopinata e forse catastrofica sconfitta subita dalla Vuelle nel match contro Caserta sono sempre le solite, quelle che non si è voluto risolvere fin dal mese di gennaio: una panchina con pochissimi punti nelle mani, non in grado di fare la differenza in senso positivo, gestita tra l’altro male in queste ultime uscite, perché se è vero che Basile e Candussi non sono mai stati dei fattori, non è utilizzandoli per appena tre minuti di media – come è successo in questo girone di ritorno – che acquistino fiducia. La mancanza di un’alternativa valida in fase di regia, con Christon che purtroppo non è il playmaker dei nostri sogni, perché, al di là dell’ennesima serataccia al tiro – 4 su 11 – continua a non convincerci la sua leadership e i cinque palloni persi, con un paio gettati letteralmente al vento, dimostrano ancora una volta che se avesse avuto alle sue spalle, un regista in grado di prenderne il posto per una decina di minuti, il gioco offensivo della Vuelle ne avrebbe tratto sicuro giovamento. L’altro problema che non è stato voluto risolvere dallo staff biancorosso è quello dell’ala piccola, dove Shepherd era stato preso per tamponare la falla della partenza di McKissic, ma le qualità dell’ex varesino erano note, così come i suoi difetti e non aver mai sondato il mercato alla ricerca di quel comunitario, buon tiratore e più difensore di Shep, è l’ennesima leggerezza commessa da una Consultinvest che forse sperava di trovare nell’uovo di Pasqua la sorpresa per togliersi definitivamente dai guai e che invece rischia di arrivare impreparata a questo finale di stagione, con Torino che probabilmente era già stata data per spacciata, errore imperdonabile, visto che la Manital non ha mai mollato e possiede un organico superiore a quello pesarese e a questo punto, forse bisogna augurarsi di arrivare all’ultima giornata, con ancora qualche speranza di salvarsi vincendo lo scontro diretto.

I PIU’ …

Trevor Lacey
Se fosse stata una partita di calcio, lo avremmo mandato a cambiarsi i tacchetti delle scarpe, perché le sue scivolate su macchie di sudore o scritte pubblicitarie sono state le uniche note negative di una partita giocata benissimo da Trevor, vero punto di riferimento dell’attacco ed unica vera alternativa a Daye.

Difesa
Se Caserta l’ha vinta con la zona, non si può comunque dire che Pesaro abbia difeso male, con raddoppi che hanno funzionato e 12 palle recuperate contro le 5 degli avversari.

Rimbalzi
Sostanziale parità (41-40) nella lotta a rimbalzo, con Lydeka (11) e Daye (9) a fare il proprio dovere e un buon contributo anche da parte di Christon e Lacey.

…E I MENO DELLA SFIDA PESARO – CASERTA

Tiro da tre
A chi affidereste ad occhi chiusi la tripla decisiva? Fino a qualche giornata fa vi avremmo risposto Daye, l’unico che tirava con percentuali sopra la media, ma appena Austin è calato, la Vuelle si è riscoperta una squadra senza tiratori puri e l’1 su 14 contro Caserta è stata solo la punta dell’iceberg.

Austin Daye
6 su 25 al tiro. Ammettiamo anche che sui 19 errori commessi per 4 o 5 volte poteva essere premiato con un fallo a favore, ma tutti gli altri sono farina del suo sacco, a cominciare dalle triple aperte mai segnate (1 su 10) e quelle entrate nelle quali gli sono mancate le gambe per appoggiare al tabellone le conclusioni.

Assist
Solamente sei per parte, su un totale di 49 canestri segnati. Quando Pesaro e Caserta si incontrano, non aspettatevi di vedere una bella partita.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Siamo ancora a discutere dell’ultimo possesso e di come possa essere gestito da un allenatore. Le versioni come sempre sono molteplici e ognuno ha la sua teoria, ma alla fine è il risultato sul tabellone a determinare la bontà delle scelte e finora coach Paolini non l’ha mai imbroccata in questa stagione. Prendiamo il finale contro Caserta: mancano esattamente 24 secondi alla sirena e Pesaro è sopra di uno, con gli avversari che hanno il pallone in mano, noi siamo sempre stati della teoria di avere in mano l’ultimo pallone e di non sperare negli errori altrui, così la scelta di commettere subito fallo, mandando in lunetta Caserta, ci sembrava la soluzione più logica per due fattori: il primo è che, giocando in casa, c’è la concreta possibilità che gli avversari subiscano la pressione e che sbaglino almeno un libero, la seconda è, che se ti va bene, ti rimangono comunque pochi secondi per cercare di vincere… poi in cinque secondi può anche succedere che gli dei del basket siano benevoli nei tuoi confronti e ti permettano di segnare il canestro decisivo sulla sirena, ma sei hai più tempo sul cronometro, hai più opzioni alle quali affidarti. Nello specifico del match contro Caserta era percorribile anche una terza opzione, ovvero di portare il match al supplementare, visto che la Pasta Reggia aveva già fuori per falli sia Siva che Johnson e tutto il suo quintetto era in odore di commettere il quinto, ma se sul più uno scegli di non fare fallo, difficilmente puoi arrivare all’overtime.

Ma in ogni caso la partita si doveva chiuderla prima, contro una Caserta arrivata in riva all’Adriatico senza quattro giocatori, con una reale rotazione ridotta a sette uomini e i suoi uomini di punta non in serata di grazia, anche se alla fine Siva e Cinciarini la loro zampata l’hanno lasciata negli ultimi minuti. Coach Paolini si è affidato ancora una volta a Daye e alla sua capacità di prendersi un tiro al di fuori degli schemi, perché purtroppo sono proprio gli schemi a mancare a questa Vuelle, che ha giocatori di sistema come Shepherd o Ceron che hanno bisogno di blocchi per liberarsi al tiro e infatti se ne sono presi solamente sette in due. Discorso analogo per Lydeka che, quando la palla gira bene come a Cremona, può essere un fattore, ma il lituano non ha nel suo bagaglio tecnico la capacità di liberarsi al tiro e se deve forzare le conclusioni come ieri sera, quando lo abbiamo visto prendersi dei tiri fuori dal suo range, il 2 su 8 dal campo ne è la logica conseguenza. Di schemi invece non hanno bisogno né Daye (6 su 25), né Christon (4 su 11), che infatti si sono presi più della metà delle conclusioni della Vuelle, con il piccolo problema che quando le percentuali non li sostengono diventa tutto più complicato e la chiave diventa Lacey, che è la via di mezzo tra il giocatore di sistema e l’individualista, ma che è anche quello che forza meno dei tre. Contro Caserta era quasi riuscito a vincerla da solo, ma sulle sue scivolate sul parquet, sono forse scivolate anche le speranze della Consultinvest di riuscire a salvarsi.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano ipoteca il primo posto battendo Reggio Emilia nello scontro diretto, con l’Armani che si affida a Simon, mentre alla Grissin Bon non basta un grande Della Valle. Avellino infila la dodicesima vittoria consecutiva, rifilando un ventello alla tranquilla Varese, con gli irpini che raggiungono al terzo posto Cremona, che perde a Bologna da una Virtus trascinata da Pittman. Pistoia continua nel suo momento no e viene battuta a domicilio da Torino, con tanto di contestazione a coach Esposito, con i toscani che vengono raggiunti al quinto posto da Venezia, che, espugnando Cantù, spengono forse definitivamente le speranze brianzole di arrivare ai playoff, obiettivo ancora alla portata di Trento che batte Sassari e la supera in classifica, mentre Brindisi scende al nono posto, superata in casa da capo d’Orlando, trascinata dal solito Boatright.

LE FOTO DI FILIPPO BAIONI

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